“Subiamo la concorrenza di Trento e Bolzano ad armi impari", dal Bellunese l'appello al governo: "Vogliamo regimi fiscali agevolati e strumenti di sostegno”
A seguito della proposta del presidente di Regione Alberto Stefani di istituire una Zes Nord per il Veneto, il movimento Bard - che la sostiene pienamente - chiede che si parta da Belluno. “Non si tratta di un privilegio, ma di uno strumento per competere ad armi pari con i territori confinanti”

BELLUNO. “Se una Zes è stata ritenuta opportuna per un territorio del centro Italia come le Marche, a maggior ragione deve esserlo per Belluno, che affronta ogni giorno gli svantaggi della montagna, dello spopolamento, della distanza dai principali poli logistici e della concorrenza delle Province autonome di Trento e Bolzano e dei territori confinanti dell’Austria”.
Arriva dal movimento Bard (Belluno autonoma regione Dolomiti) l’appello a fare della provincia una “Zona economica speciale”. Il pretesto è offerto dalle recenti dichiarazioni del presidente della Regione Alberto Stefani, che in tema di competitività ha ribadito la necessità di istituire una Zes Nord e di estendere il perimetro delle Zone logistiche semplificate. “Non si tratta solo di una richiesta legata alle aree di confine con altri Stati. Il Veneto - ha sottolineato - condivide un tratto di confine con l'Austria, ma è a tutti gli effetti un territorio di cerniera: confiniamo anche con la Provincia Autonoma di Trento e il Friuli Venezia Giulia, Regione a statuto speciale, che godono di condizioni fiscali e normative più favorevoli. Questo crea un divario competitivo che le nostre imprese delle aree di confine subiscono ogni giorno”.
Il nucleo delle rivendicazioni territoriali sono infatti le aziende, per le quali si punta a regimi fiscali agevolati e strumenti di sostegno. “Non possiamo che condividere la proposta di Stefani - commenta Andrea Bona, presidente del Bard - e chiediamo si cominci da Belluno. Non si tratta di un privilegio, ma di uno strumento per competere ad armi pari con i territori nazionali e centro-europei che oggi dispongono di strumenti molto più efficaci per attrarre imprese e capitali”.
“Belluno – prosegue – è l’unica provincia italiana interamente montana racchiusa tra Regioni a statuto speciale e confinante con uno Stato estero che continua a non disporre di strumenti in grado di compensare gli evidenti svantaggi competitivi. Questo genera una disparità che si traduce in minori opportunità di sviluppo, minore capacità di attrarre investimenti e maggiori difficoltà nel trattenere giovani e professionalità”.
Si punta quindi a incentivi fiscali, crediti d’imposta e agevolazioni contributive, ma anche a semplificazione amministrativa e burocratica. La richiesta, rivolta al governo, è dunque avviare un confronto istituzionale che porti a quella che viene definita una “scelta di giustizia territoriale e un investimento strategico per il futuro delle Dolomiti e dell’intero Veneto”.
Per questo, a fare da collegamento potrebbe essere il senatore bellunese Luca De Carlo. “Siamo convinti - conclude Bona - che possa svolgere un ruolo determinante nell’avviare questo percorso. Gli chiediamo di attivarsi da subito nelle Commissioni del Senato e nei confronti del governo: sarebbe un segnale concreto di attenzione verso una provincia che da troppo tempo attende strumenti adeguati per colmare un divario competitivo non più sostenibile”.













