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FVG
23 maggio | 20:40

La città patrimonio Unesco che sta crollando, un mattone alla volta: "Ecco come proviamo a salvare Palmanova dall'inesorabile scorrere del tempo"

Le mura di Palmanova, la splendida città stellata, soffrono una cronica mancanza di intervento di restauro ma ora qualcosa comincia a muoversi: ecco i progetti che mirano a riportare la città-fortezza al suo antico splendore

PALMANOVA (UDINE). E' nota con vari soprannomi, come ad esempio “città-fortezza”, o “città stellata” per via della sua pianta poligonale a nove punte che ricorda appunto la forma di una stella. E' la città di Palmanova, in provincia di Udine, vale a dire uno dei più impressionanti prodigi dell'ingegneria militare della storia moderna italiana e non solo, nonché patrimonio dell'Unesco dal 2017.

 

Ciò che invece è meno noto è rappresentato dai rischi che questa città così particolare sta correndo ai giorni nostri, pericoli legati ai sempre più frequenti crolli che si registrano lungo le sue mura. Si tratta di distaccamenti di mattoni o pietrame che avvengono con maggiore evidenza nei settori più esterni della struttura muraria, che cadono fino alla base, comportando un pericolo per i tanti avventori e per coloro che decidono di compiere la tipica passeggiata attorno alle mura stesse.

 

Un annoso problema con il quale generazioni e generazioni di cittadini (e di amministrazioni) si sono dovuti confrontare, assistendo a questo decadimento senza tuttavia mai riuscire ad effettuare un intervento significativo sulla città, e in particolare sulle mura che ormai hanno sull'ordine dei cinquecento anni di età, basti pensare che l'ultimo intervento importante di restauro risale addirittura all'Ottocento. Qualcosa però comincia a muoversi a Palmanova, dove stanno iniziando a prendere forma dei progetti orientati a riportare la città-fortezza al suo antico splendore.

Ma la riqualificazione non passa solo attraverso considerazioni prettamente edilizie, la città è infatti da sempre oggetto di indagine e di studio tanto da parte dei visitatori, catturati da un colpo d'occhio sorprendente, quanto da parte degli esperti della storia locale, che contribuiscono alla divulgazione e alla valorizzazione di Palmanova, come Giuseppe Trebbi, professore di storia moderna già docente dell'università di Trieste, che per Il Dolomiti ha evidenziato alcuni di quei tratti che rendono speciale Palmanova

 

“Un elemento peculiare e strategico di Palmanova – spiega il professore – lo si può cogliere anche dal fatto che da porta Aquileia si arriva direttamente nel centro. Ma questo non risponde al progetto originario della grande fortificazione, poiché varcare una porta non dovrebbe consentirti di raggiungere subito il cuore della fortezza. La porta avrebbe dovuto essere più spostata, invece il provveditore veneziano nonché fondatore Marcantonio Barbaro applica questa modifica perché, nel Cinquecento, non ha in mente solo una fortezza ma anche una città. E' la nascita della città-fortezza di Palmanova, che in linea teorica avrebbe potuto contenere fino a ventimila persone, molte di più di quante non ne avesse in quel momento, ad esempio, Udine. Viene inoltre costruita a ridosso dei domini degli Asburgo ufficialmente in opposizione alle scorrerie dei Turchi in Friuli, in quel periodo sempre più improbabili, ma in realtà puntando contro gli austriaci stessi. Concepita come una fortezza facilmente aggirabile ma quasi impossibile da espugnare, così che gli eventuali invasori anche se l'avessero superata si sarebbero lasciati alle spalle una fortezza con migliaia di soldati non sconfitti ben armati e ben difesi, rischiando di trovarsi tra due fuochi”.

