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Belluno
07 aprile | 08:33

Leishmaniosi, al via il piano di sorveglianza con Apaca. L’Ulss rassicura: “Situazione sotto controllo a Belluno, ma prima di viaggiare rivolgetevi al veterinario”

Da pochi giorni è partita un’attività di sorveglianza epidemiologica in provincia di Belluno per il monitoraggio della leishmaniosi. Il piano è regionale e vedrà coinvolti il servizio veterinario dell’Ulss 1 Dolomiti e il canile Apaca, che spiegano di cosa si tratta, come la malattia è arrivata nel territorio e come prevenirne la diffusione

Foto archivio

BELLUNO. È partita l’attività di sorveglianza per la leishmaniosi in collaborazione tra Ulss 1 Dolomiti e il canile Apaca di Belluno.

 

“La situazione è al momento sotto controllo, ma questo piano ci permette di avere un dato statisticamente significativo su quanto viene fatto”, spiega a Il Dolomiti Enrico Francione, direttore del servizio veterinario.

 

Ad annunciare la collaborazione alcune settimane fa era stata Apaca, sottolineando come, tra le zoonosi, “la leishmaniosi rappresenta un rilevante problema di sanità pubblica: si tratta di una malattia parassitaria causata da Leishmania infantum, trasmessa da un insetto vettore (flebotomo o pappatacio), molto diffusa su scala globale e che alle latitudini italiane interessa principalmente il cane e l’uomo come ospite accidentale”.

 

Per questo, a fine 2025 la Regione Veneto ha emanato delle direttive per attuare, nel corso del 2026, un'attività di sorveglianza nella popolazione canina e rafforzare la tutela della salute pubblica e il benessere animale in un’ottica One Health — il modello sanitario basato sul riconoscimento che la salute umana, animale e quella dell’ecosistema sono indissolubilmente legate tra di loro.

 

Non si sottrae alla sorveglianza anche Belluno, nonostante la minor incidenza della malattia.

 

Lo scorso anno, infatti, era risultato positivo un cane autoctono a Limana, facendo crescere l’attenzione nel territorio.

 

“A Belluno, dove è da poco endemica, la leishmaniosi — sottolinea Apaca — ha approfittato di due fattori concomitanti: l’evoluzione del rapporto uomo-animale (compreso l’arrivo dal Sud di migliaia di cani che, per la superficialità di chi li ha spediti e di chi li ha fatti arrivare, hanno fatto esplodere il potenziale infettivo) e i cambiamenti delle condizioni climatico-ambientali, che hanno favorito l’espansione dei pappataci anche in aree più settentrionali dove le temperature sono diventate sempre più calde”.

 

Nonostante quindi il problema sia contenuto, anche la provincia aderisce al piano regionale: abbiamo perciò chiesto a Francione com’è la situazione.

 

“Con l’indagine possiamo campionare un numero significativo di cani — risponde — con lo scopo di monitoraggio. Devono avere determinate caratteristiche, in primis essere stanziali sul territorio da un certo periodo di tempo. Come sanità pubblica, facciamo indagini dove abbiamo un numero di esemplari che ci consenta di farlo in maniera significativa.  Saranno perciò coinvolti gli animali presenti in Apaca e quelli nel canile sanitario da più di sette giorni, ma non i cani di privati: in quei casi, se ci sono infezioni sospette, sarà il veterinario di fiducia ad attivare la segnalazione”.

 

La sorveglianza epidemiologica è partita alcuni giorni fa e sarà svolta nel periodo primaverile-estivo, per poi continuare nei prossimi anni.

 

Si procede con prelievi ematici sui cani e il monitoraggio di eventuali sintomi e segni riconducibili alla leishmaniosi (presenza di forfora, caduta del pelo, ulcerazioni localizzate in diverse regioni del corpo, crescita abnorme delle unghie, ingrossamento dei linfonodi e della milza e, nella fase terminale, insufficienza renale e morte).

 

Alla sorveglianza sui cani si aggiunge quella entomologica dei vettori (pappataci o flebotomi), eseguita con apposite trappole per la loro cattura che saranno posizionate da maggio a settembre.

 

“Avevamo già svolto un’indagine prima di questo piano — prosegue Francione — a seguito del caso a Limana, per capire se ci fosse presenza di vettori nella zona e se ci fossero cani positivi nelle zone limitrofe. L’indagine non ha avuto riscontri in tal senso, per cui al momento riteniamo si sia trattato di un caso episodico, che non si contestualizza nel circondario”.

 

Il piano di sorveglianza permetterà ora uno step in più, come nota l’associazione: “Aiuterà a valutare la diffusione della malattia — scrive infatti Apaca — e impedire che colpisca l’uomo attraverso la puntura dei pappataci nelle sue forme cliniche principali: viscerale, potenzialmente letale, e cutanea, con papule, noduli o ulcere di solito su viso, braccia o gambe, che possono produrre cicatrici permanenti”.

 

E chi possiede cani cosa può fare? Oltre a controllare l'eventuale comparsa di sintomi sui propri amici a quattro zampe, si deve fare attenzione qualora si voglia uscire dalla provincia.

 

“In questo caso — conclude Francione — sicuramente è bene usare un trattamento repellente in corso di efficacia, che rimane lo strumento principale. Poi dipende da dove si va: c’è la possibilità anche di usare un vaccino, ma la valutazione va fatta con il proprio veterinario. Consiglio comunque di informarsi con quest’ultimo prima di ogni spostamento”.

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