Giovani e imprese, il grido d’allarme (e di speranza) dal Bellunese che vuole trattenere talenti: serve puntare su percorsi di alta formazione
Gianluca Vigne, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti con delega all’alta formazione, spiega a Il Dolomiti le prospettive su questo fronte, da sempre un punto debole per la provincia. “Stiamo cercando di costruire una filiera sul territorio, anche come elemento di contrasto allo spopolamento e di attrattività sull’esterno. Il prossimo obiettivo è far sì che l’università riconosca l’istruzione tecnico superiore che i giovani intraprendono sul territorio, affinché possano essere stimolati a completare il percorso di studi”

BELLUNO. “Vorrei vedere tutti i giorni giovani che aprono aziende, provano, si contaminano, vanno all’estero e poi tornano mettendo in discussione quello che il territorio sta facendo, ma su questo il Bellunese deve essere più propositivo. Purtroppo c’è una notevole emorragia di giovani, perciò dobbiamo fare leva sul legame con il territorio, dando una motivazione e un’opportunità tramite percorsi creativi e seri di formazione che consentano di trovare la propria strada”. È l’auspicio di Gianluca Vigne, Ceo di Areatecnica e vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti con delega all’alta formazione.
Dopo aver analizzato la situazione economica attuale, Vigne spiega a Il Dolomiti quali sono le prospettive sul fronte della formazione. Si tratta infatti di un punto debole per la provincia: nel rapporto sull’Agenda 2030, AsVeSS assegna un valore di 78,5 a Belluno per l’obiettivo 9 “industria, innovazione e infrastrutture”, molto inferiore alla media nazionale (100) e a quella regionale (94,6). A pesare è anche la specializzazione produttiva in settori ad alta intensità di conoscenza: un gap emerso durante l’ultimo incontro di presentazione dei dati, dove è stata ribadita la necessità di puntare su percorsi di formazione post diploma in sinergia con le aziende.
“A Belluno c’è sempre stato questo problema, ma dobbiamo anche fare i conti con la società attuale. La mobilità - spiega Vigne - fa sempre di più parte della vita di un giovane e la connettività consente oggi di lavorare e formarsi a distanza. Più che alle sedi dobbiamo perciò pensare ai contenuti e alle sinergie con il sistema imprenditoriale, così da favorire un intero territorio dove, di conseguenza, le imprese trovano collaboratori formati e investono. Su questo ci può stare anche l’esigenza di portare dei corsi in loco, ma oggi l’offerta formativa deve essere più ampia e gli strumenti per ottenerla sono molti”.
Belluno si sta muovendo su questo fronte. Pochi mesi fa è stata premiata a Roma la Dolomiti Innovation Valley come “il più grande laboratorio a cielo aperto d’Europa dedicato a innovazione e valorizzazione delle eccellenze produttive delle terre alte”. Si inserisce in un ecosistema cui il territorio punta per portare nelle Dolomiti università, centri di ricerca e startup. Il progetto “Belluno synergy lab: co-progettare l’economia della conoscenza nel bellunese” vede infatti la partecipazione di tre partner operativi (IPA Prealpi Bellunesi, Camera di Commercio Treviso-Belluno Dolomiti e Comune di Belluno) e 7 sostenitori (Provincia di Belluno, Dmo Dolomiti Bellunesi, Appia Cna, Confindustria Belluno Dolomiti, Fondazione Fantastiche Dolomiti, Fondazione Elserino Piol, Fondazione Teatri delle Dolomiti). Inoltre, sono attivi tre Its Academy (Istituti tecnologici superiori) di progettazione dell’occhiale, meccatronica e marketing turistico, con l’idea di aggiungere anche un corso universitario di informatica.
Il prossimo obiettivo è far sì che l’università riconosca in crediti formativi l’istruzione tecnico superiore che i giovani intraprendono sul territorio, affinché possano essere stimolati a completare il percorso di studi. “Dopo la scuola superiore - prosegue Vigne - i ragazzi entrano in un percorso di due anni dove hanno un contatto proficuo con il mondo del lavoro. Quello che vogliamo è permettere allo studente che lo desidera di passare a un percorso universitario vedendosi riconosciuto quanto già fatto. Perciò stiamo cercando di costruire questa filiera sul territorio, anche come elemento di contrasto allo spopolamento e di attrattività sull’esterno. Certo bisognerà agire anche su residenzialità e servizi, ma pensare però di partire solo se tutto è perfetto non produce risultati. Oggi le principali imprese bellunesi credono nel progetto e lo sostengono con ingenti risorse economiche, che se la situazione sarà favorevole richiederanno certamente un sostegno più ampio: ma a quel punto penso sia interessante per tutti contribuire”.
Al momento si punta sulle materie Stem (science, technology, engineering and mathematics), ma Vigne non esclude percorsi umanistici per costruire una visione più ampia. “Abbiamo bisogno - afferma - che le persone arrivino ad avere consapevolezza della propria formazione. Dobbiamo creare non solo bravi tecnici e addetti all’industria, ma anche manager, dirigenti e nuovi imprenditori perché l'altro grande problema è che i giovani non fondano nuove imprese, perciò vanno aiutati”.
Tutto questo vale anche per il turismo. “Il progetto di un dipartimento di informatica porterà un beneficio enorme al turismo, che ha sempre più bisogno di servizi a 360 gradi: come il turista arriva sul territorio, con quale consapevolezza, che esperienza saremo in grado di fargli fare. Molto dipenderà da queste nuove competenze: mi aspetto che i giovani intraprendenti, visionari e innamorati della loro terra, una volta acquisita la giusta formazione possano metterla in concreto e lanciare servizi che oggi non esistono. Il digitale può infatti far esplodere non tanto i numeri, quanto la qualità del turismo, ma per farlo serve la formazione: la buona volontà, caratteristica peraltro tipica del nostro territorio, ormai non basta più” conclude.












