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| 14 maggio | 19:39

Dolomiti energia e la quotazione in borsa: ma la politica trentina ci fa o ci è? Tra asset strategici, futuro dei trentini, tasse e acqua pubblica proviamo a far chiarezza

DAL BLOG
Di Luca Pianesi - 14 maggio 2026

Direttore de il Dolomiti

Ma ci sono o ci fanno? La domanda viene spontanea. I politici trentini stanno lavorando per l'interesse dei trentini o stanno facendo i loro agitando qualche slogan di facile presa (il più basic: ''l'acqua deve restare pubblica teniamo lontani gli affaristi di Londra o New York'') per garantirsi nugoli di voti sperando che ad abboccare siano più persone possibile? Oppure, peggio, sono anche loro vittime del loro populismo e quindi a priori, senza nemmeno aver studiato uno straccio di dossier, dicono ''no'' al mercato che a noi, gente di provincia, ci fa paura ed è sempre ''brutto, sporco e cattivo?''.

 

La vicenda della quotazione in borsa di Dolomiti Energia è di quelle kafkiane, assurde, paradossali. Un fatto che di per sé dovrebbe far esultare il territorio perché permetterebbe di attirare capitali, veder aumentare le tasse pagate in Trentino e quindi avere più risorse per garantire servizi di qualità ai cittadini, garantirebbe che asset strategici (come le centrali idroelettriche) rimangano in provincia e in mano ai nostri enti pubblici preservandoci da scalate straniere, permetterebbe l'efficientamento delle reti di distribuzione di gas, acqua ed energia in provincia. Trasformerebbe una società già forte in un gruppo da ''esportazione''. E invece no. La politica trentina non ci sta e da Kaswalder ad Alleanza Verdi e Sinistra, passando per Onda di Degasperi e i 5 Stelle, e (udite-udite) buona parte del Partito democratico stanno lanciando 'tweet' di protesta per bloccare il progetto.

 

E se i primi ci sta anche che dicano ''no'' visto che coltivano elettorati che del ''Niet'' hanno fatto un mantra (si pensi alle questioni dell'inceneritore, del cpr, del bypass, della funivia etcetc) stupisce la posizione dei Democratici che, almeno sulla carta, si candiderebbero a governare sia a Roma che in Trentino. A Trento e Rovereto, intanto, governano già e, guarda caso, i sindaci che rappresentano i comuni soci di maggioranza (insieme alla Provincia), di Dolomiti Energia, sono entrambi d'accordo con la quotazione in borsa. Insomma nello stesso partito chi già governa e lavora per i suoi cittadini è, ovviamente, d'accordo, chi non governa e siede all'opposizione in Provincia (o, peggio ancora, nemmeno ricopre ruoli ma detta linee e lucubra strategie) invece grida ''salvate l'acqua pubblica'' e dice ''no''. Nicchiano. Si va in ordine sparso ed è chiaro che anche lì si pensa più al proprio tornaconto elettorale che al futuro del Trentino (Fugatti dopo un silenzio dei suoi durato mesi ha visto che la questione stava creando guai tra il Pd e Franco Ianeselli e allora si è infilato dicendo ''non c'è fretta, decideremo'' un modo ottimo per prolungare i tempi e tenere il centrosinistra a rosolarsi da solo sulla graticola ancora per svariati mesi).

 

Ma veniamo ai fatti. Non chiacchiere da bar perché quanto stanno dicendo (e scrivendo) alcuni nostri consiglieri provinciali sul tema è davvero da far accapponare la pelle e la domanda ''ma ci sono o ci fanno'' nasce spontanea. Spaventa il livello di pressapochismo di politici che guadagnano migliaia di euro al mese per fare gli interessi dei cittadini ma al grido di ''viva il Trentino'' poi remano, di fatto, in direzione contraria. Proviamo a fare un po' di chiarezza e a slogan rispondere con micro riflessione.  

 

1) ''L'acqua deve rimanere pubblica. I fiumi dei trentini restino dei trentini''

L'acqua è pubblica sempre e comunque. E' un bene demaniale dello Stato protetto dalla legge. L'articolo 822 e l'828 del codice civile garantiscono che fiumi, torrenti, laghi e falde siano inalienabili, imprescrittibili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi se non per concessione. Nessuna Spectre di nessun Pianeta potrà portarla via comprando della azioni in borsa. La tiritera de ''l'acqua deve rimanere pubblica'' è letteralmente fuffa. Semplicemente non è una questione che riguarda questo argomento.

