Tempi di attesa, l’Ulss corre ai ripari: prescrizioni solo se necessarie e maggiore offerta, soprattutto per tac e risonanze. E si guarda all’IA
Quello delle liste d’attesa è uno dei problemi che più affliggono la sanità italiana oggi: anche Belluno non se ne sottrae, con oltre 700 mila prestazioni erogate ogni anno. Come è intervenuta l’Ulss 1 Dolomiti per ridurre il fenomeno? Vediamo le misure prese per le prescrizioni traccianti, cioè quelle monitorate dalla Regione

BELLUNO. “La situazione delle liste d’attesa è importante e la monitoriamo ogni giorno: migliora, ma è un lavoro che ci deve vedere sempre sul pezzo per dare risposte ai cittadini”. Così il commissario Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben commenta uno dei problemi che più affliggono la sanità italiana oggi.
Anche Belluno non se ne sottrae, contando che parliamo di circa 700 mila di prestazioni erogate ogni anno (703.507 nel 2025), per un introito pari a quasi 46 milioni di euro. Sul fronte dell’attesa, però, a quanto pare i dati - almeno per quelle monitorate dai parametri regionali - segnano un miglioramento. Nell’ultimo anno, infatti, l’azienda sanitaria è intervenuta per diminuire la domanda grazie a un lavoro in ambito prescrittivo e di riorganizzazione interna.
A spiegarlo Giacomo Longo, responsabile unico liste di attesa. “Viviamo in un territorio - afferma - in cui la cronicità e l'aumento della popolazione anziana la fanno da padrone. Più anziani vuol dire infatti maggiori patologie croniche e crescita continua di domanda di cure. Recependo il decreto 626/2024, siamo quindi intervenuti su tre pilastri: la gestione proattiva della domanda, l’ottimizzazione dell'offerta e la presa in carico diretta”.
In primo luogo, si è rafforzata l’appropriatezza prescrittiva: fare cioè in modo che i medici richiedano solo prestazioni corrispondenti ai reali bisogni clinici. “Non basta aumentare l’offerta, bisogna agire a monte. Focalizzandoci sulle 83 prestazioni traccianti richieste dalla Regione - spiega - abbiamo coinvolto ospedali e specialisti in una serie di incontri per creare protocolli con indicazioni comuni in tal senso”. Accanto a ciò, si è cercato di migliorare l’offerta attraverso un maggiore controllo delle liste, per coprire subito eventuali disdette, ricorrendo all’overbooking e collaborando con le strutture accreditate (il contributo del privato sulle prestazioni rimane comunque sotto il 5%).
“A farla da padrone - aggiunge Longo - è però un cambiamento nell’organizzazione per la presa in carico specialistica. Se prima il paziente doveva prenotare da sé ulteriori accertamenti dopo la prima visita, ora è tutto in carico a noi con un sistema di ‘MiniCup’ dedicato”. Significa che ulteriori esami dopo la prima visita sono gestiti direttamente dall’ambulatorio e non più dal cittadino. Gli effetti? Un calo del 52% della domanda nelle prestazioni ospedaliere - e in generale la riduzione complessiva è stata del 9%, cioè circa 13.600 prescrizioni in meno (sempre su quelle traccianti).
Per quanto riguarda invece i tempi, rimanendo sulle prestazioni monitorate dalla Regione la percentuale di rispetto della ricetta è superiore al 90% (con un massimo del 94,7% per la classe di priorità B, cioè entro 10 giorni). “Tutto il sistema si basa sul controllo continuo delle agende - commenta Longo - l’apertura degli ambulatori nelle fasce serali, festive e prefestive, gli accordi con altre aziende sanitarie e l’utilizzo delle tecnologie h24, in particolare risonanza e tac”.
Un occhio di riguardo è stato posto all’intervento di cataratta, impattante a livello sociale (circa 1.900 pazienti l’anno) e con tempi di attesa importanti. L’azienda è intervenuta migliorando l’ambulatorio e acquistando più prestazioni grazie a fondi regionali (+6,8% di interventi mensili fatti), per cui il tempo di attesa mediano si è ridotto di quasi la metà (49,1%) tra marzo 2025 e febbraio 2026 e oggi aspettano (in mediana) 141 giorni per l’intervento, contro i 200 di prima.
Infine, non mancano intelligenza artificiale e telemedicina. “È già partito il teleconsulto tra professionisti - conclude - che può essere motivo di riduzione degli accessi inutili, perché evita di mandare il paziente a fare ulteriori visite non necessarie. La telemedicina è utile inoltre per gestire la cronicità e le assistenze integrate, cioè monitorare continuamente alcuni parametri nei pazienti. Per quanto riguarda l’IA, invece, il suo ruolo nelle liste attesa è sfidante: ci sono esperienze in merito, sicuramente potrebbe aiutare a prevedere i picchi di domanda in alcuni periodi dell’anno e quindi rimodulare l’offerta. Seguiremo perciò anche questo filone”.












