"Pogacar spettacolare anche fuori dalla gara, medie impressionanti e caldo pazzesco. La Uae vuole anche il terzo posto di Del Toro. Rispetto al Giro? La differenza è enorme"
Dopo una settimana di Tour de France, alla vigilia di una tappa durissima, Moreno Moser, ex corridore professionista e oggi apprezzatissimo commentatore di Eurosport, fa "le carte" alla Grande Boucle. Senza peli sulla lingua. "Vincono solo i migliori? E' bello così, d'altronde dal Tour ci aspettiamo sempre il massimo. Rispetto al giro la differenza è enorme, lo dicono i numeri"

TRENTO. Una settimana di Tour de France e tante, tantissime cose sono già chiare: Tadej Pogacar è in una forma strepitosa, la Uae è una delle squadre (forsa "la" squadra) più forti di sempre e sta già costruendo "il dopo" con uno straordinario Isaac Del Toro, Jonas Vingegaard fa quel può ma non regge il passo dell'extraterrestre sloveno, la corsa francese - ad oggi - è "un altro mondo" rispetto al Giro d'Italia, fa un caldo infernale e tutti i migliori al via (praticamente i migliori del mondo) vogliono lasciare il segno.
Insomma, non c'è che dire, la Grande Boucle è partita letteralmente con il "botto": medie incredibili, i "big" che non stanno a guardare praticamente mai, il team emiratino che domina la corsa in lungo e in largo e il fuoriclasse di Komenda è lanciato verso la quinta vittoria, che gli permetterebbe di raggiungere i più vincenti di sempre sulle strade francesi, Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain.
Il giorno di riposo ha permesso agli atleti di "tirare il fiato": si ripartirà martedì 14 luglio - mica una data qualunque per la Francia e i francesi - con una delle tappe più difficili e suggestive dell'edizione 2026, quella da Aurillac a Le Lioran, nel Massiccio Centrale, con 7 gran premi della montagna e 3.900 metri complessivi di dislivello.
Ecco, allora, che è venuto il momento di "fare le carte" alla prima parte del Tour de France. E chi meglio dell'ex professionista Moreno Moser, che la Grande Boucle l'ha corsa nel 2013 (concludendola, impresa mica da poco), uno dei commentatori tecnici più apprezzati e preparati del panorama (ormai da anni è una delle "voci" di Eurosport), può raccontare che corsa è stata sino ad oggi e che corsa sarà nelle prossime settimane.
Partiamo da un discorso generale: il livello generale è altissimo. Il meglio del meglio, con la sola eccezione di Van Aert infortunato, è al Tour de France.
"Il livello è pazzesco ed è poi, obiettivamente, quello che tutti si "aspettano" dal Tour. Con le medie così alte è inevitabile che "escano i più forti e vincano sempre loro. Se guardiamo i vincitori delle tappe sin qui disputate il quadro è chiarissimo: si tratta solamente di atleti top, ma d'altronde è normale. Quando si alza l'asticella emergono i migliori. Per i cosiddetti "normali", che sono comunque grandissimi atleti, credo non vi sarà spazio. Forse l'ultima settimana, ma nessuno può metterci la mano sul fuoco".
Non rischia di diventare "noioso"?
"Ma no, è bello così. E' chiaro che, sin qui, sono mancati i vincitori "esotici", quelli che non t'aspetti, ma alla fine quando vincono i fuoriclasse piace a tutti. E, attenzione, perché magari l'ultima settimana qualche uomo di punta andrà "fuori classifica" e punterà a vincere una o più tappe e, a quel punto, l'elenco dei vincitori potrebbe essere ulteriormente prestigioso. Io, ad esempio, fossi Evenepoel farei questa scelta".
Ma lui è non è un gregario o un "cacciatore" di tappe, ma un big che punta alla generale.
"Che, magari, arriverà quarto, quinto, sesto. Non sarebbe meglio, pensiero mio, correre per vincere qualche tappa e lasciare il segno veramente? Secondo me se fosse "fuori classifica" avrebbe già vinto un paio delle tappe sin qui disputate. Sono scelte, ma sarebbe molto più protagonista non correndo per la generale, visto che per il primo posto per lui è irraggiungibile".
E poi all'orizzonte c'è già la sfida del "futuro", quella tra Del Toro e Seixas, che stanno "imparando".
"Ma io sono convinto che la Uae voglia portare Del Toro al terzo posto finale. Una volta blindato il successo di Pogacar, secondo me si concentreranno sul secondo obiettivo, che è mettere sul podio anche il fuoriclasse messicano. E Seixas, perché non va dimenticato, lo vedo in corsa anche lui per il terzo posto".
Quanto è stato bello l'arrivo della seconda tappa: vince Del Toro e Pogacar, secondo, lo aiuta a trionfare e poi festeggia quasi più del compagno.
