“L’operaio ideale è quello che entra in azienda a 20 anni e la lascia a 35 per diventare imprenditore", la visione di Cerentin: "Artigianato, manca attrattività"
L’artigianato e le piccole medie imprese, eccellenza dell’economia bellunese e italiana, affrontano oggi un limite importante: la mancanza di attrattività per i giovani, che non lo vedono ancora come un settore ad alta capacità tecnologica e di innovazione. L’intervista ad Andrea Cerentin, uno dei titolari di Cerentin F.lli Lattonerie e vicepresidente di Appia Cna

BORGO VALBELLUNA. L’artigianato e le piccole medie imprese, eccellenza dell’economia bellunese e italiana, affrontano oggi un limite importante: la mancanza di attrattività per i giovani, che non lo vedono ancora come un settore ad alta capacità tecnologica e di innovazione. “L’artigianato ha una sua dignità e una maniera di esistere anche per il futuro: per raggiungerle ci vogliono competenze trasversali, che si ottengono convincendo i ragazzi che, tra le opzioni diploma e lavoro da un lato, percorso di studi elevato e crescita professionale dall’altro, esiste una terza possibilità che invece loro non vedono” afferma a Il Dolomiti Andrea Cerentin, uno dei titolari di Cerentin F.lli Lattonerie e vicepresidente di Appia Cna.
Dopo averci raccontato il mondo dell’impresa artigiana nel Bellunese e ciò di cui ha oggi maggiormente bisogno, Cerentin affronta il tema della formazione. La nostra provincia è già impegnata a sviluppare percorsi di alto livello per colmare quel gap di conoscenza che da sempre è un nostro punto debole. Vale anche nell’artigianato, con Appia Cna che è partner del progetto “Belluno synergy lab: co-progettare l’economia della conoscenza nel bellunese”, progetto che secondo Cerentin funziona perché parte dal territorio. “L’idea è molto ambiziosa - afferma - e funziona perché il punto di partenza sono il territorio e le sue imprese. Non dobbiamo infatti calare dall’alto idee che nulla hanno a che fare con la realtà locale, ma piuttosto partire dal nostro ecosistema e dal know-how storicamente presente in una provincia fortemente manifatturiera come la nostra. Solo così c’è la possibilità di creare qualcosa di più”.
Inevitabile in questo il coinvolgimento del mondo delle scuole. “Sempre più spesso, soprattutto tramite le associazioni di categoria, abbiamo contatti con le università - prosegue Cerentin - che dimostrano una crescente attenzione verso la piccola media impresa in tutto il nord-est. Quello che manca è invece il passaggio intermedio, cioè il collegamento tra scuole superiori e aziende. La nostra ultima assunzione fa seguito a un apprendistato duale con un istituto tecnico, durante il quale lo studente alternava settimanalmente giorni di lavoro presso la nostra azienda e giorni a scuola. È un progetto molto interessante, tanto che il ragazzo ha deciso dopo il diploma di restare a lavorare con noi, ma non basta. Se in passato non veniva prospettata agli studenti la possibilità di figure ibride nel mondo del lavoro, come invece di fatto siamo noi, e si delineava invece un futuro ineluttabile per aziende di un certo tipo perché la lavorazione su misura sarebbe stata soppiantata dallo standard, oggi sappiamo che non è così ma dobbiamo far sapere ai giovani che nel loro territorio ci sono imprese che lavorano con una platea di clienti, anche a livello internazionale, alla ricerca di prodotti su misura e made in Italy di alta qualità".
"Per garantire questa qualità, quelle aziende hanno bisogno di giovani consapevoli del fatto che in esse, oltre alla lavorazione in officina, si utilizzano tecnologie moderne e si può crescere professionalmente. È quella terza possibilità - afferma - di cui parlavo prima, e che può oltretutto incentivare l’imprenditoria: il nostro operaio ideale è infatti quello che entra in azienda a 20 anni ma so già che a 35 mi lascerà. Fa parte della nostra cultura, ma perché accada deve conoscere un mondo artigiano fatto di magazzini digitalizzati e di lavorazioni realizzate tramite software, modellazione 3D e macchinari evoluti ma usati in maniera artigianale, cioè con l’idea che non verrà mai meno una forte componente di manualità”.
Per rendere possibile questo avvicinamento con le nuove generazioni servono dunque formazione e comunicazione. L’azienda di Cerentin, ad esempio, ha ampliato la sua sede di Castion con un’aula attrezzata per i corsi di Appia Cna, che coinvolgono le aziende artigiane associate, ma a disposizione anche di chi vuole fare ulteriori attività formative nell’ottica di offrire un servizio allo sviluppo dell’intero territorio. “A oggi non è più una questione di retribuzione - conclude Cerentin - perché le aziende artigiane sono pronte a riconoscere stipendi adeguati e percorsi di crescita professionale ai dipendenti. Siamo disponibili a fare formazione continua, che non è più quel fastidio che era un tempo nell'edilizia, ma spesso anche nelle piccole aziende manifatturiere, quando significava solo perdere giornate di lavoro. Ora il nostro sguardo è cambiato in parte perché siamo la nuova generazione e in parte perché è cambiato il contesto, per cui l’idea di proporre percorsi di formazione tecnica, sia legata al proprio settore sia più generale per accrescere le competenze del personale, è sul tavolo ma va approfondita e supportata”.












