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Trento
14 maggio | 06:00

"No alle bugie e alle discriminazioni", Cgil, Cisl e Uil attaccano i vertici del San Camillo: "Pronti alla mobilitazione e alla denuncia. La Provincia eserciti ruolo di garanzia"

A fine dicembre la Provincia ha acquistato l'immobile per "risolvere" i problemi economici dell'ospedale San Camillo, la gestione non è cambiata. La struttura ha comunicato ai lavoratori di aver già informato i sindacati sugli aumenti destinati solo agli infermieri: "Scelta unilaterale non negoziata: inaccettabile". L'assessore Mario Tonina: "Vicenda che seguiamo, offre servizi importanti"

TRENTO. "No alle Bugie e alle discriminazioni". E' durissimo l'intervento dei sindacati sulla situazione che coinvolge l'ospedale San Camillo di Trento. Le Funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil annunciano mobilitazioni, denunce e altre azioni per far compiere marcia indietro ai vertici del polo. "Una vicenda che si arricchisce di un nuovo elemento che aggrava ulteriormente il quadro". Una situazione che viene seguita dalla Provincia, l'ente pubblico ha infatti recentemente acquistato l'immobile.

 

"Non permetteremo che le risorse pubbliche finanzino la discriminazione tra lavoratori e l’aggiramento sistematico della contrattazione", dicono Alberto Bellini (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Giuseppe Varagone (Uil Fp). "Chi fa strame dei contratti non ha diritto agli aumenti delle convenzioni pubbliche. E chi mente ai propri dipendenti sul ruolo dei sindacati deve aspettarsi una risposta all’altezza".

 

La situazione sul polo ospedaliero di via Giovanelli è piuttosto complessa. L'ordine religioso proprietario della struttura si è trovato in difficoltà economica e così il dicembre scorso piazza Dante è intervenuta per acquistare l'immobile con un esborso di quasi 26 milioni (Qui articolo).

 

"Una scelta maturata con l’obiettivo primario di garantire, anche a fronte delle difficoltà economiche affrontate dall’ordine religioso proprietario della struttura, la permanenza e la continuità dei servizi al cittadino offerti da un presidio ospedaliero fondamentale per la città di Trento e il Trentino, sia oggi con il Santa Chiara in funzione che in futuro con il nuovo Polo ospedaliero universitario", le parole nei mesi scorsi dell'assessore al patrimonio Simone Marchiori, affiancato dall’assessore alla salute e politiche sociali Mario Tonina, dai dirigenti generali Mauro Groff e Andrea Ziglio

 

La tensione è sempre comunque rimasta alta, le organizzazioni sindacali preoccupate dalla tenuta dei servizi. Ora un altro caso. "Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di valutare la comunicazione ricevuta dalla direzione dell'ospedale, che gli infermieri dell'ospedale hanno ricevuto una mail dall’Ufficio personale nella quale si afferma che 'le sigle sindacali sono già state preventivamente informate in merito a tale iniziativa'. Smentiamo questa ricostruzione".

 

Cosa è successo? Il 7 maggio la direzione ha inviato alle organizzazioni sindacali una comunicazione nella quale annunciava di erogare un superminimo riassorbibile e fringe benefit al solo personale infermieristico con decorrenza dal 1 maggio scorso. Poi mercoledì 13 maggio l’Ufficio personale dell’Istituto delle Figlie del San Camillo ha comunicato ai lavoratori infermieri che le organizzazioni sindacali erano già state preventivamente informate dell’iniziativa.

 

"Una scelta unilaterale e già assunta dall'ospedale", proseguono Bellini, Pallanch e Varagone. "E l'affermazione della direzione è falsa o almeno gravemente fuorviante. Non si tratta di una preventiva informazione finalizzata al confronto ma la notifica di una decisione già presa, senza alcuna richiesta di parere, senza apertura di tavolo negoziale, senza alcun rispetto delle procedure previste dalla contrattazione collettiva".

 

Una comunicazione bollata come "bugia". "Informare i sindacati di ciò che si è già deciso non è contrattazione", ribattono Bellini, Pallanch e Varagone. "Presentarlo ai lavoratori come se le sigle sindacali fossero state coinvolte nel processo è una menzogna che non possiamo accettare".

 

E qui si inserisce la seconda questione. Per i sindacati c'è una discriminazione. 

 

"L’iniziativa della direzione è rivolta esclusivamente al personale infermieristico", ancora i sindacati. "Vengono così esclusi da qualsiasi riconoscimento economico tutti gli altri lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento della struttura: gli operatori socio-sanitari, che svolgono un lavoro fondamentale di assistenza diretta alla persona; i tecnici sanitari di radiologia e gli altri profili tecnici; il personale amministrativo e di supporto; i fisioterapisti e gli altri professionisti della riabilitazione".

