I lupetti entrano in contatto con esemplari adulti che li uccidono, il Parco: ''Vicenda dolorosa. Giorni di riflessione per migliorare la gestione degli animali ospitati''
Il Parco, a seguito del ritrovamento nelle scorse settimane dei quattro lupetti morti, ha voluto condividere la propria posizione con un comunicato: “Si tratta di un episodio doloroso, che ha colpito profondamente noi, le persone che seguono quotidianamente la gestione degli animali ospitati nella struttura e tutti coloro che conoscono e amano i lupi. Questi giorni di riflessione e ricostruzione sono serviti anche a individuare criticità che non si erano manifestate prima e che saranno affrontate all’interno dell’area faunistica, per migliorare la gestione e la sicurezza degli animali ospitati."

CIVITELLA ALFEDENA. Nelle scorse settimane sono stati trovati quattro lupetti morti nell’area faunistica del lupo (inserita nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise). Dopo il triste episodio, ecco la condivisione del comunicato con i chiarimenti e le criticità individuate da parte dell'ente.
“Si tratta di un episodio doloroso, che ha colpito profondamente noi, le persone che seguono quotidianamente la gestione degli animali ospitati nella struttura e tutti coloro che conoscono e amano i lupi. Abbiamo avuto bisogno di tempo per eseguire le verifiche possibili, perché anche in passato, talvolta, cucciolate che sembravano scomparse sono poi state ritrovate ben nascoste in uno dei tanti angoli riparati che l’area faunistica offre al branco” scrive il Pnalm nel comunicato.
La gestione di animali selvatici in cattività, soprattutto quando riguarda specie sociali come il lupo, comporta valutazioni complesse e dinamiche non sempre prevedibili (anche quando si opera sulla base delle esperienze maturate nel tempo): “Dopo la nascita, i cuccioli, come accaduto altre volte, sono stati seguiti insieme alla madre in uno spazio separato all’interno dell’area, con l’obiettivo di garantire maggiore tranquillità in una fase particolarmente delicata. In questi casi ogni intervento deve tenere conto della necessità di ridurre il disturbo e di non compromettere il comportamento della madre e dei piccoli” continua poi sempre l’ente.
Questo approccio, adottato per tutelare madre e lupetti, ha reso di conseguenza più complicato il monitoraggio dei piccoli: questi, come spiegato dai responsabili, tendevano infatti a rifugiarsi e nascondersi nelle zone più riparate e non sempre si è potuto verificare il loro numero esatto nello spazio.
“Dalle ricostruzioni effettuate, alcuni cuccioli hanno raggiunto l’area più ampia, entrando così in contatto con gli altri lupi presenti nella struttura. Il passaggio è avvenuto attraverso un punto della recinzione interna che, pur non avendo mai evidenziato criticità nella gestione degli adulti, si è rivelato vulnerabile rispetto alle dimensioni e al comportamento dei cuccioli: una situazione che, nelle precedenti esperienze di nascita all’interno dell’area, non si era mai verificata con queste modalità” continua il Pnalm.
L’episodio però, leggendo sempre le parole del comunicato diffuso dall’ente, sarà utilizzato per migliorare e fare in modo che non riaccada: “Quanto accaduto impone di intervenire su quegli aspetti della struttura e della gestione interna che, alla luce di questa vicenda, richiedono un adeguamento – chiarisce l’ente -. L’ultimo lupetto, completato lo svezzamento, non poteva essere mantenuto indefinitamente in una condizione di isolamento e andava inserito nel branco. Questo passaggio è stato affrontato nella consapevolezza che l’esito non fosse completamente prevedibile perché incerte sono le dinamiche del branco. In una struttura che ospita più individui adulti, provenienti da storie e contesti diversi, possono verificarsi comportamenti di accettazione, cura e integrazione, ma anche dinamiche aggressive legate alla composizione del gruppo e alla gerarchia del branco. In questo caso, purtroppo, non sono stati accettati dal branco o da uno dei suoi componenti".
La posizione espressa dal Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è chiara. Consapevole dello sconcerto che questa notizia ha suscitato, ha ritenuto anche corretto fare il possibile per evitare semplificazioni e ricostruzioni parziali e insufficienti: “Pretendere che vicende complesse, che riguardano animali con comportamenti sociali, strutture, scelte gestionali e condizioni non sempre prevedibili, vengano chiarite nei tempi e nei modi imposti dalla pressione dei social non è funzionale a comprendere l’accaduto” dichiara l'ente Parco.
E poi conclude: “Questi giorni di riflessione e ricostruzione sono serviti anche a individuare criticità che non si erano manifestate prima e che saranno affrontate all’interno dell’area faunistica, per migliorare la gestione e la sicurezza degli animali ospitati” conclude poi il Parco.












