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FVG
30 maggio | 19:08

L'ultimo paesaggio collinare istriano d'Italia può essere salvato. Dal biotopo alle firme, fino al dialogo col Comune: lo sguardo del comitato "Proteggiamo Punta Olmi"

In provincia di Trieste sopravvive l'ultimo paesaggio collinare istriano rimasto entro i confini italiani. Un'area naturale che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con progetti urbanistici potenzialmente in grado di stravolgerne l'identità, ma per la quale oggi si apre uno spiraglio di tutela grazie al lavoro condiviso tra amministrazione comunale e cittadini. Il Comitato: "Il pericolo non è ancora scongiurato perché la parte a monte resta edificabile". Il sindaco: "Gran parte della superficie è privata, ma abbiamo ricevuto la disponibilità del proprietario"

MUGGIA (TRIESTE). Nel comune di Muggia, in provincia di Trieste e a pochi passi dal confine con la Slovenia, sopravvive quello che molti definiscono l’ultimo lembo di paesaggio collinare costiero tipico dell’Istria rimasto entro i confini italiani.

 

Si tratta di Punta Olmi, un promontorio in parte boschivo e in parte prativo a ridosso della costa che negli anni ha rischiato di essere cancellato a seguito di molteplici proposte di progetti urbanistici che vedevano l'area al centro di opere edili che, se applicate, avrebbero finito con lo stravolgere la naturale fisionomia di quel paesaggio.

 

L'ultimo avviso in tal senso risale al 2023, quando il proprietario del terreno espose al comune un progetto curato dall'azienda Rte Group, attiva nel settore dell'edilizia, che sul momento causò la decisa levata di scudi di una buona parte dei cittadini muggesani.

 

Rispetto al passato tuttavia, questa ennesima iniziativa aveva la particolarità, almeno nelle intenzioni, di proporre la costruzione di strutture ricettive che tuttavia avrebbero dovuto integrarsi armoniosamente col paesaggio circostante attraverso edifici bassi e ampie aree vegetate, mantenendo inoltre parte della zona accessibile anche alla cittadinanza.

L'idea venne comunque accolta con scetticismo, come una sorta di addolcimento della pillola, diffidenza legata al fatto che stiamo pur sempre parlando del comune con il più alto tasso di consumo del suolo nell'intera provincia di Trieste e non solo, pertanto a seguito della presentazione ecco che nello stesso anno nacque il comitato “Proteggiamo Punta Olmi”, un gruppo informale nato in contrapposizione verso ogni forma di sfruttamento edilizio nell'area e promotore al contempo della salvaguardia di Punta Olmi attraverso l'istituzione di un biotopo oppure di un parco comunale, in virtù delle specificità del tratto costiero.

 

Ma oggi, a tre anni dalla nascita del comitato, si inizia a intravedere uno spiraglio che potrebbe salvare quest'ultima area verde costiera dalle cementificazioni, come dichiarato da Liam Mc Court, esponente dell'iniziativa “Proteggiamo Punta Olmi” raggiunto da Il Dolomiti.

 

 “Fino al 2014 tutta l'area di Punta Olmi era edificabile – racconta l'attivista – e già circolavano progetti di ville con piscine e quant'altro fortunatamente bocciati da Soprintendenza ed enti competenti, poi è cambiato il piano regolatore, ma il pericolo non è ancora scongiurato perché rimane edificabile tuttora la parte a monte. Quando nel 2022 venne presentato questo ennesimo progetto per erigere delle strutture che sembravano poter aggirare alcuni vincoli ambientali, ecco che in contrapposizione abbiamo costituito il comitato. Da lì numerose sono state le iniziative che abbiamo portato avanti, e ci siamo confrontati con numerosi esperti e naturalisti, tra i quali una doverosa menzione spetta a Marina Vidali, i quali hanno confermato che i presupposti tecnici per l'istituzione di un biotopo ci sarebbero tutti. Un rapporto che abbiamo presentato da poco al sindaco e ai tecnici del comune di Muggia e d'ora in poi il comitato si interfaccerà con l'Ufficio biodiversità della regione”.

