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Trento
03 luglio | 18:11

Caccia al cinghiale con l'arco, l'Enpa contro la Pat: "Si punta a far soffrire gli animali". E lancia l'allarme: "È un rischio per tutti"

Il provvedimento voluto dall'assessore Failoni e che entrerà in vigore a partire dal 2027 in via sperimentale con l'utilizzo dell'arco per cacciare i cinghiali  non piace all'Enpa che chiede alla Giunta provinciale di fare un passo indietro “se non per il rispetto degli animali, almeno per la sicurezza delle persone”

di Redazione

TRENTO. “L’ultimo provvedimento della giunta trentina è degno di un film dell’orrore: non basta uccidere i cinghiali, bisogna farli soffrire il più possibile”. L'Enpa del Trentino Sezione di Rovereto interviene contro l'ultimo provvedimento voluto dall'assessore Roberto Failoni che introduce, in via sperimentale a partire dal 2027, la possibilità di cacciare il cinghiale con l'utilizzo dell'arco  (QUI L'ARTICOLO) spiegando, inoltre, che può rappresentare uno strumento alternativo laddove l’utilizzo di un’arma da fuoco può risultare inopportuno per via del disturbo che può arrecare ad altre specie.

“Qui è caduto il velo dell’ipocrisia  spiega l'Enpa - lo chiamano 'controllo mirato' perché se non si mira perfettamente, gli animali si trascineranno con le viscere trafitte dalla freccia finché non moriranno dissanguati. La giunta pensa davvero di ampliare in questo modo – come dichiara, almeno secondo quanto riportato dai media – il numero dei praticanti di una attività residuale, in considerazione della contrazione degli iscritti alle associazioni della categoria?”.

 

Il provvedimento, spiega l'associazione, rischia di rivelarsi un gravissimo pericolo per tutti. “Quanti potranno trovarsi nel campo d’azione di gente armata di uno strumento mortale ma silenzioso? Almeno sentendo gli spari si potrebbe comprendere di essere in un’area a rischio, decidendo di allontanarsi – tutti tengono alla propria vita! – oppure di rendere percepibile la propria presenza, sperando di portare a casa la pelle” prosegue l'Enpa che spiega inoltre come l’attività della caccia sia responsabile di oltre 450 morti negli ultimi 17 anni, con una media di circa 26 persone uccise ogni anno. 

 

Il rischio, secondo l'associazione, è quello di ferire o uccidere qualcuno contando che non si sentirà nessun rumore. “Senza contare – viene spiegato - che gli interventi potranno essere effettuati anche in deroga ai normali periodi e orari di caccia, quindi nei periodi in cui i frequentatori della montagna pensano di essere al sicuro. Un orrore inaccettabile, al quale ci chiediamo come potranno sottomettersi gli appartenenti al Corpo foresta provinciale, proprio gli stessi che noi abbiamo conosciuto come custodi della fauna e della biodiversità, compito che portano avanti tutti i giorni con dedizione, nonostante il loro numero sia insufficiente e i loro compiti sempre più ampliati e diversificati? Quei forestali di cui abbiamo sempre rispettato la correttezza, con che spirito potranno affrontare questa barbarie?”

 

La richiesta che l'Enpa fa alla Giunta provinciale è quella di fare un passo indietro “se non per il rispetto degli animali, almeno per la sicurezza delle persone”. “Inoltre siamo certi – conclude - che sarà davvero una bella pubblicità per il turismo del Trentino la possibilità per gli escursionisti di essere infilzati mentre fanno una passeggiata con i propri figlioletti nei boschi, pedalano in mountainbike, sono in cerca di funghi. Rivolgiamo anche un accorato appello al Commissario del Governo in quanto autorità di pubblica sicurezza, perché questo estemporaneo provvedimento metterà seriamente a rischio l’incolumità delle persone”.

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