Lotta alla concorrenza sleale: prosciutti trasformati in ''italiani'' anche se i maiali sono allevati e macellati all'estero, la protesta di Coldiretti
Protesta di agricoltori e allevatori a Udine in difesa della filiera locale e anche contro l'aumento dei fertilizzanti cresciuti dalla guerra in Medio Oriente dell'85%

UDINE. I fertilizzanti cresciuti nei costi dell'85% rispetto all'anno scorso e l'annoso problema della tutela delle filiere sono stati al centro della manifestazione che a Udine Esposizione ha visto intervenire oltre 2mila agricoltori sotto le bandiere di Coldiretti. Le preoccupazioni emerse sono tante ma sono arrivate anche le rassicurazioni dell'assessore regionale alle risorse agroalimentari della Regione, Stefano Zannier come ha chiarito a margine il presidente regionale Coldiretti Figelj: "Abbiamo parlato con l'assessore - ha spiegato all'Ansa - nelle varie discussioni sulle strategie future e sulle linee che si potrebbero mettere in campo".
Quindi il tema della concorrenza sleale. Su tutti la protezione del Prosciutto di San Daniele minacciato da ''prosciutti italiani'' che di italiano non hanno poco o nulla. Il fatto che venga permesso a livello europeo di importare i maiali assicurando il ''marchio'' di prodotto italiano semplicemente perché l'ultima trasformazione in prosciutto avviene sul territorio non piace agli allevatori del posto. Di fatto basta allevare i maiali all'estero, macellarli all'estero e limitarsi a, in Italia a sottoporle a procedure quali la salatura e la stagionatura, per ''trasformarsi'' in prodotti italiani.
Cosa, che, non può avvenire per il San Daniele che invece da disciplinare di produzione prevede che venga ottenuto esclusivamente da suini nati, allevati, macellati e sezionati nel territorio di specifiche regioni italiane e che tutte le successive fasi produttive devono svolgersi esclusivamente nel Comune di San Daniele del Friuli. L’intera filiera è inoltre soggetta a rigorosi sistemi di identificazione, tracciabilità e rintracciabilità che consentono di monitorare il prodotto dalla nascita dell’animale fino alla commercializzazione. Tali procedure sono sottoposte a verifiche da parte di IFCQ Certificazioni, un Organismo di Controllo terzo e indipendente autorizzato dal Ministero dell’Agricoltura a garanzia del rispetto del disciplinare e della corretta applicazione delle norme previste per la Dop.
Coldiretti quindi ha rilanciato la raccolta firme per arrivare all'obbligo di indicazione d'origine su tutti gli alimenti commercializzati nell'Unione europea per evitare di ingannare il cliente e proteggere le produzioni locali. "Per i nostri prodotti del Fvg - ha rimarcato Figelj - il punto non riguarda solo la difesa, ma anche il rafforzamento della promozione delle eccellenze regionali". "Noi abbiamo peculiarità tali che dovremmo ancora di più crederci e investire anche nella promozione", ha osservato. "Se prendiamo l'agroalimentare, il Montasio è un formaggio che con i vini va benissimo e, ogni volta che si fa una degustazione, chi assaggia il Montasio dice: che buono questo formaggio".
L'altro grande tema è quello che riguarda i costi dei pesticidi cresciuti esponenzialmente. Una crescita che segna un +85% e il conflitto in Medio Oriente che pesa in media circa 250 euro in più per ettaro coltivato per le nostre aziende. Anche in questo caso si chiedono interventi regionali e nazionali per evitare che i costi ricadano poi sui consumatori all'acquisto del prodotto.


















