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Trento
18 ottobre | 21:00

In montagna con le infradito? Se ci si fa male, si potrebbe pagare l'intervento di tasca propria: l'ipotesi spiazza il mondo dei soccorritori tra tanti dubbi

L'indiscrezione arriva da La Repubblica e la decisione sarebbe legata alla prossima legge di bilancio. Un'ipotesi che spiazza il mondo dei soccorritori

ROMA. L'indiscrezione arriva da La Repubblica e, se veramente fosse confermata, andrebbe a stravolgere l'ambito del soccorso in montagna (e non solo) nel caso d'intervento da parte dei tecnici del soccorso alpino della guardia di finanza.

 

Ebbene, secondo il quotidiano diretto da Mario Orfeo, la legge di bilancio, che verrà approvata entro il 31 dicembre 2025 ed entrerà in vigore a gennaio 2026, porterà ad una stretta che, se confermata, sarà epocale.

 

In poche parole, come riporta La Repubblica, "se i soccorsi saranno imputabili al dolo o alla colpa grave di chi è ritrovato in una situazione di pericolo perché ha messo in atto comportamenti imprudenti, ma anche se la richiesta di intervento sarà giudicata immotivata o ingiustificata", allora le spese saranno a carico della o delle persone soccorse. "Non bisognerà pagare le spese di soccorso se si è a bordo di navi o aerei in situazioni di pericolo. In questi casi, infatti, resta valido l'obbligo di salvataggio. Restano ferme anche "le priorità delle esigenze di soccorso pubblico".

 

Insomma, in buona sostanza, secondo quanto riportato, un'anticipazione della legge di bilancio, chi si ritroverà in situazione d'emergenza a causa di un proprio comportamento imprudente o chiamerà i soccorsi senza una motivazione reale e risulterà, dovrà sborsare di tasca propria il costo del soccorso.

 

Quanto? Non è ancora dato saperlo e, soprattutto, come quantificarlo? La notizia è piombata come un fulmine a ciel sereno nel mondo del soccorso. Il personale del soccorso alpino della guardia di finanza non ne sapeva nulla ed è rimasto stupito, così come il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico che, molto spesso, opera in stretta sinergia proprio con il Safg (soccorso alpino della guardia di finanza).

 

Nessuna dichiarazione ufficiale (si tratta pur sempre di anticipazioni, anche se Repubblica riporta la notizia con dettagli e piena cognizione di causa) nemmeno dal Cnsas, anche se i "rumors" raccontano di una totale incredulità di fronte a tale possibilità.

 

Sì, perché poi si aprirebbe un mare magno normativo che definire complicato è puro eufemismo, con una casistica che, da tanto è varia, fa già preoccupare solamente all'idea.

 

Ad esempio: a chi spetterebbe il compito di definire l'eventuale "colpa grave" di un escursionista o alpinista? La nuova norma sarebbe applicabile solamente in caso d'intervento dell'elicottero del Sagf o anche quando ad intervenire sono le squadre a terra? E, nel caso in cui fosse il Cnsas a chiedere il supporto del Sagf, chi sarebbe il "diretto committente" dell'incarico? Sarebbe il soccorso alpino a dover "pagare" la guardia di finanza e poi pretendere il dovuto dal soggetto o dai soggetti interessati?

 

E, nel caso in cui un escursionista impreparato, colpevole di "dolo", si rifiutasse di pagare il dovuto, chi si occuperebbe di andare al recupero del credito? L'ufficio legale della Guardia di Finanza o le Fiamme Gialle dovrebbero affidarsi a professionisti esterni?

 

E poi le tariffe: trattandosi non di un soggetto privato o para pubblico, ma di un corpo militare, come "quantificare" l'intervento? La tariffa cambierebbe da scenario a scenario oppure sarebbe la medesima, sia nel caso di un'operazione svolta - ad esempio - in un bosco che ad altissima quota? "E' un'anticipazione giornalistica e come tale la prendiamo. Ma, messa così, più che un deterrente è demagogia pura" è l'amaro commento di un soccorritore che, quando ha visto quanto riportato da Repubblica, è saltato letteralmente sulla sedia.

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