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Belluno
21 giugno | 18:40

“Con l’arte si può tirare fuori quello che si ha dentro”. Il musical come strumento di libertà per i giovani: "Oggi i bambini non hanno più tempo, nemmeno di annoiarsi"

Di fronte alle tante problematiche che la condizione giovanile oggi affronta, ci sono fortunatamente anche strumenti per i ragazzi per ritrovare la loro libertà: mezzi attraverso i quali esprimere se stessi e quella creatività che sembrano aver perduto. Il Dolomiti ha raccolto il punto di vista di Tiziana Iudica, che con il Laboratorio di arti sceniche offre ai giovani un mezzo per cantare e urlare le proprie emozioni

BELLUNO. Un laboratorio di canto, recitazione e movimento scenico: non solo musical, ma offrire ai ragazzi strumenti per ritrovare la creatività ed esprimere quello che hanno dentro. “Con l’arte, specie se di mezzo c’è la parola con la recitazione o il canto, devi dire, urlare, cantare le tue emozioni e così una parte molto intima di te può uscire”. 

 

In un contesto in cui la condizione giovanile appare sempre più complessa (qui un esempio), Il Dolomiti ha interpellato chi lavora quotidianamente con i ragazzi per dare loro uno sguardo alternativo su se stessi e ciò che possono essere. Abbiamo intervistato Tiziana Iudica, direttrice artistica di Mos-Musical on stage. Laboratorio arti sceniche”, associazione di promozione sociale dove, attraverso l’arte scenica, i bambini esprimono le loro emozioni e inclinazioni stando, appunto, sul palco. 

 

“Siamo nati dieci anni fa come laboratorio di musical - spiega - per apprendere canto, recitazione e movimento scenico. Lavoriamo anche con le scuole primarie e gli asili, dove da un anno propongo attività di biomusica, una branca della musicoterapia nella quale si entra in contatto con l’energia del corpo. Attraverso esercizi di respirazione, giochi e canto, si sciolgono infatti i blocchi energetici interiori: una pratica efficace ad esempio con i bambini con disturbi dell’attenzione, che si calmano e diventano più consapevoli di quello che fanno”.

 

D’altronde il potere catartico dell’arte è teorizzato dai tempi del pensiero greco. Già Aristotele sosteneva che la rappresentazione della tragedia potesse liberare dalle passioni negative: è ancora così e vale anche per i bambini?

 

“Nel laboratorio - afferma - siamo sempre attenti alla persona: è vero che i bambini vengono per apprendere un'arte, ma è importante anche trasmettere loro un’esperienza. Perciò creo gruppi dove tutti possiamo parlare senza giudizi, e soprattutto essere ascoltati e avere un confronto. E così emergono spesso temi diversi: ad esempio è capitato si parlasse di omosessualità o del rapporto con i genitori”. 

 

Uno di quelli centrali sembra essere la mancanza di tempo. “Per assurdo - commenta - questi bambini non ne hanno: la mattina sono a scuola, poi hanno le attività pomeridiane, la sera tornano a casa giusto per cenare e andare a dormire. È troppo, già dai 3-5 anni di età, e tutto di fretta: non ci si ferma a pensare, capire dove si sta andando, annoiarsi. Tanto che quest’anno abbiamo fatto un musical sul voler essere bambini e poter fare le cose in maniera più ‘amorevole’ e meno ‘militare’, perché davvero si sentono pressati dagli impegni”. 

 

La performance come stile di vita? “È tra i problemi che si pongono - ammette - infatti nel laboratorio non la incentiviamo. Certo devi saper fare lo spettacolo, ma quest’ultimo non è mai la riproduzione di una storia già edita: piuttosto, cerco di dare un vestito a ciascuno in base alle sue inclinazioni. Non scelgo cioè uno spettacolo a priori, ma parto dal materiale umano che ho davanti”.

 

Attraverso l’arte, quindi, i bambini possono parlare: infatti hanno voluto che ci fossero le maestre al musical, che Iudica definisce un “grido” da parte loro. “Con l’arte - aggiunge - si può tirare fuori quello che altrimenti non esce. Il disegno ad esempio è tra gli strumenti più usati dai professionisti, ma anche l’arte permette di farlo: è un discorso di relazione, libertà di dire quello che si vuole e anche osservazione di noi adulti. Se poi emerge qualcosa di più profondo lo riporto ai genitori, ma il primo passaggio è che riescano a esprimersi: quando invece nessuno li ascolta, quando devono spaccare tutto perché qualcuno li veda, allora c’è qualcosa che non va”.

 

“Anche la creatività è un tasto dolente. Soprattutto dopo il Covid - conclude - i bambini non hanno facilità nell’entrare e uscire dalle emozioni perché non sanno immedesimarsi, prendono ispirazione da quello che vedono dal cellulare e non riescono più a immaginarsi le cose da soli. Chi nella vita ha la musica, il disegno, o una qualsiasi passione, si rifugia in essa, mentre gli altri lo fanno in algoritmi,che tolgono loro il tempo e ne condizionano il pensiero e l’autostima. Anche noi artisti abbiamo alti e bassi, ma viviamo di emozioni e di creatività perché è indispensabile avere una passione nella vita: non è possibile che ai ragazzi oggi non resti altro che guardare dentro uno schermo”.

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