“Avevamo promesso a papà che il negozio non sarebbe morto ed è stato un successo. Ma il ricambio generazionale non c'è”. Storia di 2 sorelle e una cartoleria ultracentenaria
Tra le mura feltrine, resiste una piccola cartoleria che da trent’anni è gestita dalle sorelle Rossana e Silvia Possiedi, che hanno saputo - e dovuto - reinventarsi per sopravvivere in un mondo dominato dall’online. Il Dolomiti è andato a trovarle per farsi raccontare la loro storia

FELTRE. È “nuova” solo perché, dal 1995, a esserne protagoniste sono le sorelle Silvia e Rossana, che ci raccontano la storia della loro famiglia tra queste pareti storiche. Ma la “Nuova cartoleria Possiedi” ha cent’anni di vita, che ancora si respirano tra le mura feltrine che la racchiudono, quasi a proteggerla.
“L’attività è della nostra famiglia dagli anni Venti del secolo scorso - esordiscono le titolari - con i nonni Giovanni Possiedi e Francesca Fanny Cambruzzi che rilevarono lo stabilimento tipografico e annesso il piccolo negozio di cancelleria al minuto. Poi è passato ai figli, Bruno e Gino, nostro papà, e infine siamo arrivate noi”.
Nonno Giovanni avviò infatti la tipografia Panfilo Castaldi, la cui grande storia si interruppe negli anni Novanta. “Lo stabilimento era qui di fronte - proseguono - ma noi ci siamo divise dalla tipografia, che seguì il suo corso. Avevamo promesso a papà che l’attività di cancelleria non sarebbe morta con essa e così abbiamo fatto, mantenendo il negozio com’era un tempo, salvo espanderci un po’”.
In questi trent’anni, infatti, Rossana e Silvia hanno sistemato e ingrandito pezzo dopo pezzo i locali, ma lasciando che si respirasse la stessa atmosfera di un luogo storico, quasi nostalgico di un mondo oggi sempre più raro. Tanto che anche gli arredi sono rimasti quelli, seppur restaurati. “Ci siamo specializzate in alcuni servizi - spiegano - in particolare il confezionamento, la bellezza delle carte e delle decorazioni, le bomboniere. La tradizione è sempre rimasta, affiancata a qualcosa di più”.
I riconoscimenti a questa tradizione non sono certo mancati, con le targhe di bottega storica che accolgono all'ingresso, la prima delle quali risalente al 2016. Entrando, tra gli scaffali si trovano poi biglietti di ogni tipo, stampe di Feltre e Belluno, album di fotografie rilegati artigianalmente, oggetti per la casa, idee regalo. Ma soprattutto la creatività, che online non si trova. “Tutti questi oggetti funzionano ancora - aggiungono - nonostante su internet ci sia qualsiasi cosa. Se le persone vengono da noi, però, è soprattutto perché conoscono il negozio, conoscono noi e sanno che qui trovano cose uniche. Passano anche diversi turisti, grazie soprattutto alla vicinanza al Museo Diocesano, in più abbiamo una presenza sui social al giorno d’oggi indispensabile. Tuttavia, la creatività che mettiamo nel lavoro e la simpatia con i clienti restano insostituibili se si vuole sopravvivere”.
E di certo nessuna delle due manca. Da un lato, Rossana e Silvia confezionano pacchi e bomboniere seguendo la loro fantasia e usando carte, fiocchi e nastri di ogni tipo, spingendo così molte persone a chiedere un tocco di originalità in più per i loro regali che un acquisto su Amazon non può garantire. “Non obblighiamo a prendere le nostre bomboniere - confessano - ma ci portano spesso oggetti utili come olio, miele, una volta perfino un salame. E noi mettiamo la nostra manualità nel costruirci attorno la confezione”.
Dall’altro, come spesso accade con i piccoli negozi che ancora resistono, le persone che entrano anche solo per salutare, fare due chiacchiere e mangiare dei confetti, e questo fa ancora la differenza. “In un mondo dominato dall’online - notano - a distinguerti è la simpatia. Feltre, come molte piccole città, vive un momento difficile per le continue chiusure di attività: dobbiamo perciò mantenere un rapporto con la gente e avere cose accattivanti sugli scaffali, affinché le persone abbiano piacere a entrare. Le cartolerie, in particolare, chiudono ovunque, perciò è indispensabile reinventarsi perché solo di quello non si vivrebbe. Si pensi che sono tornati di moda pennini e carta da lettere: tanti, anche giovani, si stanno appassionando ai corsi di calligrafia e qui da noi trovano strumenti per dare un tocco in più a questa riscoperta del passato”.
E il futuro? Rossana non ha figli e il prossimo anno andrà in pensione, mentre il figlio di Silvia, che ha comunque davanti a sé ancora dieci anni di lavoro, ha preso un’altra strada. “Il ricambio generazionale non c’è più. Porteremo avanti l’attività finché possibile - concludono - ma si fatica a pensare di mollare perché siamo cresciute qui dentro, ci è piaciuto farlo, e di fatto il negozio di oggi lo abbiamo creato noi. Insomma, è casa nostra: non obbligheremo mai figli e nipoti a subentrare, come non è stato fatto con noi, per cui ci penseremo a tempo debito”.












