Primavera, tornano le zecche. Belluno la provincia più colpita da TBE: i consigli per la prevenzione, dai comportamenti al vaccino
Con la primavera, l’Ulss 1 Dolomiti rinnova l’appuntamento con la prevenzione anti Tbe, malattia molto insidiosa trasmessa dalle zecche. Ma alta è anche l’incidenza della malattia di Lyme: ecco dunque i consigli per prevenire, sia a livello comportamentale sia per vaccinazione

FELTRE. “Rinnoviamo l’appuntamento sul tema perché a volte non ci si rende conto della gravità potenziale che una puntura di zecca può avere”. Con l’inizio della primavera, l’Ulss 1 Dolomiti rilancia l’importanza della prevenzione e della vaccinazione per le malattie trasmesse dalle zecche.
Nel territorio bellunese, il più colpito da Tbe in Veneto, la specie prevalente è Ixodes ricinus, che vive in aree boschive e di pascolo con elevato tasso di umidità. Lo scorso anno il progetto Monzec ne ha monitorato la distribuzione in Tirolo orientale, Val Pusteria e provincia di Belluno.
“I primi dati sul periodo marzo-luglio 2025 - spiega Enrico Francione, direttore del servizio veterinario - sono stati ottenuti sia con la sorveglianza attiva, con operatori che hanno raccolto in loco le zecche, sia con quella passiva, tramite zecche raccolte su animali domestici o selvatici, questi ultimi conferiti all’Istituto zooprofilattico”.
La prima ha portato ad analizzare 86 esemplari, dai quali è emersa un’incidenza del 38% del batterio Borrelia (responsabile della malattia di Lyme), del 6% dell’Anaplasma phagocytophilum (che provoca anaplasmosi) e dell’1% del virus dell'encefalite da zecche o Tbe. Proporzioni confermate dalla sorveglianza passiva: su 60 zecche, il patogeno TBEv era presente nel 2% dei casi, mentre la Borrelia nel 17%.
“Rispetto allo storico del 2010 - spiega il medico - c’è una tendenza all’aumento della positività di questo patogeno, ma i dati saranno aggiornati con la stagione 2026”.
Di cosa si tratta nei fatti? A spiegarlo il dottor Nahuel Fiorito, del servizio igiene e sanità pubblica. “La malattia di Lyme o borreliosi - afferma - è una malattia batterica che sorge tra 1 e 5 settimane dopo la puntura ed è spesso diagnosticata con un eritema sulla pelle che si allarga. Questo ci permette di intervenire e prevenire le fasi successive, che portano conseguenze come cefalee, artrite o neuropatie. In ogni caso è curabile anche se presa tardi, ma la diagnosi rimane fondamentale e nel territorio abbiamo buone capacità in tal senso”.
La Tbe, invece, ha l’esordio dai 4 ai 28 giorni dopo la puntura. La prima fase comporta febbre, cefalea, affaticamento e dolori, poi degenera in un interessamento neurologico con conseguenze potenzialmente drammatiche. “La mortalità è relativamente bassa - prosegue Fiorito - ma i danni, anche permanenti, sono frequenti e non esiste una terapia efficace”. A dimostrarlo il caso di Alberto, ancora sotto riabilitazione dopo quasi un anno (qui il racconto).
Nel 2025, nel territorio bellunese sono stati 12 i casi diagnosticati. “Per i residenti la vaccinazione è gratuita: un aiuto non da poco - ammette il medico - perché registriamo sempre un certo numero di encefaliti. Se infatti in altre province venete combattono ad esempio con il West Nile virus delle zanzare, qui l'attenzione è alta per la Tbe perciò la prevenzione deve essere sia comportamentale sia in termini di vaccino, unica garanzia contro il contagio”.
Vale la pena ricordare alcuni consigli: indossare abiti di colori chiari e coprenti (non pantaloncini corti), restare sui sentieri, usare repellenti, controllare visivamente cute e indumenti a fine escursione e rimuovere la zecca quanto prima, senza applicare alcuna sostanza. La zecca va tolta con una pinzetta in linea perpendicolare, senza schiacciare il corpo: se il rostro rimane all’interno, non è un problema perché esce da solo. Niente “riti magici” dunque, come fumo di sigaretta per stordire la zecca o alcool per inibirla: va semplicemente rimossa, segnando sul calendario la data per riferirla al medico in caso di sintomi sospetti nelle settimane successive.
Per il vaccino, invece, è consigliabile iniziare in autunno il ciclo primario di tre dosi, mentre i successivi richiami (il primo dopo 3 anni, gli altri ogni 5 anni fino ai 60 anni di età) possono essere fatti in qualsiasi periodo. “Non ci interessa la copertura effettiva della popolazione - continua - perché non è una malattia trasmissibile tra umani, ma è interessante come varia tra le zone. In Cadore è quasi il doppio (30,6%) rispetto al Feltrino (17,1%): un dato importante perché lì abbiamo il maggior numero di casi di encefalite".
Infine, gli animali: anche per gli amici a quattro zampe la prevenzione è fondamentale, sia osservando la loro cute dopo il rientro dalla passeggiata sia rimuovendo subito eventuali zecche, con modalità simili per la rimozione sull'uomo. Ci sono inoltre diversi antiparassitari, come repellenti e parassiticidi, da applicare consultando il proprio veterinario. Fondamentale comunque non usare prodotti per cani sui gatti e viceversa, perché possono rivelarsi molto tossici.












