Residenza Fersina verso lo svuotamento, stop all'accoglienza? "I migranti arriveranno e finiranno in strada". Demagri: "Fugatti prepara una polpetta avvelenata per Trento"
Il blocco o il rallentamento dei nuovi ingressi rischia di aumentare ulteriormente la pressione sul territorio e sulle associazioni del terzo settore. Le persone continueranno ad arrivare e finiranno inevitabilmente sulle strade della città. Una situazione che potrebbe diventare davvero insostenibile con gli arrivi durante l'estate e l'accoglienza invernale

TRENTO. Lo svuotamento e la demolizione della residenza Fersina va ben oltre il cantiere del nuovo ospedale. C'è una partita politica che si sta portando avanti che si gioca ancora una volta sulla pelle delle persone.
A lanciare l'allarme sono alcune associazioni che si occupano di accoglienza e che stanno registrando proprio in questi mesi un aumento della pressione con sempre maggiori richieste di aiuto da parte di migranti richiedenti protezione internazionale che non vengono accolti e sono costretti a rimanere per strada.
La causa questa situazione sarebbe un rallentamento o addirittura il blocco dei nuovi ingressi, per arrivare progressivamente allo svuotamento delle strutture garantendo la risposta solamente alle situazioni ritenute più fragili, affidando la gestione al terzo settore.
Una scelta destinata ad avere conseguenze evidenti: mentre l'accoglienza organizzata arretra, le persone continueranno ad arrivare e la pressione si sposterà inevitabilmente sulle strade della città. Uno scenario che rischia di trasformare un problema amministrativo in un'arma politica, scaricando sul Comune gli effetti.
A seguire quello che sta accadendo è anche la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri. “I lavori per la costruzione del nuovo ospedale prevedono l’abbattimento della residenza Fersina. Di fronte a questa necessità – ha spiegato a il Dolomiti - il presidente Fugatti ha finto di cercare strutture alternative solo in città e con la stessa identica capienza. Un vicolo cieco deliberato, perché è impossibile ignorare che Patrimonio del Trentino non abbia altre strutture adatte ad accogliere i 250 profughi attualmente ospitati. Ma la verità è un'altra: nella visione politica della Lega c'è la precisa volontà di addossare alla città di Trento tutti i problemi della provincia”.
Si va dall'Egato, alla gestione dei profughi, al Cpr e non solo. Una mancanza di soluzioni dietro la quale si celerebbe una precisa strategia politica. “L'obiettivo reale – spiega Demagri - è evitare di sedersi al tavolo con gli amministratori locali per trovare soluzioni di accoglienza diffusa sul territorio. E alla fine? Preparare una vera e propria polpetta avvelenata in vista delle prossime elezioni, creando a tavolino un problema di sicurezza urbana da scaricare interamente sul capoluogo”.
Negli ultimi tempi la Provincia si è mossa in particolare per mettere in campo un piano incentrato sulla tutela di donne e bambini, che si svilupperà nei prossimi mesi secondo passaggi ben definiti.
C'è il blocco dei nuovi ingressi. “Non potendo sfruttare immediatamente i 250 attuali ospiti della Fersina per evitare ovvie vie legali, la Provincia – chiarisce la consigliera Paola Demagri - bloccherà le prossime 300 accoglienze. In questo modo, esaurito il diritto di permanenza degli attuali residenti nei prossimi due anni, la struttura si svuoterà da sola prima della demolizione”.
Questo blocco, però, è evidente che non fermerà i flussi migratori spontanei. Le persone continueranno ad arrivare, ma senza una struttura di accoglienza coordinata finiranno inevitabilmente per strada.
“Per mostrare sensibilità sul tema, la Provincia salvaguarderà circa 50 persone (tra donne, bambini e nuclei familiari), affidando la gestione al Centro Astalli. Sarà quest'ultimo a dover fare da interlocutore con gli amministratori locali. Così facendo, Fugatti si lava le mani della questione strutturale, evitando il confronto con i Comuni per la gestione degli appartamenti diffusi” continua Demagri.
Da questa operazione emerge una precisa manovra politica: bloccando l'accoglienza organizzata e strutturata, si favorisce la permanenza di persone senza dimora e regolarizzazione sul territorio cittadino. Questo scenario permetterà in futuro di attaccare politicamente chi governa la città, accusandolo di non saper garantire la sicurezza e l'ordine pubblico.
“Un piano che da un lato permette di rivendicare la tutela dei più vulnerabili (donne e bambini) e dall'altro scarica la complessità del problema sul terzo settore e sulle amministrazioni locali, dimostrando indubbie capacità di manipolazione politica, ma agendo a scapito delle persone più fragili” conclude Demagri.












