''Nessuno è obbligato a condividere la propria vita con un cane ma nessun cane deve soffrire la catena per condividere con un umano la sua vita''
L’associazione Apaca di Belluno interviene su una pratica vietata dalla legge, ma ancora troppo spesso praticata: la detenzione dei cani a catena. “C’è chi, anche tra gli addetti ai lavori, tollera e giustifica la catena se è lunga e magari scorrevole”: ecco perché non è vero e quali conseguenze può avere sull’animale

BELLUNO. “Nessuno è obbligato a condividere la propria vita con un cane, né esiste il diritto a possederne uno: se così è, nessun cane deve soffrire la catena per la convivenza con un umano che non lo rispetta”. Non è mai di troppo tornare sul divieto di detenzione del cane a catena. Lo sa bene l’associazione Apaca di Belluno, che da oltre vent’anni si occupa di cani abbandonati, alcuni dei quali provenienti da situazioni di maltrattamento compresi interi anni (se non tutta la vita) passati legati a una catena.
Una pratica che, seppur vietata dalla legge 82/2025 su tutto il territorio nazionale, sembra non passare mai di moda. “C’è chi, anche tra gli addetti ai lavori - nota infatti Apaca - tollera e giustifica la catena se è lunga e magari scorrevole”.
L’associazione ricorda infatti come la Regione Veneto sia stata tra le prime a introdurre il divieto nel 2014, quando stabilì che “al proprietario o al detentore anche temporaneo di animali di affezione è vietato l’utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo che per ragioni sanitarie o per misure urgenti e solamente temporanee di sicurezza, documentabili e certificate dal veterinario curante”. Undici anni dopo, il divieto è stato esteso a tutto il territorio nazionale con una formula analoga e l’introduzione di una sanzione amministrativa da 500 a 5 mila euro.
“È da considerare ‘esigenza di sicurezza’ - specifica l'associazione - solamente un evento imprevisto che mette a rischio lo stesso animale o l’incolumità di persone o altri animali. Tale evento deve essere del tutto temporaneo e, pertanto, la misura di sicurezza della catena o di altro strumento di contenzione deve essere altrettanto temporanea, cioè durare il tempo strettamente necessario per gestire la situazione. Invece, non ne è mai consentito l’uso che determini sofferenza all’animale, come impedire il movimento, creare lesioni, non consentire di raggiungere acqua, cibo o una zona protetta dall’irraggiamento solare o dalle intemperie”.
Tuttavia, come spesso accade, fatta la legge, trovato l’inganno. Apaca sottolinea infatti come ancora troppo spesso, purtroppo, “taluno, e in alcuni casi si tratta anche delle forze dell’ordine, consideri in qualche modo accettabile e ammissibile la detenzione a catena se è lunga e, ancor di più, se agganciata a un filo di ferro che la fa scorrere per alcuni metri. Ciò accade soprattutto quando l’alternativa per il cane è la detenzione in un box (magari inadeguato) o in una stanza della casa: l’idea è che la detenzione alla catena lunga e magari scorrevole assicuri al cane un po’ di movimento”.
Non è però così, ed è bene ribadirlo. “Si tratta di un’opinione del tutto sbagliata - prosegue - e, nel caso delle forze dell’ordine, arbitraria, che contrasta nettamente con la disposizione dell’art.10 della legge 82/2025, la quale ha introdotto il divieto assoluto di custodire i cani con la catena o con altro strumento di contenzione similare che ne impedisca il movimento, ammettendo la sola eccezione della sussistenza di documentate ragioni sanitarie o esigenze di sicurezza urgenti e solo di natura temporanea”.
Dunque che sia corta, lunga, scorrevole, o usata per più o meno tempo, se non sussiste una di queste condizioni, non si può in alcun caso utilizzare. “Perché non è ammissibile alcuna altra deroga oltre alle due ammesse dalla legge? Perché la detenzione alla catena o con altri simili mezzi - conclude l’associazione - è in contrasto con le esigenze e i bisogni etologici del cane ed è causa di sofferenza fisica (dolore e lesioni al collo, problemi muscolo-scheletrici e spesso stress termico) e psicologica (frustrazione e stress che sfociano in aggressività o stereotipie, deprivazione sensoriale e senso di vulnerabilità)”.
Avere un cane, come detto inizialmente, non è un obbligo né un diritto, ma una libera scelta consapevole. E la convivenza comporta obblighi e doveri sanciti dalla legge, ma che affondano le loro radici in una responsabilità che precede ogni norma: quella umana.












