Svolta per gli interventi della guardia di finanza. Soccorsi attivati senza giustificato motivo? Si paga: "Proteggiamo la capacità di risposta nelle emergenze"
Nuovo regolamento per gli interventi della guardia di finanza: "L'obiettivo non è scoraggiare le persone dal chiedere aiuto, ma evitare richieste effettuate con leggerezza o prive di una concreta motivazione"

TRENTO. Quando una persona è in pericolo, ogni minuto può essere decisivo. Per questo è fondamentale che il sistema dei soccorritori possa intervenire rapidamente e concentrare energie e risorse sulle situazioni di reale emergenza. E la guardia di finanza vara un nuovo regolamento: chi attiva i soccorsi senza giustificato motivo dovrà sostenere i costi.
E negli scenari di soccorso rientra anche la guardia di finanza, gli operatori sono pronti a entrare in azione in mare e in montagna, così come nelle zone più difficili da raggiungere e in occasione di calamità o altre emergenze.

Il corpo può mettere a disposizione personale specializzato, unità cinofile, mezzi, elicotteri, aerei, droni e unità navali. E sono entrate in vigore nuove regole per gli interventi effettuati dalla guardia di finanza.

Chi provoca volontariamente o con un comportamento gravemente imprudente una situazione che rende necessario il soccorso dovrà pagare l'intervento. Stesso principio che si applica a chi richiede un intervento senza una reale necessità o senza un giustificato motivo.

"Non viene introdotto alcun pagamento generalizzato. Chi si trova in una situazione di pericolo oppure teme concretamente per l'incolumità di un'altra persona, deve continuare a chiedere aiuto senza esitazione", specifica la guardia di finanza. "Il pagamento non sarà automatico. Prima verrà sempre prestato il soccorso e soltanto dopo la conclusione delle operazioni saranno ricostruite e valutate le circostanze che hanno determinato l'intervento".

Gli interventi possono durare molte ore e richiedere un rilevante impiego di unità e mezzi. "Una chiamata ingiustificata non è priva di conseguenze: può impegnare risorse che, in quel momento, potrebbero essere necessarie per soccorrere chi si trova realmente in pericolo".
L'obiettivo delle nuove regole "non è scoraggiare le persone dal chiedere aiuto, ma evitare richieste effettuate con leggerezza o prive di una concreta motivazione. In questo modo si proteggono le risorse pubbliche e, soprattutto, la capacità di risposta dell'intero sistema di soccorso", conclude la guardia di finanza.
Un'ipotesi che era già emersa durante l'anno scorso (Qui articolo e qui approfondimento) con partenza dalla legge di bilancio 2026, ora la decisione è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale.














