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Bolzano
07 luglio | 16:02

Negozi aperti la domenica, sempre più importante lo shopping nei giorni festivi ma i lavoratori sono sempre più contrari

Mentre il 53% della popolazione sfrutta le aperture commerciali per i propri consumi, i dipendenti del settore fanno muro contro la flessibilità totale

BOLZANONegozi aperti la domenica sì o no? È la domanda tormentone che ancora ad oggi continua a dividere profondamente l’Alto Adige. Una questione in cui i cittadini si trovano a vivere una strana crisi d’identità, sdoppiati tra il ruolo di consumatori e quello di lavoratori dipendenti che alla domenica libera non vogliono proprio rinunciare.

 

A mettere i numeri nero su bianco ci ha pensato l'ultimo Barometro IPL, l'indagine periodica che fotografa il clima di fiducia dei lavoratori locali e che, per l'edizione estiva, ha dedicato una sezione speciale proprio al lavoro nei giorni festivi.

 

Il risultato? Una resistenza che resta fortissima e una disponibilità a sacrificare il fine settimana che, rispetto al passato, è addirittura in calo. I dati parlano chiaro: sei lavoratori su dieci si dichiarano contrari in linea di principio all'apertura dei negozi la domenica. Solo un misero venti per cento si dice favorevole, mentre il restante diciannove per cento guarda alla faccenda con totale indifferenza. Una fotografia che somiglia moltissimo a quella scattata dieci anni fa, a dimostrazione che le abitudini e i valori cambiano molto lentamente, o non cambiano proprio.

 

Il motivo di questo sbarramento è legato a doppio filo alla qualità della vita: gli addetti ai lavori associano la domenica a qualcosa di intoccabile, uno spazio da dedicare alla famiglia e agli affetti. Per il quarantuno per cento degli intervistati, infatti, lavorare la domenica rappresenta un "forte" onere, a cui si aggiunge un venti per cento che lo considera "piuttosto forte". Curiosamente, chi ci è già abituato sente meno il peso del turno festivo, mentre chi oggi ha la fortuna di restare a casa vede la prospettiva delle serrande alzate come una vera e propria minaccia al proprio benessere privato.

 

C'è però un dettaglio che emerge dai comportamenti d'acquisto e che svela una piccola contraddizione: se da un lato si protesta, dall'altro la tentazione dello shopping domenicale avanza. E' nell'ultimo decennio si è registrato un leggero spostamento verso gli acquisti nei giorni festivi, trainato anche dall'ampliamento dell'offerta. Tuttavia, il fronte dei contrari dimostra una coerenza granitica: chi si oppone alle aperture non cede alla tentazione e la domenica non spende. Resta il fatto che quasi la metà dei lavoratori dichiara che non farebbe mai acquisti nell'ultimo giorno della settimana, mentre la fetta di chi compra "spesso" si ferma a un modesto dieci per cento.

 

Sullo sfondo di questa battaglia tra carrelli e tempo libero si muove un intricato contesto normativo che va avanti da quindici anni. Da quando il governo Monti, nell'ormai lontano 2011, decise per la totale liberalizzazione degli orari con il decreto "Salva Italia", la Provincia di Bolzano ha provato a più riprese a mettere un freno e a blindare le domeniche attraverso norme collegate allo Statuto di autonomia. Tentativi che però si sono infranti contro i verdetti della Corte Costituzionale, che ha bocciato le leggi provinciali giudicandole incostituzionali. Ma la partita potrebbe non essere finita: la recente riforma dello Statuto di autonomia potrebbe infatti riaprire nuovi margini di manovra per la politica locale. La linea emersa dall'istituto è comunque di massima prudenza: l'apertura domenicale ha un senso nei comuni turistici, per i servizi essenziali o in periodi specifici dell'anno, ma nel commercio deve restare l'eccezione e non la regola.

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