"A cosa serve il Disability Pride se poi una persona in sedia a rotelle non riesce a salire sull'autobus?”: l'affondo di Fratelli d'Italia in consiglio
La consigliera provinciale Scarafoni contesta anche i totem e i filmati promozionali promossi in questi giorni: "Le barriere si vivono quotidianamente, la politica elimini i dislivelli e garantisca i diritti"

BOLZANO. Nuovo affondo di Fratelli d’Italia sulla gestione delle politiche per la disabilità in Alto Adige. La capogruppo provinciale Anna Scarafoni interviene con durezza in merito alla recente iniziativa dedicata al Disability Pride, definendo la manifestatione e il parallelo con il Gay Pride una scelta "priva di rispetto". Secondo la consigliera, l'attenzione delle istituzioni dovrebbe spostarsi dalla comunicazione di facciata alla risoluzione dei problemi quotidiani.
"Le persone con disabilità non hanno bisogno di un Pride – attacca Scarafoni –. Hanno bisogno di poter vivere la loro quotidianità con dignità, autonomia e senza ostacoli". La critica della capogruppo si concentra sulla mancanza di risposte concrete a fronte di campagne informative ritenute ridondanti: "A cosa servono video sui treni e sugli autobus, totem informativi o filmati esperienziali, se poi una persona in sedia a rotelle trova enormi difficoltà a salire sugli autobus, se ci sono gradini invalicabili o radici che interrompono l’asfalto ovunque, se nelle stazioni non funzionano gli ascensori, se non si possono percorrere i portici perché pieni di dislivelli, se ai semafori mancano i segnali per non vedenti, se le fermate degli autobus vengono spostate e nessuno si preoccupa di spostare anche il segnale?".
Per l'esponente di Fratelli d'Italia, l'errore di fondo sta nel voler enfatizzare la condizione di disabilità anziché normalizzarla, ricordando che essa rappresenta una caratteristica e non la definizione stessa di una persona. "Le persone con disabilità non hanno bisogno che qualcuno racconti le loro difficoltà. Le vivono ogni giorno. Hanno invece bisogno che le istituzioni eliminino gli ostacoli che impediscono loro di esercitare diritti che per gli altri cittadini sono scontati". Il compito della politica, incalza la consigliera, deve essere quello di garantire accessibilità e opportunità concrete, "non imbracciare un megafono e proclamare inutili iniziative su quanto siamo bravi perché ci accorgiamo degli sfortunati e lo diciamo a tutti quelli che secondo noi sfortunati non sono".
L'intervento si chiude con una sfida diretta lanciata ai promotori del progetto: "Se davvero si vuole essere utili alle persone con disabilità, si esca dagli uffici e si percorra la città su una sedia a rotelle oppure con gli occhi bendati. Si verifichi direttamente dove si trovano gli ostacoli che rendono difficile la vita quotidiana di tanti cittadini e si lavori per eliminarli". Da qui l'annuncio della capogruppo, che promette di invitare formalmente il Comitato Pari Opportunità a "una giornata diversa, concreta e capace di rendere plastici i veri problemi quotidiani degli altoatesini con disabilità".












