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FVG
02 giugno | 19:04

Il cinema come strumento di inclusione, alla rassegna “Guardare i suoni, ascoltare le immagini” due corti realizzati da ragazzi delle scuole e sordi

All'Ariston di Trieste presentati i due cortometraggi realizzati dagli studenti delle scuole assieme a giovani sordi. Il coordinatore: ''Momenti di confronto che nella vita quotidiana accadono troppo poco''

TRIESTE. Lo scorso sabato, 30 maggio, al cinema Ariston di Trieste è andata in scena l'ultima tappa della rassegna "Guardare i suoni, ascoltare le immagini", iniziativa promossa dall'Associazione Casa del Cinema e dedicata ai temi dell'inclusione e dell'accessibilità nel mondo audiovisivo. L'appuntamento ha anche visto la presentazione di due cortometraggi realizzati dagli studenti in un progetto nato dalla collaborazione tra Casa del Cinema, Cappella Underground ed Ens, Ente Nazionale Sordi, e rivolto a studenti di diversi gradi scolastici, con l'obbiettivo di adattare il linguaggio cinematografico a strumento sociale ed educativo utile ad affrontare i temi dell'inclusione, dell'accessibilità e del superamento di stereotipi e barriere che ancora oggi riguardano le persone sorde.

 

Un progetto unico nel suo genere, all'insegna del dialogo e dello scambio delle reciproche esperienze, per il quale Il Dolomiti ha intervistato Fulvio Enrico Bullo, coordinatore dei laboratori cinematografici che in questo caso hanno avuto luogo in due scuole superiori di Trieste, grazie anche alla presenza di alcuni tutor, ciascuno specializzato in una singola maestranza. “L'idea era far produrre fisicamente dei cortometraggi ai ragazzi delle scuole – racconta Bullo – basandosi sui testi redatti dai ragazzi affetti da sordità. E' un progetto che coinvolge ragazzi di diverse età e grado scolastico, tanto che il soggetto redatto dai ragazzi sordi, che tratta della storia d'amore tra una persona sorda e una udente, è stato fatto arrivare agli istituti superiori 'Luigi Galvani' e 'Galileo Galilei' che hanno prodotto due sceneggiature per due diversi cortometraggi”.

 

Ma non era finita lì, i cortometraggi sono stati infatti sottotitolati da ragazzi delle scuole medie, mentre alle scuole primarie si sono svolti ulteriori laboratori per bambini al fine di avvicinare i più piccoli ai rudimenti del mestiere audiovisivo e cinematografico. Il progetto ha inoltre permesso un'iterazione tra soggetti udenti e non udenti molto approfondita, che è stato anche il punto di maggior soddisfazione dei Tutor che hanno seguito l'apprendimento dei ragazzi, come ha rimarcato Bullo: “Credo che l'aspetto più gratificante – ha dichiarato - sia stato vedere il confronto tra le classi e questo gruppo di sordi. Gli studenti hanno dimostrato di voler abbattere le barriere, e lo strumento per fare questo è stata la curiosità, chiedevano inizialmente magari piccole cose, sulle loro difficoltà o paure per poi alimentare un dibattito al quale prendevano parte anche insegnanti e altre persone. Sono momenti di scambio che nella vita di tutti i giorni accadono troppo poco e andrebbero incentivati. Inoltre durante le riprese alcuni attori erano sordi altri no e questo ci ha proiettato oltre la finzione cinematografica, perché tutto il set è stato portato ad adottare un approccio diverso dal solito. Infine – conclude – ringrazio tutti i tutor che hanno partecipato, Lorenzo Fabbro per la parte di regia, il fonico Massimiliano Borghese per quella audio e Alessandro Marchetti per quanto riguarda l'aspetto delle luci “.

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