Contenuto sponsorizzato
FVG
01 luglio | 12:03

"Crisi climatica, spopolamento, rifugi chiusi: ancora una volta viene ignorata la montagna". Moretuzzo: “Province, occasione persa: serve un ente dedicato alle terre alte”

Conclusa nelle scorse ore la fase di votazione e approvazione dell'articolo 18 del ddl 86 per il ritorno delle province in Friuli Venezia Giulia, ma l'opposizione critica soprattutto l'inefficacia di un modello giudicato antiquato nel fronteggiare scenari mutevoli e critici come quello degli ambienti montani della regione, che riguardano temi cruciali come il cambiamento climatico o lo spopolamento delle montagne

TRIESTE. “Questa notte si è chiuso il disegno di legge che è stato approvato coi voti della maggioranza e qualche voto dell'opposizione che purtroppo si limita a riprendere le province com'erano prima, con tutti i limiti di quel sistema, cioè le quattro province storiche senza alcun processo di innovazione e senza grandi competenze, e ciò rappresenta una grande occasione persa”.

 

Così Massimo Moretuzzo, capogruppo di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg nel consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, commenta per Il Dolomiti l'ultimo passaggio del ritorno delle province, conclusosi nelle scorse ore in sede di consiglio, che ha visto la consultazione della legge 86 e l'approvazione dell'articolo 18 volto a ripristinare in regione le province di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone.

 

Un ritorno degli enti intermedi che, mantenendo i confini e le caratteristiche precedenti, lascia infatti esposto il nodo cruciale della grande arcata montana della regione, che rischia di ritrovarsi nuovamente troppo scollegata dalle istituzioni e senza riferimenti prossimi.

 

“Con il ritorno delle province avevamo visto un'opportunità di rafforzare le autonomie locali – spiega Moretuzzo -, la nostra proposta era infatti quella di aprire un dibattito su possibili formule innovative che guardino anche ad altre esperienze europee, una di queste era di ragionare sull'area vasta della montagna friulana, perché abbiamo la consapevolezza che oggi le aree montane stanno vivendo dei processi di trasformazione talmente rapidi che necessitano di risposte altrettanto celeri da parte delle istituzioni, a partire dal cambiamento climatico che nella nostra regione non è tenuto in sufficiente considerazione nonostante le evidenze allarmanti, che imporrebbe un differente modello di sviluppo, anche turistico. Un secondo aspetto che viene chiamato in causa – prosegue il consigliere autonomista -, è legato allo spopolamento della montagna, in un'area che tra l'altro supera le vecchie province perché i problemi che si riscontrano a Piancavallo o altre località della provincia di Pordenone non sono differenti da quelli della Carnia o della Val Canale, ecco perché oggi riproporre quel confine sulle montagne del Friuli Venezia Giulia oggi ha poco senso, e rischia di essere una dispersione di risorse”.

 

La riflessione di Moretuzzo verte quindi sulla necessità di creare dei poli istituzionali nuovi e più vicini alle esigenze dei territori montani, come chiave per arginare queste ed altre criticità.

 

“L'idea sarebbe quella di aggregare la montagna in un ente provinciale nuovo e vicino alle comunità montane – riprende il capogruppo -. Molti anni fa venne già tentato qualcosa di simile quando si propose un referendum che apriva alla possibilità di Tolmezzo come 'capitale' della montagna, ma che venne bocciato. Noi abbiamo cercato di superare questo tema in modo anche romantico proponendo Ampezzo come sede istituzionale, un luogo dalla forte valenza anche simbolica perché Ampezzo era stata la capitale partigiana della Carnia, nonché una 'culla' per la costituzione nel senso che lì vennero sperimentate delle azioni politiche che hanno anticipato la successiva carta costituzionale”.

 

L'ultimo punto riguarda infine le strutture ricettive dell'alta montagna, i rifugi, che sono tra i principali catalizzatori economici delle terre alte e servizio fondamentale per i migliaia tra cittadini e turisti stranieri che frequentano le montagne soprattutto nella bella stagione, a fronte invece di difficoltà di gestione se non proprio di chiusure importanti che si traducono in disservizi talvolta pesanti. Si pensi in tal senso al caso emblematico del Marinelli, alle pendici del Coglians, che in questa stagione non è ripartito, o del rifugio Corsi sul Canin, la cui chiusura permane ormai da molti anni, nello scenario di un apparente disinteresse da parte dell'amministrazione regionale, come evidenziato anche da Patto per l'Autonomia.

 

“E' incredibile che strutture essenziali come i rifugi siano lasciati a loro stessi – conclude Moretuzzo -, in un momento storico come questo dove la regione ha speso tre milioni di euro per il concerto di Bocelli (in occasione del cinquantennale del terremoto del Friuli, ndr), è un tema che riguarda l'utilizzo delle risorse che non vengono impiegate in altri modi perché non è l'idea di montagna dell'amministrazione regionale, un'idea che al contrario vede la montagna solo in funzione degli impianti, soprattutto invernali, nei quali chiamare i grandi deejay e migliaia di persone come fossero a Lignano Sabbiadoro, incuranti dell'impatto che ne deriva e senza considerare che i rifugi montani sono un'altra cosa”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 05 luglio | 09:40
L'allarme è scattato nella mattinata di oggi nella zona di Dro, sulla parete delle Placche zebrate. Secondo quanto ricostruito, un base jumper [...]
Cronaca
| 05 luglio | 10:05
L'uomo, in sella alla sua moto, stava percorrendo la strada provinciale 13 quando, attorno alle 14, sembra in maniera autonoma, ha perso il [...]
Cronaca
| 05 luglio | 08:36
L'incidente è avvenuto nella giornata di ieri (sabato 4 luglio) a Codroipo: vittima è Luciano Bulfon, molto noto nella zona proprio per il suo [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato