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Belluno
14 maggio | 15:15

Le forze dell’ordine portano la legalità nelle scuole: “Nei giovani tanta inconsapevolezza delle regole. Sono fragili e hanno bisogno di conoscere la realtà in cui vivono”

Si chiude la quarta edizione del progetto con cui Comune di Belluno, forze dell’ordine e ufficio scolastico portano nelle scuole le lezioni di legalità. Positivo il bilancio, ma a colpire è soprattutto la riflessione del tenente colonnello Giancarlo Carraro: “L'iniziativa ci ha permesso di riscontrare una generalizzata e disarmante inconsapevolezza delle regole da parte loro, che spesso sbagliano perché non sanno quello che fanno”

BELLUNO. Si chiude la quarta edizione del progetto con cui Comune di Belluno, forze dell’ordine e ufficio scolastico portano nelle scuole della città le lezioni di legalità, per sensibilizzare i giovani in ottica non solo educativa, ma soprattutto preventiva. Tema di quest’anno sono state le dipendenze e la risposta fornita dagli studenti è stata non solo di interesse, ma soprattutto forse, ancora una volta, di richiesta di attenzione.

 

“Il nostro obiettivo - afferma Raffaele Addamiano, assessore alla sicurezza - è far acquisire ai giovani dalle scuole medie alle superiori la consapevolezza che esistono diritti e doveri, un senso di responsabilità individuale e collettiva e un senso pieno, etico e civico, del rispetto delle regole. Penso a uno degli ultimi episodi di graffiti idioti fatti sul Ponte della Vittoria, che è un bene culturale: è necessario creare un patto intergenerazionale tra noi e i giovanissimi e questa iniziativa va in tale direzione”.

 

Dieci gli incontri svolti tra marzo e aprile, coinvolgendo centinaia di ragazzi di sei scuole: le medie Ricci e gli istituti superiori Tiziano, Catullo, Segato, Da Vinci e Brustolon. A recarsi nelle aule tutte le forze di sicurezza, quindi Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Polizia locale e, per la prima volta, la Polizia penitenziaria. “Sono convinta che l’educazione civica - commenta Roberta Olivotto, assessora alle politiche giovanili - sia affare di tutti, quindi grazie a chi ha partecipato e in particolare alle forze dell’ordine, di cui ho apprezzato la preparazione e la competenza anche sul come approcciare i giovani. Hanno saputo parlare alle loro teste e ai loro cuori, dimostrando che la divisa non è un fattore di distanza ma può diventare amica e collaborare con le altre istituzioni per fare educazione”.

 

Molte le domande poste dai ragazzi e le iniziative messe in atto. La Polizia locale, ad esempio, ha portato gli studenti delle medie presso il comando facendo simulare loro esperienze su strada nel circuito dedicato, mentre la Polizia penitenziaria ha affrontato con le scuole superiori le conseguenze dell’assunzione di sostanze stupefacenti e dei reati commessi per uso e detenzione, a partire dal significato dell’ingresso in un istituto di pena.

 

A colpire di più, ma forse non stupisce troppo visto quanto sta emergendo dagli approfondimenti de Il Dolomiti nella realtà giovanile, è la riflessione avanzata dal tenente colonnello Giancarlo Carraro, capo ufficio del Comando provinciale dei Carabinieri di Belluno. “Il bilancio del progetto - afferma - è positivo ed è importante incontrare i giovani nell’adolescenza, un periodo molto critico specie quando non hanno esempi definiti e chiari in cui rispecchiarsi. L'iniziativa ci ha permesso infatti di riscontrare una generalizzata inconsapevolezza delle regole da parte loro, che non conoscono le norme del vivere comune e spesso sbagliano perché non sanno quello che fanno”.

 

“Questa inconsapevolezza è disarmante - prosegue - ma ci fa capire che il nostro intervento è ancora più fondamentale perché possiamo seminare in un campo fertile, su cui si può incidere per dare un'immagine positiva e vicina delle forze ordine, e non uno spauracchio da cui nascondersi. La curiosità espressa dai giovani ci ha fatto capire che hanno un forte bisogno di conoscere e che, se noi entriamo oggi nelle scuole, loro non entreranno nelle caserme domani”.

 

Una visione confermata anche dal mondo scolastico. “La legalità è centrale in tutti progetti di educazione civica - conclude Franco Chemello, docente e referente dell’ufficio scolastico e delle Scuole in rete - e agire in rete tocca il cuore del problema. A proposito in particolare del tema delle dipendenze, in passato forse trascurato, ricordo come la nostra indagine (qui i dati) abbia dimostrato una correlazione tra queste ultime e il disagio giovanile, ma anche con l’abuso e l’uso precoce del digitale. I nostri ragazzi sono fragili e più facilmente esposti, abbiamo dato loro un mondo in cui ricevono dai social narrazioni spesso distorte che la società non riesce a contrastare perché fatte troppo bene, e lo saranno sapere di più con l’intelligenza artificiale. Rimane quindi importante realizzare queste occasioni di incontro di persona, per farli scendere da questo iperuranio digitale e confrontarsi con la realtà in cui vivono”.

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