Come far restare i giovani nell’azienda di famiglia dopo oltre cent’anni? “Bisogna dare loro fiducia. Io lavoro ancora per passione, mentre mio figlio si occupa di innovazione”
Nata agli inizi del Novecento, la ditta Francescon Srl di Fonzaso lavora ancora oggi guidata dalla stessa famiglia. Per capire il segreto di un passaggio generazionale che continua a funzionare, Il Dolomiti ha incontrato il titolare Luciano Gesiot, che assieme al figlio Lorenzo porta avanti l’attività tra passione e innovazione. “Qualsiasi cosa nuova mi avessero proposto l’avrei provata: avevo passione e voglia di fare. Ora la stessa fiducia dobbiamo lasciarla ai giovani”

FONZASO. Oltre cent’anni di vita e la capacità di tramandare ancora oggi un'attività di famiglia di generazione in generazione: è la storia della ditta Francescon Srl, con il cui titolare Luciano Gesiot il Dolomiti ha cercato di capire come si trasmettono passione e impegno di genitore in figlio mentre, fuori, i tempi cambiano e le nuove generazioni prendono spesso strade diverse.
Recentemente premiata da Appia a Roma (qui), l’azienda, con sede a Fonzaso, nasce nel 1910, quando il fabbro Nicola Marin apre a Feltre un’officina di lavorazione del ferro. Dopo la prima guerra mondiale, durante la quale si produce materiale ausiliario da campo, nel 1919 riprende l'attività originaria e nel 1922 apre la ditta Marin-Francescon, con Nicola Marin e il genero Aristide Francescon.
Poco dopo la metà degli anni Cinquanta, iniziano la produzione di cucine a fuoco a gas e, con esse, i rapporti commerciali con realtà nazionali e internazionali, come la Rinascente di Milano o le Galeries Lafayette di Parigi - fino ai rapporti commerciali in Australia, Asia, America del sud e Africa. Il trasferimento a Fonzaso avviene invece nel 1982 con il nome Gescu-Francescon di Gesiot Luciano e poi, dal 2009, Francescon Srl.
Attualmente produce cucine a legna, termocucine, cucine professionali, stufe e cappe ed è guidata da Luciano con il figlio Lorenzo. “Mi laureai in psicologia clinica e scienze motorie - racconta - mentre continuavo a lavorare. Essendo nato dentro un’officina, da piccolo quelle erano le mie vacanze al mare: mi piaceva lavorare con le mani e, nonostante le altre opportunità presentatesi negli anni, ho scelto di continuare questa strada”.
Una strada di famiglia: Nicola Marin era infatti il bisnonno di Luciano e da lì l’attività è passata al nonno e poi alla madre, fino ad oggi con Lorenzo. Anche lui ha una storia diversa dal settore artigiano: si è laureato in biotecnologie mediche, ha fatto il dottorato e lavorato diversi anni in università. “Avrebbe anche potuto guidare un laboratorio a Salisburgo - precisa - ma ha scelto assieme alla moglie di rimanere qui. Oggi abitano a Treviso e lui si occupa di innovazione in azienda: porta cose nuove rispetto a quelle che si facevano prima”.
Un aspetto fondamentale nei passaggi generazionali che funzionano: vecchie generazioni aperte alle sfide portate dalle nuove, dando loro fiducia. Un tema sul quale prevale spesso una certa difficoltà nel riconoscere determinate caratteristiche nel figlio/a: è fondamentale invece capire quello che le nuove generazioni cercano, che non necessariamente corrisponde a una visione più tradizionale, e accrescere la consapevolezza che anche nell’artigianato è possibile fare innovazione e crescere professionalmente (qui la riflessione).
“Mio nonno - prosegue - era un po’ ‘inquadrato’, perciò per provare cose nuove, nel 1981, aprii un’azienda per conto mio, pur continuando a lavorare per la ditta madre, dove io stesso ho comunque portato innovazione all'epoca. Sono stato infatti il primo a fare il patentino per saldatori, sconosciuto in provincia di Belluno. Lo feci alla Fincantieri di Marghera: ora questo stesso ragionamento va fatto, su fronti diversi, con la nuova generazione”.
Di innovazione si occupa infatti Lorenzo, classe 1981, che ha scelto di restare a Belluno andando, confessa il padre, “molto controcorrente”: hanno prevalso probabilmente tanti fattori, tra cui la vicinanza alla famiglia, il legame con il territorio, e in parte la comodità di lavorare in una realtà già strutturata. Ma, in essa, anche un terreno fatto di fiducia e possibilità.
Oggi l’azienda opera sul territorio nazionale e Luciano, al lavoro dagli anni Settanta e in pensione da 11, continua a darsi da fare guidato dalla passione. “Continuo con i restauri e a fare l’artigiano - conclude - perché è quello che mi piace, tanto che non mi sembra nemmeno di lavorare. Nella vita ho sperimentato cose diverse e lavorato in molte aziende, italiane e internazionali, grazie a un titolo di perito industriale acquisito dopo la laurea. A dire il vero, qualsiasi cosa nuova mi avessero proposto l’avrei provata: avevo passione e voglia di fare. Ora la stessa fiducia dobbiamo lasciarla ai giovani”.













