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Trento
16 luglio | 06:00

Acqua nei rifugi, Alimonta: ''Livelli critici mai registrati prima. E' come se fossimo oggi a metà agosto. Bisogna ripensare i modelli di accumulo''

Il vicepresidente dell’Associazione rifugisti del Trentino: “L’esposizione alla crisi idrica è molto forte e l’acqua piovana raccolta è praticamente nulla. Se la situazione proseguirà, alcuni rifugi potranno dover limitare alcuni servizi. È necessario intervenire sugli accumuli e sull’impiantistica, ma ogni struttura deve fare la propria parte"

di Margherita Tomadini

TRENTO. Manti nevosi praticamente inesistenti, ghiacciai in forte sofferenza, precipitazioni scarse e riserve d’acqua ridotte ai minimi. È un quadro preoccupante quello che si trovano ad affrontare i gestori dei rifugi trentini, alle prese con una crisi idrica che quest’anno si è manifestata con particolare intensità e con (largo) anticipo rispetto alle stagioni precedenti.  

 

Nelle ultime settimane si è parlato molto delle difficoltà alle quali diverse strutture in quota sono costrette ad adattarsi. Il rifugio Vandelli, al Lago di Sorapis, ha esaurito le risorse idriche necessarie a garantire tutti i servizi dell’attività (QUI l’articolo), ma non sembra essere l’unico a dover fare i conti con "un clima insolito" e con scarse precipitazioni. 

 

A delineare uno scenario purtroppo tutt’altro che rassicurante è Raffaele Alimonta, vicepresidente dell’Associazione Gestori Rifugi del Trentino (che già all’inizio della stagione aveva parlato di "criticità"): “L’esposizione alla crisi idrica è forte, quest’anno più che in altre stagioni, e questo deve far riflettere. I manti nevosi sono scomparsi e le aree maggiormente colpite sono quelle dolomitiche, dove la maggiore permeabilità del terreno non permette all’acqua di creare bacini naturali.  I ghiacciai? Anche loro si sono ridotti”.  

 

Le criticità, tuttavia, non riguardano soltanto le zone dolomitiche: “I problemi sono presenti anche in altre zone, soprattutto nei rifugi situati alle quote più elevate e che non hanno bacini o riserve naturali a monte. Anche il Brenta è in difficoltà e osservando le condizioni dei ghiacciai, al momento non possiamo dare alcuna certezza” dichiara sempre il vicepresidente.  

 

Il dato più allarmante è il netto anticipo con cui si stanno registrando condizioni che, negli anni passati, si presentavano più avanti. Sempre Alimonta: “Siamo di fronte a livelli minimi mai registrati prima. La situazione che stiamo vivendo oggi è paragonabile a quella dello scorso anno dopo la prima settimana di agosto. Se continuerà così, alcuni rifugi potranno trovarsi ad affrontare difficoltà importanti. Sarà necessario intervenire per creare nuovi accumuli idrici e compensare la riduzione dell’acqua proveniente dallo scioglimento della neve”.  

 

Il rischio di chiusure anticipate, almeno per il momento, non sembra essere lo scenario più probabile, potrebbero però rendersi necessarie limitazioni ad alcuni servizi considerati non prioritari: “Arrivare alla chiusura forse no, ma potrebbe esserci la necessità di ridurre alcuni servizi. Diverse strutture si sono già attivate in questo senso. Evitare o limitare l’utilizzo delle docce è solitamente la prima misura presa in considerazione. Ridurre l’accesso ai servizi igienici, invece, è un’ipotesi meno percorribile: a quel punto bisognerebbe forse valutare direttamente la chiusura dell’esercizio” continua il vicepresidente.  

 

A complicare ulteriormente il quadro? Le precipitazioni molto scarse e l’acqua piovana raccolta oramai praticamente nulla.  

 

Resta poi aperta la (intricata) questione dei servizi minimi che un rifugio dovrebbe essere in grado di garantire. Un tema che, secondo Alimonta, non può essere affrontato senza considerare le caratteristiche e le necessità delle singole strutture: "Dipende da cosa si intende per servizio minimo. Significa avere un bagno, ma non l’acqua nei lavandini? Produrre montagne di rifiuti perché non è più possibile lavare i piatti? Sarebbe paradossale. La soluzione migliore è che ogni rifugio valuti attentamente il proprio fabbisogno e preveda un margine di accumulo sufficiente a garantire una gestione coerente dell’attività” spiega. 

 

Le strutture, sottolinea il vicepresidente, devono analizzare la propria situazione e programmare gli interventi futuri necessari. Guardando al futuro (e quindi ad uno scenario piuttosto complicato), sarà necessario investire in infrastrutture capaci di aumentare “la resilienza dei rifugi” e ridurre i consumi. Tra le priorità indicate? "Ampliamento dei serbatoi, il recupero delle acque superficiali, l’utilizzo di tecnologie più efficienti e un tipo diverso di impiantistica" dichiara Alimonta. 

 

La gestione delle risorse idriche nei rifugi è destinata a diventare uno dei temi centrali dei prossimi anni, anche sul fronte delle politiche pubbliche e degli investimenti: “È una questione che dovrà essere posta al centro dei dibattiti e degli investimenti provinciali negli anni a venire. Anche le singole proprietà devono prendere atto che il problema esiste, che sarà necessario intervenire e che ognuno deve fare la propria parte” conclude il vicepresidente.  

 

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