“Dopo 4 generazioni il ricambio non c'è stato ma sono due attività che funzionano e tengono vivo il territorio”. Dopo 107 anni la famiglia Lavanda lascia: in vendita due Crai
In chiusura entro l’anno due alimentari di paese, a Limana e a Sant’Antonio Tortal (Borgo Valbelluna). Si tratta dei punti vendita Crai Lavanda, la cui titolare Chiara Lavanda racconta a Il Dolomiti perché spera di trovare chi subentri: “Abbiamo tenuto duro finora per l’orgoglio di andare avanti e per non lasciare due paesi privi dei negozi. Il lavoro non manca: è davvero un peccato sapere che non c’è interesse”

LIMANA. Il tradizionale negozio di alimentari di paese è ormai utopia al giorno d’oggi in molte realtà. A chiudere sono spesso i piccoli punti vendita, che servono aree più o meno limitate, e quando succede ne perde tutto il territorio. È quello che sta accadendo a Limana e Borgo Valbelluna. Il primo è tra i pochi comuni in crescita demografica in provincia e l’unico supermercato del centro, oltre a un discount e a un piccolo alimentari poco distante, è il Crai Lavanda, che ha un secondo punto vendita anche a Sant’Antonio Tortal, località nel comune di Borgo Valbelluna. Qui, invece, a quota 550 metri, è l’unico presidio presente.
Entrambi sono in chiusura entro fine anno, se non si trova qualcuno che subentri. “Sono negozi di famiglia - spiega a Il Dolomiti la titolare Chiara Lavanda - nei quali siamo presenti da tempo. A Limana abbiamo rilevato 27 anni fa un negozio che era, a sua volta, a gestione familiare, mentre a Sant’Antonio siamo presenti da 17 anni in quella che prima era un'officina meccanica. A livello familiare, invece, gestiamo l’azienda da 107 anni: ora siamo arrivati alla quarta generazione ma da parte dei miei figli non c’è la volontà di proseguire e io devo vendere per motivi personali”.
Fino a un paio di anni fa, i punti vendita erano tre, con quello il centro all’ex comune di Trichiana chiuso dopo la scoperta da parte di Chiara di problemi di salute. “Abbiamo continuato per un po’ - racconta - ma poi ho dovuto mollare e oggi cerchiamo di vendere anche gli altri due. Mi aiutano i miei genitori, che però sono ormai in pensione, e mio marito, ma io non riesco più a sostenere tutta la parte amministrativa”.
“Vogliamo quindi cedere - prosegue - perché chiudere sarebbe un peccato. Sia a Limana sia a Sant’Antonio, oltre all’uso commerciale, si tratta di tutelare il valore come negozi di prossimità con un certo rapporto con la clientela”. Ad esempio, c’è il servizio a domicilio - molto richiesto, arrivando fino in Nevegal - nonché l’unica edicola per Sant’Antonio, dove ai residenti si aggiunge la componente turistica. “Data la vicinanza con il passo San Boldo - specifica - nel periodo estivo c’è un notevole aumento di lavoro”.
Ma la centralità del presidio rimane fondamentale in ogni stagione, soprattutto (e non solo) per la popolazione più anziana. “Lasciare che chiudano - ammette Lavanda - sarebbe un problema. Certo non è semplice gestirli, per quanto piccoli, ma nemmeno impossibile. Ci vuole un po’ di esperienza, ma andrebbe superata l’idea che questi negozi non funzionano: potrebbero far vivere due nuclei familiari, o ragazzi che costituiscono una piccola società e ci lavorano dentro. Sono punti vendita proficui e danno grande soddisfazione”.
In questo, non si può negare il ruolo delle amministrazioni. Recentemente, la minoranza di Borgo Valbelluna “Costruiamo Borgo” ha esortato il sindaco a intervenire con una misura generale per tutte le attività “in condizioni oggettivamente svantaggiate”. L’idea è di un fondo comunale per le attività di prossimità, prevedendo anche un contributo temporaneo al pagamento dell'affitto per chi mantiene o rileva un'attività a rischio chiusura. Il bando potrebbe assegnare punteggi sulla base di criteri oggettivi (tra i quali altitudine, distanza dai principali centri abitati e commerciali, assenza di vicini servizi analoghi e servizio alla popolazione anziana) e potrebbe essere finanziato destinando una quota del contributo di fusione, che ammonta a circa 2 milioni di euro l'anno, al contrasto allo spopolamento.
“Non chiediamo di mantenere artificialmente in vita attività senza prospettive – precisa il gruppo – ma di aiutare le realtà con una comprovata funzione di servizio alla comunità”. E per il caso specifico di Sant’Antonio, Costruiamo Borgo propone di incontrare i gestori, verificare le condizioni per favorire il subentro, coinvolgere le associazioni di categoria, valutare con Valbelluna Servizi possibili sinergie con la farmacia e predisporre un bando.
“Sarebbe bello - commenta Lavanda - che i Comuni si interessassero, ad esempio sfruttando bandi esistenti o cercando agevolazioni per i giovani. Anche i cittadini potrebbero pensare a una cooperativa: noi diamo piena disponibilità ad aiutare nel passaggio, perché teniamo al mantenimento sia delle attività in sé sia del personale qualificato”.
“Abbiamo tenuto duro finora - conclude - per l’orgoglio di andare avanti e per non lasciare due paesi privi dei negozi. Ci aspettavamo forse un maggiore interesse da parte di giovani o di qualcuno che volesse mettersi in gioco, ma è anche vero che un tempo, se nascevi in una famiglia di imprenditori, era quasi normale andare avanti sulla stessa strada mentre ora non è più così, tanto più nel nostro settore. Come noi tanti punti vendita in Veneto hanno questo problema, eppure il lavoro non manca: è davvero un peccato sapere che non c’è interesse”.













