"Il Prosecco più venduto in Trentino Alto Adige? Va preso atto", Liber Group: "Il successo del Merlot dovrebbe far riflettere sulle scelte da compiere nel vino"
A Vinitaly si è respirato un certo ottimismo sul futuro del settore ma le nubi all'orizzonte non mancano tra crisi internazionali, risalita dei costi, calo dei consumi e difficoltà economiche: "I salari sono mediamente bassi, il costo della vita sempre più alto e anche un calice di vino nei locali può non essere molto economico". Si parla molto di enoturismo: "Un vino, per non essere una qualsiasi bevanda, deve avere sempre una storia da raccontare ma serve formazione e un nuovo linguaggio"

TRENTO. Il mondo del vino è uscito rinfrancato da Vinitaly e con qualche certezza a fronte di un orizzonte incertissimo tra guerre (anche commerciali) e costi che sono tornati a risalire in modo deciso. Un settore che strizza l'occhio all'enoturismo e che pensa alla bassa gradazione, mentre il prodotto dealcolato convince poco e sembra essere un po' uscito dalle agende, salvo alcune sperimentazioni. Il Trentino? Solite divisioni ma conferme per il TrentoDoc. Anche se il Prosecco è assoluto protagonista, pure tra gli scaffali dei supermercati del nostro territorio. Ma più delle bollicine, il secondo posto del Merlot (davanti al Teroldego) dovrebbe far riflettere gli attori di un sistema che resta complesso e variegato.
Il vino italiano (e trentino) ormai vive alla giornata. I dazi imposti dagli Stati Uniti sono stati un duro colpo ma, pur con qualche difficoltà, è stato incassato. Poi c'è stato il passo indietro (temporaneo?) sull'imposta dopo che la Corte Suprema Usa li ha dichiarati illegittimi e quindi la guerra in Medio Oriente a incidere in un contesto caratterizzato dall'incertezza.
"Il canale di Hormuz, come quello di Suez, influenza tutto: i costi salgono, si modifica la libera circolazione delle merci, salta il rapporto domanda/offerta e la logistica va in sofferenza", dice Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità e punto di riferimento e di contatto tra produttori e mondo Ho.Re.Ca.. "Ci siamo insomma accorti che il mondo è interconnesso. Il Covid ha rappresentato un cambiamento epocale e il vino è diventato un bene voluttuario, ora la situazione è ancora più instabile: c'è un direttore d'orchestra, Donald Trump, che destabilizza tutto".
L'unica certezza è l'incertezza. Problemi acuiti poi dal rialzo dei costi (energia, trasporti, logistica e così via), dal dollaro debole e da economie non proprio brillanti. Se l'Italia cammina, gli altri Paesi europei non sembrano correre.
"E' impossibile pianificare, questo è il danno maggiore, e bisogna essere molto eclettici per adattarsi alle situazioni e trovare le migliori contromisure", aggiunge Scartezzini. "Il mercato Usa è il più importante e queste situazioni evidenziano la fragilità dell'Europa, un continente non all'altezza per tempi di reazione e per lentezza nel rispondere alle dinamiche. Per questo poi si inseriscono anche spirali speculative: non si riesce a intervenire adeguatamente se non c'è fermezza e compattezza della classe politica. A questo si aggiunge che la filiera del vino è complessa, composta da tanti attori con interessi diversi: una frammentazione che talvolta non consente di fare squadra e sintesi delle posizioni da mantenere per contrastare queste difficoltà".
A Vinitaly però si è respirata una certa fiducia, una manifestazione che ha restituito un comparto vivace. Si parla molto, e sempre di più, di enoturismo. Il Trentino può giocare carte sicuramente interessanti, tuttavia la concorrenza è agguerrita e imporsi può essere più facile se ti chiami Valpolicella, Langhe oppure Chianti. E' comunque il sintomo di un mondo che non è più solo un bicchiere, ma di un settore che ha maturato una consapevolezza di rappresentare anche altro.
"Un vino è un territorio, una passione, una storia e il lavoro di famiglie e aziende: un'esperienza, un modo per esportare cultura", evidenzia il fondatore di Liber Group. "Un vino, per non essere una qualsiasi bevanda, deve avere sempre una storia da raccontare. L'enoturismo può essere una strada interessante e un segmento di mercato ricercato, soprattutto all'estero. Il vino può essere un lusso ma inteso come silenzio, tranquillità, unicità e contatto con la natura. E' necessario quindi puntare anche sulla formazione e si deve cambiare il linguaggio. Attenzione: il vino è arte e non si deve incorrere nell'errore di banalizzare il prodotto ma serve una semplificazione nel presentare una bottiglia".
L'enoturismo può essere una risposta al calo dei consumi? "Il vino paga una certa autoreferenzialità e si deve ritrovare la capacità di avvicinare le persone", continua Scartezzini. "Poi la questione è anche il contesto. I salari sono mediamente bassi, il costo della vita sempre più alto e anche un calice di vino nei locali può non essere molto economico. Si dovrebbe analizzare la filiera per recuperare un po' di marginalità e rendere un prodotto più abbordabile e avviare una ripartenza".
Il Trentino punta sul TrentoDoc ma tra gli scaffali dei supermercati regna il Prosecco, così come nel resto d'Italia per un totale di quasi 54 milioni di litri venduti (Qui articolo).
"Le bollicine sono un'occasione, un incontro, una festa e un momento di convivialità e il Prosecco è un brand particolare che travalica i confini del Veneto, si tratta di un prodotto molto trasversale e più 'facile' alla beva e un rapporto qualità/prezzo altamente concorrenziale. Ci sono alcune caratteristiche fondamentali per questo successo".
Insomma, un risultato che non preoccupa per un vino un po' "ruffiano". "Il Prosecco funziona e bisogna prenderne atto. E' un paragone difficile quello con il TrentoDoc che si posiziona su una fascia più alta di questo segmento con altri competitor".
E' invece il secondo posto del Merlot che dovrebbe aprire alle riflessioni. "E' un vino sicuramente internazionale e con un pedigree blasonato. In questo caso, però, la domanda potrebbe essere un'altra: perché ostinarsi a produrre grandi quantità di Teroldego e Marzemino? La storia dovrebbe essere chiara e questa strada non paga, tanto che poi sui mercati si commercializza il Pinot Grigio perché ci si deve adattare al cliente", conclude Scartezzini.
Rossi con ostinazione mentre l'Alto Adige ha avuto l'intuizione decenni fa di cambiare strada e di puntare sui bianchi per distinguersi in un settore altamente concorrenziale in Italia e in Europa (Qui articolo).











