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Trento
20 marzo | 05:01

I vini trentini non reggono il confronto con quelli dell'Alto Adige. E Bolzano è pronta pure a insidiare il Trento Doc? Storia di un prodotto ma di due approcci culturali diversi

La fiera ProWein ha certificato, ancora una volta, il divario tra i vini trentini e quelli altoatesini. Il prodotto qualitativamente è simile e il Trentino non avrebbe nulla da invidiare, eppure c'è un solco a livello di immagini, di posizionamento e di brand molto ampio. Ma come si è arrivati a questo punto?

TRENTO. Un prodotto, due approcci culturali diversi che nel tempo hanno scavato un solco a livello di immagine, di posizionamento e di brand. Se qualitativamente il vino trentino non avrebbe (poco) nulla da invidiare a quello altoatesino, il confronto lascia desolatamente a terra il comparto vitivinicolo della provincia di Trento. Un gap per certi versi ingiusto. Ma la narrazione dei cugini sudtirolesi è praticamente a senso unico e sicuramente migliore. Non a caso le cantine dell'Alto Adige ottengono più premi e più riconoscimenti di stampo internazionale.

 

Il Trentino paga oltremodo alcune contraddizioni, una cooperazione talvolta opprimente, totalizzante, sorda al confronto e con carenza di strategie visioni di tutela. L’ Alto Adige, pur nella frammentazione del settore e di una concorrenza interna che è forte, trova sempre il modo di proporsi in maniera unitaria sul mercato con le aziende che si confrontano (anche duramente) ma che poi trovano un punto di equilibrio. Realtà vitivinicole che per quanto possibile si sono specializzate per valorizzare un intero settore, Kellereigenossenschaft saldamente sul podio nazionale del buon bere.

 

Basta citarne qualcuna. A partire dalla "sociale" di Termeno - il suo Epokale, Gewueztraminer 2015 raggiunge i 500 euro a bottiglia e conquista il podio supremo a livello mondiale - stesso discorso per la San Michele Appiano con l’Appius o il Pinot Nero Trattmann della Girlan. Tutti vini d’alto valore e altrettanto prezzo consistente: oltre 100 euro a bottiglia.

 

E ancora: prestigio indiscutibile per la Colterenzio e sicuramente d’assoluto livello il Tal della scenografica Cantina Bolzano. L’elenco può tranquillamente proseguire con le perle della Cortaccia e l’assoluto prestigio dei bianchi di Terlano, mitica Kellerei con proposte di vini fatti appositamente stagionale per quasi 30 anni. Cantine sociali più evolute di tanti altri validi cantinieri privati, da Lageder a Franz Hass, pure Leni Walch e piccoli grandi vignaioli come Peter Dipoli o Markus Prackwieser, Guenter Kerschbaumer, anche l’azienda di Reinhold Messner.

 

I percorsi si sono divisi una ventina di anni fa, l'Alto Adige, che nel 1976 già aveva avuto l'intuizione di sviluppare un marchio (il primo caso a livello europeo, poi nel 2005 evoluto in "Qualità") per tutelarsi dalle contraffazione nei settori di mele e vino, si è orientato verso il territorio, mentre il Trentino ha sviluppato negli anni un proprio marchio ma ha sempre avuto in mente più che altro la possibilità di penetrare i vari mercati, anche con la leva di un prezzo in molti casi più appetibile. Per giungere a offerte di vini Trentino Doc marchiati cooperazione, con prezzi irrisori, che screditano immagine e lavoro dei tanti bravi, scrupolosi vignaioli.

 

Una visione, almeno inizialmente, più commerciale rispetto all'Alto Adige. E qui c'è una prima "stortura" del settore: l'estensione geografica (limitata) del Trentino e la contemporanea necessità di puntare sulla produzione. Questo si traduce in omologazione e in questo si inserisce, in tempi più recenti, la partita del Doc delle Tre Venezie

 

La produzione di Pinot Grigio nel solo Triveneto costituisce l'85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari in Veneto, 6.000 in Friuli Venezia Giulia e 2.800 nella sola provincia di Trento. Oggi il produttore può contare su una condizione opzionale: può scegliere annualmente come conferire l'uva ma deve comunicare le proprie intenzioni in anticipo (spesso, se non esclusivamente, in base alla remuneratività) e seguire un rigido disciplinare, se orientarsi sulla Doc trentina o alle Tre Venezie. Ma è un po' lo specchio di questa ricerca di commercializzazione con il rischio di omologarsi e perdere identità.

 

Un mondo, quello altoatesino, quasi più vincolato al prodotto, all'etichetta e alla territorialità (nessuna azienda dell'Alto Adige ha deciso di partecipare, per esempio, all'avventura Doc delle Tre Venezie) che solo al blasone delle aziende, con il Trentino che in questo caso presenta player di rilievo internazionale, da Ferrari, Mezzacorona a Cavit. Un traino ma che involontariamente possono chiudere tanti in un cono d'ombra. 

 

A proposito di promozione. Se la catena di comando dal Dipartimento Agrifood di Idm alla componente privata è più chiara con una forza che permette di posizionare il prodotto in modo migliore anche sulla grande distribuzione, il Trentino è ambiguo. Per Trentino Marketing, che dispone di uffici sulla falsariga del modello altoatesino, l'agrifood è un asset come cultura, sport e così via. Ci sono gli investimenti ma la promozione è demandata rispettivamente al Consorzio Vini e all'Istituto di tutela del Trento Doc. Due organismi distinti, al punto che sembrano in netta contrapposizione. E pensare che hanno medesima sede. Non si sfrutta pienamente la potenza di fuoco della società territoriale e ci si scontra poi con due enti che nella migliore delle ipotesi si parlano pochino.

 

Ci si chiude nel proprio mondo e non si trovano linee strategiche da seguire con convinzione e fino in fondo per perdersi nella frammentazione. A livello di promozione poi resta da capire l'apporto delle varie Strade, spesso con personale ridotto ai minimi e con scarse risorse, con un sistema di Aziende per il turismo, e più recentemente, di Ata (che sono però di territorio e non di prodotto) molto forte.

 

Il Trento Doc in questo momento è il prodotto di punta e c'è un po' la corsa in questo senso, con il rischio di inflazionare il mercato e con l'Alto Adige pronto a lanciarsi nella competizione con tre cantine di primissimo piano che hanno acquistato a sud di Salorno terreni e vigneti. Il fascino dei vini Alto Adige/Suedtirol Doc è più solido e diffuso, su ogni mercato, rispetto a gran parte di quelli trentini. Il Trentino saprà mantenere una sempre più labile leadership? Un'altra differenza? In Alto Adige la cooperazione non è invasiva. Lascia autonomia e rispetta le variegate visioni che mirano a rafforzare un gioco di squadra. Spesso imbattibile.

 

La Federcoop tanto ha fatto e tanto fa per il Trentino ma nel mondo vitivinicolo è il modello più vincente? Oppure un ostacolo per un progetto di condivisione assolutamente mirata a tutelare la singolarità storico culturale di vini autenticamente "di territorio"? Trentino, ovviamente.

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