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Trento
14 maggio | 20:02

Lavoratori cercasi: 3 posizioni su 5 difficili da coprire, il Trentino punta sui migranti. Delladio: "Tema centrale per industria". Da terzo settore e categorie una nuova "filiera"

L'iniziativa lanciata dagli enti del terzo settore e dalle associazioni di categoria: ecco "Filiere Trentino. Un dossier di amministrazione condivisa sulle migrazioni". Delladio: "Sicuramente ci sarà bisogno di un accompagnamento da parte della Provincia, ma il tema sarà sempre più centrale"

TRENTO. La mancanza di lavoratori da anni ormai è una delle problematiche più sentite in moltissimi settori economici, tanto a livello provinciale quanto nazionale. E di fronte agli effetti sempre più visibili di un inverno demografico destinato ad impattare sulla 'vecchissima' Italia – il nostro Paese è al primo posto in Europa e tra i primi al mondo per età media – una delle risorse più importanti in assoluto per il sistema produttivo è, ovviamente, l'afflusso di lavoratori dall'estero. Ed è proprio partendo da queste premesse che in Provincia è nato un progetto innovativo – “Filiera Trentino. Un dossier di amministrazione condivisa sulle migrazioni” – presentato negli scorsi giorni all'Itas Forum di Trento e frutto di un lavoro condiviso tra associazioni di categoria e realtà del terzo settore.

 

Un lavoro che rappresenta “un'offerta” rivolta alle istituzioni e al territorio e che proprio alle istituzioni – a partire dalla Provincia autonoma di Trento – è stato consegnato come contributo operativo e proposta di collaborazione. L'idea di base è puntare su una filiera innovativa che integri in un unico sistema politica, settori produttivi e mondo solidale per “trasformare i migranti in risorse per la comunità”, dice la Diocesi di Trento – tra le realtà che aderiscono al Forum accoglienza lavoro-cittadinanza, dal cui lavoro è nato il dossier.

 

“L'obiettivo – scrive ancora la Diocesi – è chiaro: affrontare il tema delle migrazioni non più in termini emergenziali o ideologici, ma come questione strutturale che riguarda insieme lavoro, abitare, formazione, salute e scuola, al fine di raggiungere una vera integrazione delle persone migranti dentro al tessuto socio-economico trentino. Il percorso promosso dal Forum ha coinvolto quattordici associazioni di categoria in un confronto articolato sul presente e sul futuro del Trentino”.

 

Futuro nel quale, in definitiva, riuscire a incrociare le speranze di chi è arrivato sul territorio trentino in cerca di un domani migliore con le crescenti necessità sul fronte del personale del sistema economico e produttivo locale. Un problema complesso, come anticipato, che va ben al di là del territorio trentino e che riguarda fattori strutturali, demografici, economici e sociali (Qui un approfondimento legato al contesto bellunese).

 

“Non è una richiesta, ma un'offerta – ha spiegato Giuseppe Marino, referente del Forum accoglienza lavoro-cittadinanza –. È la richiesta di un riconoscimento formale del lavoro già fatto e di una regia per i prossimi passi”. Secondo i dati richiamati durante la presentazione, nell'agosto 2025 il mismatch occupazionale ha raggiunto il 60,1%: quasi tre posizioni su cinque risultano difficili da coprire. “Non si tratta solo di una stagione difficile – ha osservato Marino – ma di una struttura che sta cambiando e che continuerà a farlo”. Parallelamente, ricorda ancora la Diocesi, esistono come detto persone che desiderano lavorare e costruirsi una stabilità, ma che restano sospese “tra il diritto all'accoglienza e la possibilità concreta di iniziare a costruire”.

 

Tra le realtà che hanno deciso di aderire al progetto c'è anche Confindustria Trento: “Abbiamo scelto di sederci a questo tavolo – dice a il Dolomiti il presidente, Lorenzo Delladio – ritenendo il lavoro particolarmente interessante e importante. Innanzitutto, è importante aver mosso le acque, mettendo chiaramente davanti alla politica una prospettiva centrale: la possibilità di trasformare quello che spesso viene raccontato come un 'problema' in un'opportunità”.