 

Questo, per le organizzazioni sindacali, non è valorizzare il personale ma è "discriminare tra lavoratori della stessa struttura, creare divisioni interne e gerarchie retributive arbitrarie, decise unilateralmente dalla direzione senza alcuna base contrattuale", continuano Bellini, Pallanch e Varagone. "La Delibera della Giunta provinciale 633/2026, che ha stanziato 1,4 milioni di euro per le strutture accreditate, parla esplicitamente di 'personale delle strutture private accreditate' senza distinzioni di categoria. La direzione San Camillo ha scelto di ignorarlo".

 

C'è poi un ulteriore elemento che Cgil, Cisl e Uil reputano inaccettabile e "che non può passare sotto silenzio: l’incremento tariffario che la struttura riceve dalla Provincia è strutturale, stabile, garantito per contratto e non soggetto a revoca. Il superminimo riassorbibile riconosciuto agli infermieri è invece precario per definizione: la direzione può eliminarlo in qualsiasi momento con una decisione unilaterale, senza preavviso e senza alcuna tutela per il lavoratore. La Provincia eroga risorse certe e permanenti, la struttura risponde con benefici temporanei e revocabili. Questo squilibrio è inaccettabile e dimostra che, senza obblighi vincolanti, le risorse pubbliche non si trasformano in diritti per i lavoratori".

 

I sindacati sono durissimi verso i vertici dell'ospedale San Camillo. "Quello che accade lì fotografa con precisione il problema sistemico che abbiamo denunciato alla Provincia: le strutture private accreditate ricevono risorse pubbliche crescenti, ma in assenza di obblighi contrattuali cogenti le gestiscono come ritengono opportuno, così ignorano la contrattazione collettiva, bypassano i sindacati e discriminano tra categorie di lavoratori", evidenziano Bellini, Pallanch e Varagone. "Chi fa strame dei contratti non può ricevere aumenti delle convenzioni pubbliche".

 

Questo è il principio che le parti sociali chiedono alla Provincia di Trento. "E' necessario affermare questi criteri con chiarezza e tradurli in norme vincolanti", spiegano Cgil, Cisl e Uil. "Le risorse pubbliche devono essere condizionate al rispetto delle regole contrattuali e alla sottoscrizione di accordi integrativi che coinvolgano tutti i profili professionali. Ricordiamo inoltre che questi comportamenti configurano una violazione del patto sui salari sottoscritto nel luglio scorso con la Giunta Ppovinciale, che impegnava le parti a perseguire miglioramenti retributivi attraverso strumenti condivisi e stabili".

 

Le Funzioni pubbliche di Cgil, Cisl e Uil chiedono alla Provincia di Trento di esercitare con urgenza il ruolo di garanzia. Non è pensabile, aggiungono le parti sociali, che l'ente pubblico stanzi risorse pubbliche significative per il privato accreditato e poi si disinteressi di come vengono gestite nei confronti dei lavoratori.

 

Le richieste delle parti sociali? "Nessun aumento delle convenzioni a strutture che non rispettano la contrattazione collettiva e che operano in modo unilaterale sui trattamenti economici dei lavoratori; regole chiare e vincolanti sugli incrementi tariffari: la Dgp 633/2026 deve essere integrata con clausole di condizionalità che obblighino alla contrattazione integrativa con tutte le organizzazioni sindacali rappresentative; tutela dei livelli occupazionali: la Provincia valuti con urgenza l’impatto dei comportamenti datoriali sulla stabilità lavorativa di tutto il personale del San Camillo, non solo degli infermieri; convocazione immediata di un tavolo istituzionale con le organizzazioni sindacali per definire le regole del sistema".

 

Inevitabile la promessa di battaglia. "In assenza di un intervento immediato della Provincia e di un cambio di rotta da parte della direzione San Camillo, adotteranno tutte le iniziative necessarie a tutela dei lavoratori rappresentati". Quali? Mobilitazione e denuncia formale alle autorità competenti per violazione delle norme sulla contrattazione collettiva e per comportamento antisindacale, segnalazione alle centrali sindacali confederali provinciali e alle istituzioni competenti, avvio di una campagna di informazione rivolta a tutti i lavoratori della struttura, compresi quelli esclusi dall’iniziativa datoriale e ulteriori azioni di potesta.

 

La partita alla fine dell'anno scorso è stata esclusivamente immobiliare con la gestione rimasta in capo all’Istituto delle Figlie di San Camillo.  La Provincia segue la vicenda. "Naturalmente c'è interesse che la situazione vada nella giusta direzione sul fronte dei servizi e delle prestazioni perché l'ospedale è convenzionato con l'Asuit ma anche e soprattutto per il valore del personale operativo quotidianamente. L'ospedale eroga servizi importanti e tanti trentini hanno un ricordo positivo del San Camillo, pertanto c'è una struttura da salvaguardare", il commento dell'assessore Mario Tonina.  

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