"Diciamo che i giovani sono il futuro, ma in realtà sono il presente", l'amarezza del Team K: "La politica continua a sprecare occasioni per coinvolgerli e valorizzarli"
Il Consiglio regionale respinge la proposta del Team K per "rafforzare la partecipazione giovanile"

BOLZANO. Il Consiglio regionale ha respinto la proposta del Team K con la quale si chiedeva al governo e al parlamento di dare seguito alle raccomandazioni formulate dal Parlamento europeo per rafforzare la partecipazione democratica delle nuove generazioni.
La mozione - spiega lo stesso Team K con un comunicato - prevedeva il potenziamento mirato dell'educazione civica europea nelle scuole, una maggiore promozione delle piattaforme digitali per la partecipazione democratica e l’abbassamento a 16 anni dell’età minima necessaria per sottoscrivere un’Iniziativa dei Cittadini Europei, una possibilità che, in base al diritto dell'Ue, esiste già. "Nonostante il carattere puramente raccomandatorio della mozione e il suo obiettivo di lanciare impulsi alle istituzioni statali ed europee - si legge -, la Giunta regionale e la sua maggioranza si sono espresse contro il provvedimento".
"Ancora una volta assistiamo al rigetto di proposte volte a consentire una più ampia partecipazione democratica. Siamo consapevoli che ogni progresso in materia incontra resistenze, tanto più quando le istituzioni sono chiamate a promuovere riforme fondamentali, in particolare quando si tratta di coinvolgere i giovani. Il nostro compito è lanciare impulsi al di là dei confini della nostra regione e rendere chiaro alla politica nazionale che queste misure sono necessarie in tutta Italia. Sentiamo ripetere continuamente: i giovani sono il futuro. Non è esatto. I giovani sono il presente e sono loro a plasmare il nostro futuro", afferma Alex Ploner.
"La bocciatura appare incomprensibile - spiega Ploner - anche alla luce delle esperienze locali: in numerosi Comuni dell'Alto Adige e del Trentino i 16enni possono già oggi partecipare a referendum e ad altre forme di democrazia diretta. Questa prassi dimostra chiaramente che il coinvolgimento dei giovani non rappresenta un rischio, bensì un valore aggiunto per la qualità delle decisioni politiche".
"La partecipazione - conclude il consigliere - non la si realizza con slogan semplicistici. Dobbiamo avere dibattiti veri, dobbiamo saper ascoltare sempre, non solo quando ci sono delle telecamere accese. Con questa proposta, il Consiglio regionale avrebbe potuto inviare un segnale chiaro a Roma e a Bruxelles, in linea con le raccomandazioni del Parlamento europeo. La maggioranza ha scelto consapevolmente di non farlo. È una decisione politica che rispettiamo, ma che consideriamo un errore, perché spreca un'opportunità: il rafforzamento della cittadinanza attiva e il coinvolgimento delle giovani generazioni".