 

Un'opportunità per il mondo del lavoro, certamente, ma anche più in generale per l'intero sistema trentino: “Sicuramente ci sarà bisogno di un accompagnamento della Provincia – continua Delladio – sul fronte, per esempio, dell'inserimento lavorativo e sul tema della casa. Quel che è certo però è che stiamo affrontando una questione destinata a diventare sempre più centrale nei prossimi anni. Il tema migratorio è focale per l'industria, per il mondo del lavoro e per l'economia in generale. Con la scarsa natalità che abbiamo, la migrazione è sicuramente una di quelle risposte a cui dobbiamo fare riferimento. Il discorso diventa economico ma anche di coesione sociale. Dobbiamo essere tutti uniti in questa operazione”.

 

I binari da seguire su questo fronte, continua Delladio, sono diversi: “Innanzitutto – spiega – è necessario lavorare per la messa in regola delle persone migranti che già oggi sono presenti sul territorio e vorrebbero trovare delle opportunità lavorative, garantendo come prima cosa una conoscenza basilare della lingua italiana. Poi bisognerà ragionare sulla gestione dei flussi in ingresso e, come già sperimentato dalla stessa Provincia, sulla formazione dei lavoratori richiesti dal sistema produttivo ed economico provinciale già nei Paesi di provenienza. Personalmente però, il punto centrale credo sia quello dell'abitare: garantire una sistemazione ai lavoratori è il prerequisito centrale”.

 

Tra gli interventi anche quello dell'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, che ha letto il percorso avviato come un segnale contro le divisioni sociali e culturali: “In quest'ora di frantumazione e spaccature – ha detto – penso che questa sia una grande notizia: si può camminare insieme”. L'arcivescovo ha sottolineato come il punto decisivo sia “partire dal bisogno” piuttosto che dalle contrapposizioni ideologiche. “Le persone hanno dei bisogni, le realtà hanno dei bisogni. Attorno ai bisogni ci si capisce. E magari si ritrova la gioia e l'opportunità del noi. Un conto è parlare di forza lavoro, un conto è parlare di persone che lavorano. Dobbiamo tornare a parlare di persone”. Intorno ai lavoratori migranti, ha detto, bisogna creare “una rete di sistema”, fatta di casa, lingua, relazioni e serenità sociale, perché “non basta dare lavoro: bisogna creare le condizioni perché chi lavora possa farlo in serenità e così diventare creativo e innovativo”.

 

Sul tema è intervenuto anche il Partito Democratico del Trentino, parlando di un "contributo concreto e responsabile che la politica trentina ha il dovere di ascoltare". La realtà, dicono i dem, è chiara: "Senza una gestione strutturata dei fenomeni migratori, il Trentino rischia di vedere indeboliti economia, welfare e coesione sociale. Le imprese non trovano lavoratori, le Rsa faticano a garantire i servizi e molti comparti soffrono una crisi demografica evidente. Per questo il Partito Democratico del Trentino esprime pieno sostegno all'iniziativa 'Filiera Trentino', che mette al centro accoglienza diffusa, formazione linguistica, integrazione lavorativa, diritto alla casa e costruzione di comunità. E' ancora la dimostrazione del fallimento della strategia portata avanti in questi anni dalla Giunta provinciale e dal Governo nazionale: propaganda securitaria, tagli all'accoglienza e gestione emergenziale, misure simboliche propagandistiche e inefficaci come i Cpr o i Dl sicurezza - mentre mancano risposte concrete ai bisogni del territorio e le forme di degrado e insicurezza aumentano". 

 

Su questo, continuano i dem: "Serve un impegno reale e tempestivo delle istituzioni: costruire percorsi regolari di ingresso, favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, investire sull’insegnamento della lingua, sull’abitare, sulla mediazione culturale e sull’accoglienza diffusa. Questi elementi creano sicurezza reale e coesione sociale. Il Trentino ha sempre saputo essere terra di autonomia e responsabilità e oggi può tornare ad esserlo affrontando i cambiamenti con serietà, invece di alimentare paure e divisioni. Colpisce per questo l’assenza della Provincia Autonoma di Trento. Non solo alla presentazione di questo progetto frutto del lavoro condiviso da alcune delle principali realtà sociali ed economiche del territorio sarebbe stato doveroso esserci, ma ormai è evidente come la strada indicata sia l’unica da percorrere. Per questo proponiamo che tutte le risorse destinate alla realizzazione del Cpr vengano dirottate dalla Giunta provinciale sul progetto 'Filiera Trentino'"

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