"Un'immagine stupenda. Si è divertito ed è stato veramente felice che a vincere sia stato il compagno. Se avesse voluto, non solamente per gerarchie, la tappa sarebbe stata sua e, invece, l'ha portato sul traguardo e lo ha difeso, festeggiando poi in maniera spontanea. Insomma, a lui cosa avrebbe cambiato un successo in più? Nulla e, allora, ha fatto sì che a trionfare fosse il suo gregario più importante, quello che lo "lancia" sempre, un futuro campione".
Senta, ma non è che Pogacar potrebbe stufarsi di vincere e appendere molto presto la bicicletta al chiodo?
"Non è una cosa che mi sento di escludere. E' ancora giovane, perché deve compiere 28 anni, ma potrebbe decidere, dopo aver vinto tutto quello che gli manca e aver stabilito altri record, di lasciare per mancanza di stimoli. Poi, attenzione, una cosa è pensarla, un'altra è farla. Vedremo in quel momento. Ecco, se dovesse farlo non mi stupirei".
Il paragone tra Giro d'Italia e Tour de France è impietoso.
"Che il Tour de France sia superiore è un dato di fatto, oggettivo. Se nel 2025 la Corsa Rosa era stata comunque emozionante e super combattuta, con Yates, Del Toro e Carapaz che si sono dati battaglia, senza dimenticare che alla partenza vi erano Ayuso e Roglic tra i favoriti, quest'anno è stato diverso con Vingegaard che, obiettivamente, non aveva rivali. Il dato oggettivo è che, prendendo in esame i primi 50 del ranking mondiale, si nota che il 70% è al via del Tour de France, una percentuale che sale all'80% per le classiche, mentre per quanto riguarda il Giro si arriva al 40%. I numeri sono chiari. La corsa la fanno i corridori e, dunque, la differenza è evidente".
Domanda: Pogacar vince sempre, stacca tutti, nessuno riesce a tenergli testa, eppure entusiasma e non "stanca" mai. E' strano.
"Per me no, anzi è assolutamente comprensibile. Prendete la tappa dell'altro giorno. Tutti sapevano che avrebbe attaccato, tutti pensavano sulla salita finale e, invece, lui ha deciso di partire sul Tourmalet, a 40 chilometri dall'arrivo. Una cosa folle, ma non per lui. Ecco perché entusiasma: sai che scatterà, ma non sai quando, non sai dove. E' geniale, imprevedibile, emozionante. Poi la discesa l'avete vista? Non aveva bisogno d'attaccare, eppure l'ha fatto e ha dimostrato di essere anche il più forte di tutti non solamente quando la strada sale. Altro aspetto è il fatto che lui sia "diverso" da tanti ciclisti: questo è uno sport duro, di negazione, di privazioni, di fatica, adatto - magari - a chi è più introverso e solitario. Lui, invece, è diverso, è molto più estroverso, naturale, spontaneo rispetto alla stragrande maggioranza dei corridori. Certo, il fatto di vincere perché è fortissimo ti aiuta ad essere allegro e gioioso, ma è il più forte, vince ed è simpatico. Ecco perché piace anche quando "straccia" gli altri".
Il caldo quest'anno è insopportabile, tanto che le due ultime tappe sono state accorciate e sono stati modificati gli orari.
"Beh, è terrificante qui, figuriamoci in Francia. I dati ufficiali dicono che, negli ultimi 20 anni, la temperatura media in gara è stata di 22, 23, 24 gradi. Il dato riferito a quest'edizione è parziale e ci sono ancora le Alpi, che lo abbasseranno, ovviamente, ma in questo momento la temperatura media in gara è di 32 gradi. Questo vuol dire che, alla fine dl Tour, potrebbe essere di 27 gradi. Un numero pazzesco: già quando la variazione è nell'ordine di un grado si parla di grosso cambiamento, figuriamoci in questo caso".
Chiudiamo con una domanda "triste": gli italiani al Tour?
"Faccio ciò che possono. Ganna è in grande forma, ha sfiorato la vittoria nella crono iniziale, è andato fortissimo nell'ultima tappa e, se avessero ripreso la fuga, avrebbe potuto vincere. per il resto non vedo grandi possibilità di successi. Tiberi non è in forma e Piganzoli fa il gregario di Vingegaard e non è certamente nella stessa "condizione" del Giro, sia fisica che proprio a livello tattico. Qui la gara la fa la Uae dall'inizio alla fine. Io, però, vado oltre: capisco che la presenza di italiani competitivi possa essere emozionante e avvicinare al ciclismo chi appassionato non è, come sta succedendo nel tennis grazie a Sinner o nella Formula 1 con Kimi Antonelli, ma gli appassionati, gli intenditori, chi segue il ciclismo abitualmente apprezza il gesto, indipendentemente dalla nazionalità del corridore. In tal senso questo è uno sport diverso da tanti altri".












