Fine vita, si riapre il dibattito nella politica veneta. Zaia: “Necessaria una disciplina chiara sul tema”. Dall’opposizione l’appello per approvare la proposta di legge popolare
Con la proiezione nei palazzi della politica veneta del docufilm centrato sulla figura di Stefano Gheller, si riapre la discussione sul fine vita. La proposta di legge popolare per il Veneto è stata depositata a gennaio 2026 e segue il suo iter, ma intanto arriva l’appello dalla minoranza: "Basta un solo voto per far saltare una legge voluta da migliaia di cittadini. Il presidente Stefani dica da che parte sta”

VENEZIA. A palazzo Ferro Fini va in scena il docufilm ‘Lasciatemi morire ridendo’, centrato sulla vicenda di Stefano Gheller, e si riapre il dibattito sul tema del fine vita, da sempre divisivo forse più per la politica che nell’opinione pubblica. Forse però, stavolta, qualcosa finalmente si muove.
Affetto da distrofia muscolare, Gheller fu la seconda persona in Italia a ottenere il diritto al suicidio assistito ma non lo volle esercitare. Morì nel 2024 per complicazioni legate al Covid, ma si batté però a fondo per ottenerlo. “Stefano e Cristina Gheller sono la punta di diamante di una battaglia di civiltà e credo che il tema rappresenti una delle più grandi ipocrisie del nostro Paese”: è netto oggi il giudizio - e non secondario visto chi lo pronuncia - di Luca Zaia, presidente del Consiglio veneto. “È stato un grande combattente – commenta – e ha portato avanti una battaglia che sembrava impossibile. C’è una sentenza della Corte costituzionale (Cappato – DJ Fabo) che è stata pionieristica e coraggiosa, sostituendosi a un Parlamento che non legiferava e che ha stabilito come, in casi specifici, non sia punibile chi agevola il suicidio medicalmente assistito”.
La Corte individuò quattro condizioni: la presenza di una patologia irreversibile, una sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile, il fatto che la persona sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e la sua piena capacità di prendere decisioni. “Ritengo quindi necessaria - aggiunge Zaia - una legge che disciplini in modo chiaro il fine vita. Anche coloro che nutrono legittime perplessità devono chiedere una legge che consenta un esame vero, mentre coloro che, altrettanto legittimamente, si professano contrari, penso si possano sentire più garantiti da una norma che pone eventuali divieti”.
Una posizione senza dubbio ragionevole, che chiede di superare l’eterno silenzio in cui da troppi anni si nasconde la politica, in primis nazionale. Nel frattempo, come spiega Manuela Lanzarin, presidente della V Commissione consiliare, la proposta di legge popolare per il Veneto è stata depositata nuovamente a gennaio 2026. “Sono previsti sei mesi per l’approdo in aula - puntualizza - ma la Commissione non può emendare il testo. Appena chiuderemo la questione dello psicologo di base, provvederemo a incardinare il progetto di legge, valutando se aprire o meno a nuove audizioni, con l’obiettivo di portarlo in aula”.
Dove stavolta il sostegno potrebbe arrivare da diversi fronti. Presente alla proiezione c’era infatti anche Elena Ostanel, consigliera per Alleanza verdi e sinistra, che concorda sulla necessità di maggiore sensibilizzazione. “Stefano Gheller, nella scorsa legislatura, ha portato avanti la battaglia con determinazione. Oggi l’auspicio - afferma - è che si arrivi finalmente a una legge. Credo sia il momento anche per il Veneto di dotarsi di una norma, come chiedono i 9 mila firmatari della proposta: da tempo i cittadini, indipendentemente dal colore politico, chiedono di essere liberi di decidere sul proprio fine vita”.
“Il tema non si presta a speculazioni, né a posizioni ideologiche. È una questione di libertà - le fa eco Alessio Morosin, consigliere per la Liga veneta - e ho appoggiato la battaglia della collega Ostanel in quanto credo che sui temi di libertà si debba essere trasversali quanto ad appartenenza politica”.
Non resta quindi che passare ai fatti. “Mi piacerebbe dire che in questi tre anni sono stati fatti passi avanti - ribadisce Ostanel - ma non è così né è cambiato l’atteggiamento di una parte della politica: c’è chi considera inopportuna la presenza di Stefano in Consiglio, chi chiede un contraddittorio, chi mette in contrapposizione tempi e procedure certe per il fine vita con le cure palliative. Tale legge però non toglie nulla a chi vuole vivere, non impedisce di essere curato o assistito né mette in discussione le cure palliative, ma serve a dare tempi certi, procedure trasparenti e garanzie a chi chiede di non essere lasciato solo nella sofferenza”.
“Credo che in questa legislatura ci siano i numeri per approvarla. Ci sono nell’opposizione, nel centrosinistra - conclude - e anche, in parte, nel centrodestra. Tuttavia abbiamo già visto come una legge attesa da migliaia di cittadini possa saltare anche per un solo voto. Per questo il timore più grande è l’assenza del presidente Alberto Stefani: non so se non abbia potuto o non abbia voluto essere presente alla proiezione, ma su un passaggio così importante chi ha una responsabilità politica e istituzionale nella maggioranza deve essere chiaro e dire da che parte sta”.