Pochi giorni fa infatti, precisamente il 25 di maggio, i portavoce del comitato hanno presentato al sindaco Paolo Polidori un prospetto che illustra i passi necessari per la salvaguardia di Punta Olmi. In quest'ambito il Dolomiti ha interpellato anche il primo cittadino riguardo gli ultimi sviluppi di una questione che è stata al centro dei dibattiti e soprattutto motivo di grande apprensione da parte della cittadinanza.

 

“Mi è stata sottoposta una relazione – ha dichiarato Polidori – in cui venivano elencate tutte le specie animali e vegetali da proteggere e una traccia per un eventuale regolamento del parco. Un'area che in realtà è già protetta di per sé, grazie al piano regolatore vigente, ma la richiesta sarebbe di istituire qualcosa di formale. Il problema è che un'area come un biotopo poi la devi gestire e ci devi periodicamente intervenire per evitare che l'ambiente si deteriori, e su questo devo dire che sia noi come amministrazione, che il comitato abbiamo convenuto. Rimane tuttavia il fatto che la superficie ricade per gran parte sotto proprietà privata che fino a prova contraria è garantita dalla costituzione, ma fortunatamente abbiamo ricevuto da parte del soggetto coinvolto la disponibilità a valorizzare tutta la parte bassa della zona di Punta Olmi, verso la costa”.

Bisogna considerare come il desiderio di proteggere la zona di Punta Olmi nasca come un sentimento trasversale e spontaneo, come una volontà diffusa tra buona parte della cittadinanza, elemento corroborato anche dalle oltre tremila firme che il comitato raccolse nel 2024 e depositò in regione proprio come richiesta che Punta Olmi venisse salvata istituendo un biotopo, oppure un parco comunale, e per una cittadina come Muggia che non arriva ai quindicimila abitanti non era un numero di poco conto.

 

Iniziativa che ha finito poi col fare i conti con i tempi dilatati della politica, come ha spiegato Liam Mc Court. “La petizione - ha sottolineato l'attivista - anche se non è ancora stata discussa dal consiglio regionale, ha avuto una risposta molto positiva da parte dei muggesani per quella che è l'area verde più importante del comune. E' un'area da valorizzare, nonché un potenziale asset per il comune stesso. Nella parte superiore passa il Sentiero dell'Arciduca, voluto dall'allora arciduca Lodovico d'Austria, quasi un naturalista 'ante litteram', da cui si gode di una vista eccezionale. L'importante è capire che la valorizzazione passa anche attraverso il mantenimento, perché ambienti come le praterie stabili se trascurate si deteriorano e il bosco le divora. La nostra posizione come comitato è che ad oggi, a parte il settore sommitale più elevato che purtroppo è ancora edificabile, tutto il versante che scende verso la costa rimanga tutelata, e su questo abbiamo trovato l'intesa con il comune”.

Il promontorio di Punta Olmi è ad oggi un'area speciale anche sotto il profilo naturalistico: è una zona d'elezione per la crescita di una moltitudine di specie di orchidee, alcune delle quali piuttosto rare, e assume un'importante funzione di corridoio ecologico che consente il transito e la comunicazione per diverse specie di animali rispetto ai boschi più distanti dalle abitazioni. La sua preservazione e valorizzazione è estremamente importante quindi sia dal punto di vista della conservazione ambientale che dello studio floro-faunistico del territorio.

 

Come ha ricordato il sindaco Polidori, il comune ha ricevuto la disponibilità da parte del proprietario dell'area di impegnarsi nella tutela e nel mantenimento del verde nella parte attualmente non edificabile prevista dal piano regolatore, così che se da un lato il problema potrebbe quindi apparire prossimo alla soluzione (se non altro per via dei costi onerosi che il comune vedrebbe sgravarsi), dall'altro, per il futuro di Punta Olmi, sarebbe importante avere delle garanzie “nero su bianco” riguardo l'impegno del privato nel preservare e manutenere la zona, magari attraverso una convenzione con l'amministrazione.

 

Nella provincia di Trieste il consumo di suolo e la mancanza di spazio sono una costante della storia di questo territorio, ed è per questo che piccoli angoli di quiete e natura come Punta Olmi assumono una valenza ancora maggiore, dimostrando che la conservazione di ambienti naturali è possibile anche all'interno di spazi ormai fortemente antropizzati.

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