Il tempo della montagna, l'architettura alpina in dieci storie tra film e una tavola rotonda: "Un manifesto per dare un nuovo futuro ai paesaggi alpini"
L’evento, creato in collaborazione con la Fondazione Architettura Belluno Dolomiti e l’Associazione Architetti Arco Alpino, ha avuto l’intento di trasformare il grande schermo in un’occasione di confronto pubblico su come abitare oggi le “terre alte”

BELLUNO. "Abbiamo valorizzato luoghi che cambiano in meglio il vivere la montagna, adeguandoci, nella produzione del film, al tempo della montagna. Un vivere il tempo in modo diverso che ci ha cambiato”, ha dichiarato la regista Francesca Molteni nell’introduzione del documentario “Il tempo della montagna – ArchitetturAlpinA in dieci storie” presentato dall’Ordine degli Architetti di Belluno nella serata del 19 marzo al Cinema Italia di Belluno.
L’evento, creato in collaborazione con la Fondazione Architettura Belluno Dolomiti e l’Associazione Architetti Arco Alpino, ha avuto l’intento di trasformare il grande schermo in un’occasione di confronto pubblico su come abitare oggi le “terre alte”: “Il tempo della montagna è di fatto un viaggio cinematografico in dieci storie, un manifesto visivo su come l’architettura possa dare un nuovo futuro ai paesaggi alpini”, hanno commentato gli organizzatori proseguendo: “Dopo il successo dell’anteprima milanese dello scorso 5 marzo, approda a Belluno il primo progetto cinematografico interamente dedicato all’architettura contemporanea delle Alpi italiane”.
Un “viaggio cinematografico”, diretto da Francesca Molteni e Davide Fois, che ha attraversato 1.200 chilometri tra eccellenza e comunità, tra vette e valli, raccontando dieci progetti emblematici che spaziano da scuole innovative a infrastrutture d’alta quota e borghi rigenerati.
Il Nuovo Plesso Scolastico di Puos, frazione del Comune di Alpago in provincia di Belluno, è uno dei dieci progetti coinvolti nel film assieme alla SkyWay del Monte Bianco in provincia di Aosta, la Fondazione Nuto Revelli nella Borgata Paraloup della provincia di Cuneo, il Tones Teatro Natura di Oira nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola, il Mottolino Fun Mountain a Livigno in provincia di Sondrio, la riqualificazione di un alpeggio a Pragelato in provincia di Torino, il recupero delle borgate a San Gottardo di Rimella in provincia di Vercelli, la Scuola dell’infanzia di Valdaora di Sotto in provincia di Bolzano, le nuove piazze e spazi pubblici di Castelfondo in provincia di Trento e le 6 cabine elettriche della Valle del But in provincia di Udine.
“Le dieci opere selezionate rappresentano la capacità dell’architettura di ricucire il rapporto tra uomo e paesaggio in un viaggio che racconta come l’architettura possa trasformare le comunità di montagna, sostenere la loro vita quotidiana e immaginare nuovi scenari di futuro” ha raccontato all’inizio Alberto Alpago Novello, presidente dell’Ordine degli Architetti di Belluno proseguendo “Il territorio bellunese è protagonista assoluto con il racconto del nuovo plesso scolastico di Puos d’Alpago, opera degli architetti Gianluca Facchinelli, Celeste Da Boit e Giada Saviane. Attraverso le immagini e le voci di chi la montagna la vive “dall’interno” come studenti, artigiani e amministratori, la pellicola dimostra che la qualità del progetto è uno strumento fondamentale di sviluppo sociale e ambientale”.
Finita la proiezione del film, si è passati ad una tavola rotonda che ha visto Stefano Campolo, giornalista esperto di comunicazione territoriale con oltre venticinque anni di esperienza nella comunicazione politica a livello locale, nazionale e comunitario oltre che guida della “Fabbrica dei Contenuti” e coordinatore di Dolomind.eu, dialogare e confrontarsi con Daniela Perco, antropologa e studiosa delle culture materiali alpine, già direttrice del Museo Etnografico Dolomiti, e Vincenzo Agostini autore di testi di esplorazione poetica, filosofica e simbolica dedicati al rapporto tra uomo, montagna e immaginario collettivo.
La convivenza nel film di borgate, cabine elettriche, un teatro, una funivia e delle scuole, ha acceso un interessante dibattito tra i 2 ospiti che si sono trovati concordi su aspetti quali il fatto che la montagna non vada vista in un rapporto dominante-dominato, dove la città usa e racconta una montagna semplificata per convenienza, ma piuttosto “l’essere montanaro" sia un concetto che vada approfondito nella sua complessità. Altro punto in comune è il tema che il futuro della montagna è frutto di scelte politiche.
Divergenti le visioni sullo spopolamento e il vivere i territori periferici: Agostini si è detto favorevole ad un ripristino dell’ambiente naturale di luoghi oggi abbandonati e che oggettivamente non sono più compatibili con il vivere odierno mentre Perco ha dichiarato che il cambiamento climatico può essere un’occasione per ripopolare piccoli borghi di media montagna rigenerando delle comunità che oggi non esistono più.











