Caso di rabbia in un cane, ora scatta il vaccino per 5mila animali e trattamento per 30 persone: ''Tutto per colpa della stupidità umana''
A pochi giorni dalla soppressione di un cane a Vittorio Veneto affetto da rabbia, e dal provvedimento che ha imposto l’obbligo vaccinale per oltre 5mila tra cani e gatti, a intervenire è l’associazione bellunese Apaca. Oltre a rassicurare sul rischio di diffusione nel territorio, condanna l’irresponsabilità con cui spesso l’uomo affronta le questioni inerenti il mondo animale

BELLUNO. “Da dove poteva venire un possibile nuovo rischio se non dall’idiozia di un membro della specie umana?”. È netto il commento dell’associazione Apaca di Belluno alla notizia di un recente caso di rabbia in un cane alle porte della provincia, che ha fatto scattare nell’area l’obbligo vaccinale per tutti i cani e i gatti per i prossimi sei mesi.
L’ente bellunese, che da anni si occupa di accogliere i cani abbandonati e trovare loro un’adozione, interviene infatti per rassicurare in merito al rischio di contagio nel Bellunese, ma soprattutto per mettere in guardia da comportamenti superficiali che innescano problemi di impatto non solo sanitario, ma anche economico e sociale.
Cos’è accaduto? A Vittorio Veneto, in località San Giacomo di Veglia, un cane è stato soppresso dal servizio veterinario dell’Ulss 2 e, per ordinanza della sindaca, oltre 5mila tra cani e gatti - compresi quelli delle colonie feline - dovranno ora essere vaccinati contro la rabbia nei prossimi 15 giorni. A quel punto, i cani vaccinati potranno circolare nei luoghi pubblici solo a guinzaglio corto fino a quando la copertura vaccinale non sarà efficace (cioè dopo 21 giorni), mentre si suggerisce di tenere i gatti in casa il più possibile.
La rabbia infatti è una zoonosi che colpisce animali selvatici e domestici (a essere maggiormente colpiti sono il cane e la volpe), ma si può trasmettere all’uomo e ad altri animali attraverso il contatto con saliva di animali malati, quindi ad esempio a seguito di morsi, ferite, graffi o contatto con mucose. Quando i sintomi si manifestano, la rabbia ha ormai già un percorso fatale sia per gli animali che per l’uomo.
“Non solo - rileva Apaca - ma, oltre alla proprietaria, altre 30 persone venute a contatto con il cane malato sono state sottoposte a trattamento, mentre 10 cani sono stati trasferiti per i 60 giorni di quarantena presso il canile sanitario di Ponzano. C’è poi il danno economico: anzitutto per le famiglie vittoriesi che dovranno accollarsi oltre 200mila euro di spese per le sole vaccinazioni, e poi per gli enti coinvolti nel monitoraggio e nella sorveglianza, cioè Comune, Ulss 2 e Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che è anche Centro di referenza nazionale per la rabbia”.
Il punto, in questo caso, è però un altro. “Tutto questo - prosegue Apaca - per l’idiozia di un conoscente della proprietaria (anche lei non esente da responsabilità), che recatosi in Marocco per un viaggio turistico ha introdotto illegalmente in Italia un cane affetto da rabbia, poi soppresso per il grave quadro clinico. Un comportamento innanzitutto illegale, perché l’introduzione di un animale è subordinata a precisi accertamenti imposti dal Ministero della salute e dall’Unione europea per prevenire la diffusione di zoonosi, ma anche segno della superficialità e della irresponsabilità con cui spesso si affrontano le questioni inerenti gli animali”.
Secondo l’associazione, sarebbe infatti bastato andare in rete per sapere che il Marocco è uno dei Paesi di origine del virus. “Quella registrata a Vittorio Veneto - spiega ancora - è la cosiddetta ‘rabbia urbana’, la forma epidemiologica in cui è il cane il principale serbatoio del virus. L’altra è la ‘rabbia silvestre’, che i bellunesi hanno conosciuto tra l’autunno 2008 e la primavera 2011, quando la provincia è stata interessata da un’epidemia che ha portato a una campagna vaccinale a tappeto che ha azzerato i casi di infezione e permesso di ottenere nel 2013 lo stato di indennità dalla malattia”.
“A beneficio dei tanti detrattori della fauna selvatica - conclude Apaca - è bene sottolineare che si tratta di una condizione ancora attuale, confermata di recente dal Ministero della salute che, nella nota prot. n.16351 del 04.06.2025 con la quale ha fornito indicazioni operative per la gestione dei casi sospetti in cani e gatti, ha attestato che, in assenza di circolazione sul territorio italiano e nelle aree confinanti, si ritiene nullo il rischio di trasmissione di RABV da carnivori selvatici”.
Ancora una volta, quindi, sta tutto nel rispetto delle normative, e della natura, da parte dell’unico componente di quest’ultima che spesso si ostina a non farlo.












