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FVG
15 giugno | 17:43

Ruspe in azione nell'area verde di Punta Olmi, l'allarme: “Abbattuti oltre duecento alberi secolari e non sappiamo perché”

Secondo quanto appreso l'amministrazione comunale non avrebbe ancora ricevuto il progetto nero su bianco ed è quindi difficile al momento delineare con precisione quanto impattanti saranno eventuali costruzioni nell'area. La 'denuncia' del Circolo Miani

MUGGIA.Scempio ambientale” e “scandaloso”, sono solo alcuni dei termini che il Circolo Miani, storica associazione culturale e di impegno civico del panorama di Trieste e Muggia, ha utilizzato per definire il massiccio taglio degli alberi avvenuto nei giorni scorsi nella sommità del colle e relativo bosco dell'Arciduca, che sovrasta la baia di Muggia e rientra nella questione annosa di Punta Olmi, ultimo polmone verde di paesaggio collinare d'Istria rimasto entro i confini dell'Italia, del quale Il Dolomiti si è recentemente occupato (qui l'articolo).

 

In effetti, le fotografie divulgate dai consiglieri comunali di Muggia Loris Dilena e Maurizio Fogar (che del Circolo Miani è presidente) che nei giorni scorsi hanno fatto un sopralluogo a proposito della strage di alberi sono eloquenti. Si vedono chiaramente i mezzi cingolati e gli escavatori divellere il terreno e radere al suolo l'area. E qui scatta la domanda che al momento non trova una risposta univoca: perché? O meglio, per costruirci esattamente cosa? Il resoconto pubblicato via social dal Circolo Miani parla di un abbattimento di oltre duecento alberi secolari, risalenti al piano di rimboschimento voluto dall'arciduca d'Asburgo Lodovico Salvatore d'Asburgo-Lorena nell'Ottocento, che avrebbe poi scelto quel luogo come propria dimora.

 

Ironia della sorte – continua il post del Circolo Miani - i quattro ettari accatastati nel piano regolatore del comune di Muggia come terreno agricolo sono stati acquistati da una cittadina austriaca per insediarvi, questa la descrizione contenuta nelle carte regionali, un capannone di 800 metri quadri, in parte sopraelevato di un piano, per ospitarvi una residenza, un bar/ristorante, un negozio ed il resto a deposito, a corollario di una coltura di agrumeti e di una, si vocifera, 'miniera” di tartufi'”. Ma ciò che attualmente manca è la divulgazione di un progetto chiaro, che definisca gli estremi e le proporzioni di ciò che si intende realizzare, se si vuole comprendere come cambierà la fisionomia della collina, se e quanto verrà deturpata, come ha osservato anche l'esponente del comitato “Proteggiamo Punta Olmi” Liam Mc Court, che, raggiunto da Il Dolomiti, ha espresso preoccupazione per la tutela dell'area, una causa che porta avanti assieme al suo gruppo da alcuni anni.

 

“Quello che noi contestiamo è il fatto che stiano distruggendo tremila metri quadri di bosco – ha specificato l'attivista -, ma chiaramente aspettiamo di vedere il progetto che, attualmente, ci è stato detto che nemmeno il comune ha ricevuto. Non si capisce bene cosa vogliono fare, è stato tirato in ballo di tutto, la creazione di un'azienda agricola così come strutture ricettive e perfino negozi. Quello su cui eventualmente protesteremo è se la parte ad uso agricolo si rivelerà di molto minore e verranno costruite strutture impattanti su tutto il resto dello spazio. Ora sarà fondamentale capire quali tra queste informazioni saranno verificate”. E' bene precisare, come sottolineato anche dal comitato, che il disboscamento in questione è avvenuto non nel nucleo protetto dal piano regolatore ma in una cosiddetta zona “tampone”, che attualmente separa il cuore dell'area da quella maggiormente antropizzata, e la speranza, soprattutto da parte dei residenti che guardano gli sviluppi della vicenda con grande apprensione, è quella che si riesca a trovare una sintesi tra le necessità strutturali dei proprietari del terreno oggetto dei lavori e una contenuta incidenza complessiva del progetto che ne scaturirà sul paesaggio circostante.

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