 

2) ''Speculatori di Londra o New York scaleranno Dolomiti Energia e il territorio perderà il controllo''.

La proprietà resterà in mano al pubblico e verrà messo nero su bianco nello Statuto. E' già stato annunciato (e se vogliamo qui gli azionisti pubblici possono anche giocare un ruolo chiedendo ulteriori rassicurazioni, decidendo per percentuali maggiori o minori, insomma più che sul farlo o meno è su come farlo che si dovrebbe discutere). Comune di Trento, Comune di Rovereto e Provincia avranno la maggioranza assoluta, almeno il 51% delle azioni. Quelle che saranno messe in vendita saranno fino al 20% delle azioni e una quota andrà ad azionariato popolare per coinvolgere i trentini direttamente. Sempre da Statuto il cda sarà formato per la stragrandissima maggioranza dai rappresentanti del pubblico (addirittura si parla di 3/4 del board) con il pubblico che avrà voto maggiorato (il suo voto non varrà 1 come quello dei privati ma di più quindi avrà ancora maggior forza). Il presidente e i vertici della società quindi saranno scelti, di fatto, sempre e comunque dai rappresentanti del pubblico. Insomma a meno che i Comuni o la Provincia non decidano di suicidarsi, vendere, farsi loro scalare (impossibile, meglio specificarlo) Dolomiti Energia resterà in mano ai trentini e agli enti pubblici. 

 

3) ''Gli asset del Trentino (dighe, centrali, impianti, bacini) devono rimanere dei trentini. Quotandoci in borsa ce li porteranno via''.

E' esattamente il contrario. La quotazione in borsa serve a Dolomiti Energia a strutturarsi per poter trattenere proprio quegli asset fondamentali per il Trentino. Il 31 marzo 2029, infatti, scadranno le concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche. Che si vada a gara o si possa usufruire di un'ulteriore proroga serviranno comunque grandi risorse e un piano di sviluppo straordinario. Alla porta ci sono gruppi di buona parte del mondo pronti ad entrare e aggiudicarsi la concessione. Francesi, tedeschi, cinesi. Un esempio? La gara fatta dalla Provincia di Trento per la gestione della distribuzione del gas in Trentino per 12 anni. A gennaio se l'è aggiudicata Novareti (gruppo Dolomiti Energia) tenendo il servizio ''in casa''. Tra i partecipanti alla gara c'erano gruppi nazionali con ganci asiatici mica da poco. Insomma quello dell'energia è un tema serio che interessa il mondo o ci si attrezza o il mondo arriva.

 

4) ''Attirando i capitali della borsa investiranno fuori dal Trentino ma soprattutto non ci saranno ricadute per il territorio''.

Ma magari si riuscisse ad avere una società capace di ''vincere'' fuori regione e non il contrario sempre e comunque. In ogni caso il piano di investimenti che prevede di racimolare 2,1miliardi di euro entro il 2029/2030 e altri successivamente sarà essenzialmente costruito sullo sviluppo dei servizi del territorio. Non bruscolini: si parla di miliardi di euro che serviranno a Dolomiti Energia ad aggiudicarsi le concessioni, portare il metano nel Trentino Occidentale, implementare e migliorare gli impianti idroelettrici esistenti, investire su nuove tecnologie e risorse, c'è la partita del bacino di Santa Giustina e chi più ne ha più ne metta. Poi ci saranno anche piani di sviluppo fuori provincia (dove tra l'altro è già presente). Tutto questo, al di là dei miglioramenti evidenti per i cittadini in termini di servizi (avere una società che investe rispetto a una che galleggia è tutta un'altra storia e l'efficientamento delle strutture si traduce anche in minori sprechi e quindi, potenzialmente, nella possibilità di far spendere di meno anche agli utenti) ha una conseguenza unica per il Trentino. Si chiamano tasse. Il Trentino trattiene le sue tasse, come noto. Dolomiti Energia è già uno dei principali contribuenti della provincia perché paga le sue tasse qui. Attirare 4 miliardi di euro presi da fuori vuol dire portarli qui e farli tassare qui. Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro di tasse che poi finiscono in altri servizi per la collettività. Di più: se Dolomiti Energia va fuori provincia e cresce i guadagni, ancora una volta, finiscono in Trentino, perché la sede è qui, e le tasse aiutano i trentini. Se ci fosse una politica provinciale minimamente lungimirante invece che frenare un processo del genere cercherebbe di favorirlo il più possibile forte di un regime fiscale clamorosamente vantaggioso rispetto anche solo ai territori limitrofi. 

