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Trento
23 luglio | 18:35

Italia Nostra contro i bacini artificiali in alta quota: “Con l’aumento delle temperature non ha senso investire in queste opere”

Continua il dibattito sulla gestione del territorio alpino e sull’impatto dei bacini artificiali. Italia Nostra: “Vastissime aree forestali e pascoli montani vengono distrutti per fare spazio ad enormi scavi, impermeabilizzazioni del suolo, getti in cemento armato, sistemi di raccolta e convogliamento artificiale dell’acqua che alterano il naturale ciclo idrologico''. Chiesta una moratoria di 5 anni

di Margherita Tomadini

TRENTO. I nuovi bacini artificiali destinati all’innevamento programmato continuano ad alimentare quello che è il dibattito sulla gestione del territorio alpino. L’ultimo caso riguarda il cantiere in corso nella zona di Tresca, a Pampeago (poco sopra il rifugio Casarina), dove sono al momento in corso gli scavi per la realizzazione di un nuovo invaso che dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno. 

 

Quella che oggi si nota nel cuore dei prati d’alta quota è quella che si potrebbe definire in senso figurato “una cicatrice di terra” (Qui l’articolo), circondata da grandi mezzi e imponenti opere di sbancamento che hanno ovviamente riacceso il confronto sull’impatto ambientale di queste infrastrutture così imponenti. 

 

L’associazione nazionale di tutela del patrimonio lancia così un appello alla Provincia di Trento, chiedendo una moratoria su questi interventi, il più delle volte legati proprio industria sciistica: “Questi nuovi bacini artificiali in alta quota vengono realizzati per garantire enormi riserve d’acqua destinate alla produzione di neve artificiale sulle piste e vengono motivati anche come possibili riserve idriche per la Protezione civile. Da alcuni anni questi interventi si stanno moltiplicando, ma mai come oggi sono evidenti gli stravolgimenti che comportano nei territori di alta montagna”, afferma Italia Nostra. 

 

La realizzazione degli invasi comporta profonde trasformazioni del paesaggio alpino e su questo, obiettivamente, non c’è alcun dubbio: “Vastissime aree forestali e pascoli montani vengono distrutti per fare spazio ad enormi scavi, impermeabilizzazioni del suolo, getti in cemento armato, sistemi di raccolta e convogliamento artificiale dell’acqua che alterano il naturale ciclo idrologico. Vengono inoltre asportati suoli delicati, la cui ricostituzione richiederà migliaia di anni.” 

 

Per Italia Nostra (e gli studi portati avanti anche da Eurac Research), queste trasformazioni compromettono anche gli equilibri ecologici dell’alta quota, privando l’ambiente delle interazioni tra insetti, microrganismi e vegetazione che hanno consentito per secoli lo sviluppo del pascolo alpino. 

 

Negli ultimi anni diversi progetti hanno suscitato forti opposizioni da parte delle associazioni ambientaliste: tra questi figura la contestata diga del Vanoi, invaso progettato dal Consorzio di Bonifica del Brenta con una capacità compresa tra i 20 e i 33 milioni di metri cubi d’acqua, inizialmente sostenuto anche dall’ex presidente della regione Veneto, Luca Zaia.  

 

Un altro caso? Quello delle Viote del Monte Bondone, dove il progetto di un bacino da 120 mila metri cubi proposto dal Comune di Trento è stato successivamente accantonato in favore dell’ampliamento dell’attuale bacino di Mezzavia.

 

Intanto però, come sopra citato, i lavori a Pampeago proseguono. Il progetto, approvato dalla precedente amministrazione provinciale, era stato sospeso durante l’inverno ed è ripreso con l’obiettivo di concludere il cantiere entro la fine dell’anno. Gli enormi sbancamenti di terreno che si stanno realizzando, serviranno per l’innevamento delle piste del comprensorio sciistico Latemar Dolomites e l’attuale sindaco di Tesero, Massimiliano Defloran, ha riconosciuto il forte impatto dell’opera, spiegando come si tratti di un intervento destinato inevitabilmente a lasciare il segno sul territorio. 

Italia Nostra ricorda inoltre che, a circa 500 metri in linea d’aria, sul versante rivolto verso Predazzo, nel 2019 è già stato realizzato un bacino artificiale da 60 mila metri cubi al servizio degli impianti sciistici Latemar: “Quell’opera ha cancellato lo storico sentiero geologico di Tresca, ritenuto di grande valore scientifico, storico e minerario, oltre ad aver compromesso irreversibilmente una delle rarissime morene glaciali presenti all’interno di un pascolo alpino. L’area si trova inoltre in prossimità del nodo 7 “Sciliar-Latemar” delle Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco, riconosciuto proprio per i suoi valori geologici e paesaggistici” continua l’associazione. 

 

Le associazioni ambientaliste insistono quindi sulla necessità di orientare gli investimenti verso interventi meno invasivi, capaci di valorizzare il territorio alpino e l’economia agricola e pastorale. 

 

Alla luce dei cambiamenti climatici poi, continuare a investire nell’innevamento artificiale rappresenta una scelta sempre meno sostenibile secondo l’opinione dell’associazione: “Le previsioni indicano infatti che nei prossimi 25 anni la quota di affidabilità della neve naturale salirà dagli attuali 1.750 metri fino a circa 2.000 metri di altitudine”.

 

Quindi, impiegare risorse economiche in attività che dipendono dalla neve (anche artificiale), quando le temperature continueranno ad aumentare è una scelta che rischia di non avere più alcun senso secondo Italia Nostra: “A causa delle temperature sempre meno rigide, la neve, anche quella artificiale, non sarà in grado di mantenersi al suolo” spiegano da parte dell’associazione. 

 

Per questi motivi quindi Italia Nostra chiede alla Provincia di Trento di prendere una decisione immediata, una posizione urgente: un fermo di cinque anni per tutti i nuovi interventi legati all’industria dello sci, così da valutare quali impianti e quali bacini abbiano ancora una prospettiva futura e quali, invece, debbano essere progressivamente dismessi.

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