 

Palmanova è inoltre realizzata, sulla base dei modelli ingegneristici più avanzati dell'epoca, per sostenere l'attacco delle migliori artiglierie del Cinquecento italiano, con i terrapieni, i baluardi che tolgono punti di riferimento al nemico, così come le sue mura, che oggi sono un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove negli ultimi anni è possibile coniugare il concetto di messa in sicurezza delle parti maggiormente a rischio di crolli con un restauro conservativo che è il risultato di uno studio sul campo volto a restituire l'assoluta fedeltà storica riguardo la composizione della struttura, come ha spiegato per Il Dolomiti Luca Piani, assessore ai lavori pubblici, ambiente e urbanistica nonché vicesindaco di Palmanova: “L'aspetto particolare di questo restauro è lo studio che è stato effettuato sulle argille, le temperature, le granulometrie, i colori dei mattoni originali che impiegò la repubblica di Venezia nella costruzione, grazie ad un'importante azienda del Veneto, al fine di restaurare i crolli impiegando mattoni realizzati con la stessa tecnica, nel pieno rispetto e nell'attendibilità storica, consentendo così di mantenere l'aspetto originario delle mura. Infine abbiamo inserito su ogni mattone un'incisione a forma di stella che consentirà anche in futuro di trovare dove è stato applicato il 'mattone Palmanova'”.

Il grande tema di Palmanova è rappresentato dall'assenza di manutenzioni importanti da molto tempo, così che oggi la struttura risulta debole e con il passare del tempo rischia di crollare sempre di più. Le dimensioni importanti della fortezza rendono pertanto impossibile installare un unico grande cantiere che in una sola tranche risolva il problema del deterioramento, ed ecco che si rende necessario affrontare il problema in modo sistematico e con interventi mirati.

 

“I pericoli maggiori riscontriamo nella parte di città rivolta a nord – dichiara Piani – perché è più esposta al disgelo. Lì si verificano i più importanti distacchi della parete muraria, una situazione che denota l'urgenza di dover intervenire. Più diffusamente invece abbiamo il problema della vegetazione che si insinua e riveste il manto, potendo anche rompere o spostare i mattoni affondando le radici. Oggi la priorità per Palmanova sarebbe quella di garantire un flusso di risorse magari non esagerato ma costante di anno in anno per i prossimi decenni, così da compiere interventi puntuali e costanti. Ringrazio in tal senso la Regione che ha preso a cuore la causa di Palmanova e sta lavorando per offrire il maggior supporto possibile”.

 

Tuttavia non siamo al punto di inizio, già da qualche anno infatti il già citato studio del “mattone Palmanova” è avvenuto nell'ambito di un cantiere cosiddetto “pilota”, un'operazione di restauro lungo un'area di cinquecento metri effettuata sul baluardo Donato.

Come rimarcato anche dall'assessore, cinquecento metri restaurati in due anni possono sembrare una tempistica eccessiva, ma il restauro era finalizzato anche a studiare le migliori possibilità di conservazione della struttura, con l'obiettivo di creare un modello di lavoro replicabile anche sugli altri baluardi, che a quel punto vedranno tempistiche più ridotte. "Palmanova è inserita tra i siti internazionali dell'Unesco assieme a Peschiera e Bergamo – conclude l'assessore - pertanto abbiamo l'obbligo di redigere un piano di gestione affinché il patrimonio venga valorizzato e non stravolto. Questo piano è in fase di redazione e dovrebbe essere completato quest'anno. E' un processo lungo perché prevede il coinvolgimento di tutti gli 'stakeholders' che ruotano attorno al bene fortezza. Se da un lato alcuni interventi sono stati fatti sappiamo che molto resta ancora da fare. La regione stanzia circa 250 mila euro all'anno per la città, non sono tantissimi ma ci consentono una manutenzione minima costante. Il futuro lo vedo in maniera molto positiva, questa amministrazione ha preso di petto un problema che era stato abbandonato e soprattutto questa città può contare su un grande senso di appartenenza dei propri cittadini, che sono i primi, grazie alle associazioni e ai volontari, a preoccuparsi concretamente di Palmanova”.

 

Palmanova è la città murata che vanta la maggiore estensione di mura tra tutte le città italiane, e rappresenta probabilmente uno degli esempi più straordinari di architettura militare veneziana giunti fino ai giorni nostri. Un patrimonio storico e culturale enorme, una città-fortezza che oggi si trova ad affrontare la più silenziosa delle sue battaglie, quella dettata dal deterioramento delle proprie strutture dovuto all'inesorabile scorrere del tempo. Ma grazie a tre fasi di finanziamento per un ammontare di circa due milioni di euro un primo bastione sarà presto completamente restaurato, ne mancano otto, l'auspicio è che si riesca ad applicare quella programmazione di interventi costanti voluta dall'amministrazione per salvare Palmanova.

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