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Belluno
13 luglio | 18:11

Cortina, la riqualificazione dell’ex stazione allarma i cittadini: con i condomini '“effetto canyon”, tra ristagno di polveri sottili e gas di scarico

Dopo il respingimento del ricorso al Tar lo scorso anno, i lavori di riqualificazione all’ex stazione di Cortina sono andati avanti. Ora, con il sorgere degli edifici a bordo strada, il gruppo Cortina Bene Comune presenta un’interrogazione per avere chiarimenti, denunciando l’impatto ambientale e sonoro su un’area che dovrebbe essere al servizio del bene comune

CORTINA D’AMPEZZO. Annuncia battaglia il gruppo Cortina Bene Comune in merito al cantiere dell’ex stazione ferroviaria, che procede a pieno ritmo ma il cui impatto ambientale preoccupa sempre di più i cittadini. ''Non si può tornare indietro - dicono - ma non per questo molliamo la nostra azione di vigilanza sull’iter del progetto e sull’esito finale che avrà sulla viabilità dell’area”.

 

Un impatto reso evidente, secondo il gruppo, in particolare dagli edifici a bordo strada. “Là dove, arrivando lungo la circonvallazione, si vedeva il Pomagagnon - sottolinea la consigliera Roberta De Zanna - ora l’orizzonte è precluso dalla costruzione dei nuovi condomini da 27 appartamenti e dall’ennesimo albergo di lusso previsto”.

 

La riqualificazione della stazione era in realtà stata contestata fin da subito da Italia Nostra e Comitato civico Cortina, con i cittadini che chiedevano un approccio più inclusivo per opere che sorgono su spazi pubblici. Un anno fa, però, il ricorso era stato respinto dal Tar (qui le motivazioni) e l’intervento è perciò andato avanti.

 

Oggi, con la realizzazione dei condomini, Cortina Bene Comune denuncia su via Marconi il cosiddetto “effetto canyon”, cioè il ristagno di polveri sottili e gas di scarico a causa della difficoltà di dispersione per la minor circolazione dell’aria. A questo si aggiungerà un aumento del rumore dovuto al traffico, in una sorta di effetto rimbombo.

 

“La vicenda travagliata di questo progetto è nota. Come gruppo consiliare - prosegue De Zanna - ci siamo sempre opposti a questa speculazione e perdita di suolo pubblico e abbiamo sempre sostenuto le battaglie del Comitato civico con il ricorso al Tar e la raccolta di ben 2.600 firme per tentare fermare il progetto, purtroppo senza riuscirci. Ora che ne vediamo gli effetti, sono ancora di più i cittadini che si chiedono se sia stata la scelta giusta per recuperare la nostra stazione, inghiottita in un compendio urbanizzato che le fa perdere la sua tipicità”.

 

Sorge quindi il dubbio se non ci fossero altri modi più compatibili a livello ambientale e paesaggistico per creare una zona al servizio del bene comune. “Le due ultime amministrazioni comunali non hanno voluto ascoltare - aggiunge - né hanno ricercato le idee migliori per l’area, ma si sono semplicemente adattate alla proposta del privato e di questo si dovranno assumere la responsabilità anche per i futuri disagi. Vi sembra normale, ad esempio, la mancanza di una stazione in un paese turistico?”.

 

Da qui l’interrogazione presentata al sindaco, nella quale sono richiesti: copia del parere favorevole della Soprintendenza alle costruzioni fuori terra sugli spazi vuoti tutelati dal decreto di vincolo culturale, se siano state rispettate le distanze minime dalla sede stradale per la costruzione di nuovi edifici e, riguardo alle dimensioni di via Marconi, se alla fine dei lavori la strada consentirà il transito veicolare su due corsie, come previsto in sede progettuale. Si chiede inoltre dove saranno costruiti i sottopassi, che da progetto sostituiranno i passaggi pedonali, e in quale modo saranno collocate le corsie di immissione degli autobus.

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