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Trento
07 luglio | 12:59

Il Trentino a caccia di cinghiali con arco e frecce, l'Oipa: "Un salto indietro nel tempo sconcertante". Coppola (Avs): "Si inaugura il safari medievale"

La decisione del Trentino di avviare, con il parere positivo di Ispra, una sperimentazione per cacciare i cinghiali con arco e frecce vede l'opposizione delle associazioni. L'Oipa: "Una scelta anacronistica e assurda quella che il Trentino intende abbracciare per tenere a bada le popolazioni di cinghiali sul territorio". La consigliera provinciale di Avs, Lucia Coppola: "La sicurezza? Chi frequenta boschi e sentieri non potrà nemmeno percepire che è in corso un'attività di abbattimento"

TRENTO. Il Trentino punta su arco e frecce per rimuovere i cinghiali? Insorgono le associazioni. 

 

"Una decisione anacronistica e assurda quella che il Trentino intende abbracciare per tenere a bada le popolazioni di cinghiali sul territorio: uccisioni con arco e frecce, con tanto di parere positivo da parte dell’Ispra", commenta Alessandro Piacenza, responsabile tutela fauna selvatica Oipa Italia. "Un altro provvedimento estremo e pericoloso ai danni della fauna selvatica e della sicurezza pubblica: non più solo l’abbattimento come metodo di contenimento, ma anche attraverso una pratica che aumenta il rischio di ferimenti e di lunghe agonie per gli animali".

 

Dopo l'Enpa (Qui articolo), anche l'Oipa si schiera contro questa proposta, che potrebbe concretizzarsi in via sperimentale a partire dal prossimo anno (Qui articolo). Un'idea che ha ricevuto il via libera da Ispra.

 

"L'impiego dell'arco nel prelievo di ungulati può rappresentare un valido mezzo alternativo all'impiego delle armi da fuoco se utilizzato in base a corretti principi e prassi adeguata", si legge nel parere positivo. "Infatti, oltre all'efficacia terminale, questo strumento permette una maggior certezza dell'identificazione dell'animale oggetto di prelievo (il tiro si realizza a distanze inferiori ai 25 metri), privo di invasività ambientale e offre un'adeguata sicurezza passiva" (Qui articolo).

 

"Un salto indietro nel tempo a dir poco inconcepibile", aggiunge Piacenza. "E' sconcertante che, nel 2026, si possa anche solo ipotizzare di legittimare una proposta del genere, contraria a ogni principio di civiltà. Chiediamo che venga ritirata senza esitazioni e che le istituzioni smettano di inseguire gli interessi di una minoranza dedita alla caccia, invece di adottare soluzioni realmente efficaci, etiche e basate sulle evidenze scientifiche".

 

L’Oipa, che sottolinea come l’impiego di arco e frecce in aree aperte al pubblico sollevi evidenti criticità anche sotto il profilo della sicurezza pubblica, ricorda l’esistenza di metodi scientificamente validi e non cruenti per la gestione degli animali selvatici. Tra questi, per esempio, c’è la sperimentazione del vaccino contraccettivo – autorizzata da tempo dal Ministero della Salute – per il contenimento delle popolazioni di cinghiale di cui, però, non si conoscono gli sviluppi e che meriterebbero un aggiornamento".

 

L’appello dell’Associazione alle istituzioni è di "smettere di rincorrere metodi di contenimento della fauna selvatica anacronistici, cruenti e pericolosi per animali e persone, investendo invece in strategie scientificamente valide ed eticamente sostenibili".

 

Contraria a questa misura anche Lucia Coppola che parla di un Trentino che "inaugura il safari medievale. Quando si pensa di aver visto tutto, arriva una delibera che autorizza il controllo dei cinghiali anche con arco e frecce", spiega la consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra. "Una scelta che sembra uscita da un film storico, non da un'amministrazione che dovrebbe fondare le proprie decisioni su sicurezza, efficacia e basi scientifiche. La giustificazione della peste suina africana appare senza senso: non esiste alcuna evidenza che l' arco e la freccia  rendano più efficace il contenimento della malattia o migliori la biosicurezza. Si rischia invece di aumentare la probabilità di ferimenti, con animali che possono agonizzare a lungo e diventare ancora più pericolosi".

 

Una soluzione che lascia perplessa la consigliera provinciale, anche sul fronte della sicurezza. "Una questione che riguarda tutti. L'arco è silenzioso. Chi frequenta boschi e sentieri non potrà nemmeno percepire che è in corso un'attività di abbattimento. Escursionisti, ciclisti, cercatori di funghi e famiglie potrebbero trovarsi inconsapevolmente nelle aree interessate, peraltro anche in periodi e orari normalmente considerati sicuri. Ci chiediamo quale messaggio voglia dare il Trentino: una terra di natura e turismo o un territorio dove si sperimentano metodi di caccia sempre più estremi? È difficile immaginare che questa sia la migliore promozione possibile per chi sceglie la montagna per vivere un'esperienza di tranquillità. Ci auguriamo che la Provincia riconsideri questa decisione e ritiri il provvedimento prima che qualcuno paghi il prezzo di una decisione tanto spettacolare quanto imprudente. Si garantisca la sicurezza delle persone e il benessere degli animali. Sempre", conclude Coppola.

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