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Belluno
04 luglio | 20:52

Arte di strada e burattini come strumenti di riscoperta per i giovani. “Sanno ancora stupirsi e provare meraviglia. Dobbiamo però offrire più opportunità agli adolescenti”

Nonostante nell’immaginario collettivo sembrino aver perso un po’ della loro attrattività, arte di strada e burattini hanno ancora una forte presa nei giovani - soprattutto i bambini. Il Dolomiti ha intervistato Paolo Rech, burattinaio professionista dal 2004, che ci racconta cosa vede nei ragazzi portando in giro per il mondo i suoi spettacoli

FELTRE. Se recitazione e movimento scenico sono strumenti tuttora validi per far esprimere ai giovani quello che hanno dentro (qui l’intervista), anche burattini e marionette hanno molto da offrire. Nel mezzo della rassegna Circuitazioni collettive in corso tra Feltre, Fonzaso e Setteville, Il Dolomiti ha intervistato Paolo Rech, che la dirige.

 

Rech ha lavorato come insegnante in diverse scuole. Dal 2004 è burattinaio professionista e con la sua Compagnia Bambabambin da oltre vent’anni porta in Italia e nel mondo le maschere della commedia dell’arte.

 

“La rassegna a Feltre sta andando bene - nota - e credo sia importante sviluppare attività di questo tipo. Recentemente, ad esempio, ho portato uno spettacolo a Pordenone, tra ragazzi delle scuole primarie e adolescenti. Il parroco mi ha raccontato che le attività estive sono pensate soprattutto per gli animatori, perché quando finisce la scuola si ritrovano da soli. Così invece possono avere rapporti non solo virtuali ma anche di incontro, uscendo dalla solitudine e dall’isolamento cui spesso finiscono per abituarsi”.

 

Che ruolo ha il teatro di strada oggi?

Ho avuto più volte esperienze con ragazzi magari in difficoltà a scuola che poi, in un contesto non scolastico come questo, danno più di altri per una sorta di desiderio di ribalta. Tuttavia oggi è più facile trovare un’offerta extrascolastica per i più piccoli, mentre si fa troppo poco per gli adolescenti. La mia impressione è che, quando crescono e iniziano a staccarsi, nemmeno noi sappiamo più cosa fare, tuttavia il rischio è che non trovino punti di riferimento cui rivolgersi quando ne hanno bisogno. In esperienze educative come grest o centri estivi, ad esempio, hanno modo di responsabilizzarsi nel rapporto con i più piccoli e nell’essere lasciati liberi di agire. Dovremmo quindi pensare un po’ di più a loro.

 

Oggi circo e arte di strada hanno perso un po’, nell’immaginario collettivo, la loro attrattività, complice la diffusione di mezzi di intrattenimento diversi. Eppure, vista la sua esperienza, sembrano funzionare.

Il circo è positivo perché stimola la creatività, soprattutto per chi normalmente non raggiunge i risultati tipicamente attesi delle aspettative sociali. Ti permette in un certo qual modo di prenderti una rivincita.

 

Più facile con i bambini?

Con i burattini normalmente mi occupo della fascia dell’infanzia. I bambini sono certamente più agganciabili, si riesce a catturarne l’attenzione e instillare nuovi interessi anche se iniziano a essere sotto attacco di tecnologie e social. Sono strumenti che in qualche modo danno la sensazione di essere tu a decidere quando in realtà ti manipolano, invece l’arte è un’isola dove approdare per ritrovare se stessi. Per quanto mi riguarda è arte tutto ciò che si lega al tuo modo di essere, dalla musica al teatro alla danza: espressioni artistiche di supporto e aiuto per riappropriarsi di sé.

 

In questi vent'anni cos’è cambiato nei ragazzi?

Ti dico cosa è rimasto: lo stupore, la meraviglia, l’empatia, tutti aspetti che hanno fatto dell’uomo quello che è oggi. I burattini diventano oggetti quasi ritualistici, cioè si crea intorno loro quel rituale laico tipico del teatro e che è presente anche in altri ambiti ovviamente, si pensi al rito calcistico. Qui però, secondo me, si ritrova ancora una purezza primordiale e sarebbe interessante capire i motivi psicologici e antropologici che ci sono sotto.

 

Resistono quindi alle tecnologie?

Credo sia qualcosa di ancestrale, con radici profonde, anche se non so quanto durerà. Non sono contrario alle tecnologie, tanto che sto facendo uno spettacolo con l’Ia perché mi interessa investigare linguaggi diversi. Tuttavia spesso la genitorialità delega il controllo a questi strumenti e lasciare sia lo schermo a fare da babysitter porterà sicuramente a qualche conseguenza. Eppure quei bambini rimangono capaci di stupirsi davanti al rito: anche spettacoli magari di minor livello qualitativo riescono comunque ad agganciarli in un modo particolare.

 

È il motivo per cui è nato il teatro e permette di affrontare la paura, la non conoscenza, l’ignoto, temi come la morte e la malattia, spesso tabù perciò non se ne parla. Tuttavia anche le emozioni negative vanno capite per poterle affrontare.

 

Proprio qui entra in gioco quello che definiamo arte, la forma espressiva con cui possiamo esplorare qualcosa che è dentro di noi. Per me è stato il mondo dei burattini, al quale non avrei mai pensato di approdare: qualcosa mi ha portato lì e se hai la fortuna di incontrare uno strumento di questo tipo, e magari come nel mio caso farne una professione, devi approfittarne. Ben venga quindi ci siano opportunità anche per i ragazzi.

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