 

5) ''Abbiamo scoperto tutto all'improvviso. Di questo tema se ne deve parlare e va approfondito. Non si possono fare certe cose all'ultimo''.

C'è chi lo dice davvero. In Provincia c'è chi chiede tempo, chi sa di non sapere ma non pare intenzionato a voler approfondire e comunque tergiversa. C'è chi vuole fare un referendum (ma per cosa li paghiamo a fare sti consiglieri provinciali allora?), chi affronta il tema in maniera ideologica e dice 'no' a prescindere. Poi c'è la realtà dei fatti. Di quotare in borsa Dolomiti Energia se ne parla da anni. Alleghiamo qui il verbale di deliberazione della Giunta Provinciale del 18 ottobre 2021 nel quale si metteva nero su bianco un ''protocollo d'intesa per la definizione condivisa di indirizzi strategici riguardanti il Gruppo Dolomiti Energia''.

 

Qui si parlava dell'adozione di decisioni riguardanti:

 

''1. il perseguimento di una strategia di crescita e di rafforzamento del Gruppo sia nel Trentino che fuori dal Trentino;

2. l’eventuale revisione degli assetti organizzativi;

3. la quotazione societaria;

4. la ricerca di nuove soluzioni organizzative/gestionali con riferimento ai servizi pubblici locali del ciclo dei rifiuti e del ciclo idrico.''

 

Le firme che campeggiavano alla fine del protocollo erano quelle del sindaco di Rovereto Francesco Valduga, di quello di Trento Franco Ianeselli e del presidente della Provincia Maurizio Fugatti. La Giunta del verbale era composta da Fugatti, Tonina, Bisesti, Failoni, Gottardi, Spinelli, Zanotelli, Segnana. Insomma non proprio una combriccola di sconosciuti ma tutta gente che è tutt'ora in consiglio provinciale e governa il territorio. E le opposizioni non sono da meno: Valduga (oggi Campobase) è stato il candidato di tutto il centrosinistra alle ultime provinciali e quindi ci si augura che qualcosa abbia raccontato ai suoi compagni di viaggio e che quando si costruiva il programma elettorale tutta la coalizione abbia condiviso visioni e prospettive per un tema tanto importante. Ianeselli, poi, è il sindaco del centrosinistra a Trento da due legislature e alcuni suoi ex assessori comunali (Mariachiara Franzoia, Roberto Stanchina e Chiara Maule) oggi sono in consiglio provinciale. Infine c'è il fatto che dal 2024 alla guida di Rovereto c'è l'esponente del Partito democratico Giulia Robol. Per chiudere il cerchio ecco qui un nostro articolo di un anno fa su Dolomiti Energia: la ''quotazione in borsa'' era nel titolo e non era certo un mistero.

 

Conclusione

Rinunciare a questa operazione pare una vera follia. Una follia per il territorio e per il futuro del Trentino. Se Dolomiti Energia non si rafforzerà seguendo questa strada dovrà farlo vendendo a privati quote consistenti altrimenti, senza capitali, rischierà di non ottenere le concessioni, di non poter accedere a un'eventuale proroga perché costruita, questa, su un piano di investimenti e così si apriranno le porte all'ingresso o di gruppi nazionali o stranieri (con tanti saluti alle centinaia di milioni di euro di tasse di cui oggi il territorio gode). La politica può essere colpevolmente ignorante o decidere di muoversi scientemente per racimolare qualche voto in più e farsi capopopolo di un popolo che si accontenta di dire ''ho difeso l'acqua pubblica'' o ''ho salvato le dighe del Trentino''. La realtà è che così si rischia di fare terribilmente male al Trentino e allora la domanda squilla ancora più forte: ma ci fanno o ci sono?

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