La quotazione in borsa di Dolomiti Energia spacca la Cgil, Grosselli alla Filcams: "Documento discutibile. Dispiace non si siano confrontati prima delle conclusioni"
La categoria del sindacato di via Muredei ha disconosciuto la linea della segreteria generale della Cgil e anche il percorso della Filctem di dialogare con Dolomiti Energia per chiarire le ripercussioni di un'eventuale quotazione in borsa di Dolomiti Energia. La replica di Andrea Grosselli alla Filcams: "La discussione su temi tanto importanti per lo sviluppo dell’Autonomia e quindi per le lavoratrici e i lavoratori trentini non possono prescindere da una discussione articolata e informata"

TRENTO. Tensioni e fibrillazioni in casa Cgil. Una categoria sindacale si è esposta in modo piuttosto deciso per contestare la linea della segreteria generale sull'ipotesi della quotazione in borsa di Dolomiti Energia. Se a livello confederale, così come di Filctem, c'è stata un'apertura a discutere della questione, valutare le opportunità e le ricadute di una scelta in questa direzione. Porta chiusa a doppia mandata però dalla Filcams.
A intervenire per cercare di fare un po' di ordine è Andrea Grosselli, segretario generale della Cgil del Trentino. Le categorie hanno sì autonomia, tuttavia si contesta il metodo. Insomma, sarebbe stato meglio prima parlare internamente della questione e poi vale la libertà decisionale delle politiche sindacali.
Un tema, quello dell'indirizzo del colosso dell'energia trentina di sbarcare in borsa, che divide la politica, anche nelle stesse coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, e alimenta un dibattito piuttosto intenso, pure con una certa confusione (Qui un'analisi). Già più di un anno fa si è accennato di questa ipotesi, qualcosa è stato messo sul tavolo. Un'idea accolta quasi nel disinteresse generale. Nel 2026 si è acceso però il dibattito e non sono mancate negli ultimi mesi dichiarazioni, distinguo e interventi vari.
In sede di Dolomiti Energia si lavora per analizzare il quadro e per valutare l'apertura all'azionariato ma non è ancora stata presa una decisione formale. Anche nell'ultimo incontro con i sindacati, il Consiglio di amministrazione della società ha ribadito che l'eventuale approdo in borsa dovrà tutelare i soci pubblici e il legame con il territorio. I Comuni di Trento e di Rovereto con i sindaci Franco Ianeselli e Giulia Robol (entrambi esponenti del Partito Democratico) dopo un confronto con la società hanno espresso un'apertura.
A livello di Cgil c'è stata una disponibilità a sedersi ai tavoli per approfondire la questione, che è delicata (anche sul fronte formale perché si parla comunque di una SpA con tutte le dinamiche del caso) ma che risponde alla strategia di crescita di Dolomiti Energia, così come di mantenere (e rafforzare) la competitività sul mercato. Non c'è stata una luce verde ma un "parliamone". Così la segreteria generale. Così anche la Filctem.
La categoria era uscita rassicurata sul fronte del bilancio e anche dei chiarimenti sull'ipotesi quotazione. Pur mantenendo una certa cautela e nessun via libera formale, la Filctem si è riservata di valutare ma si è resa disponibile a dialogare sulla partita (Qui articolo). Il "No" secco e deciso è arrivato dall'assemblea generale di Filcams: "Un giudizio negativo, oltre che di forte preoccupazione e avversione, sull’ipotesi di quotazione in borsa di Dolomiti Energia che da qualche mese anima il dibattito pubblico".
Questo disegno "consisterebbe nella vendita di quote azionarie e si tradurrebbe inevitabilmente nel progressivo indebolimento del controllo pubblico e quindi espropriazione di un bene della collettività, rimuovendo il fatto che i cittadini trentini sono i veri soci della società. Proprio per questo non possiamo condividere l’apertura fatta dal segretario generale della Cgil del Trentino che si è detto possibilista se una soluzione di questo tipo si dovesse concretizzare. Non è possibile non comprendere che la progressiva diluizione della quota pubblica in Dolomiti Energia avrebbe come conseguenza il progressivo dissolvimento dell’influenza e della capacità di incidere dal parte del pubblico, ammesso che Provincia e sindaci di Trento e Rovereto vogliano realmente incidere, o al contrario se suggestionati dai mirabili profitti, rinuncino a farlo tradendo così la loro funzione".
Insomma, disconosciuta la linea generale e c'è anzi una promessa di battaglia. La Filcams Cgil del Trentino, infatti, "si impegna a sostenere la propria posizione anche nei confronti della segreteria confederale della Cgil del Trentino e della Assemblea generale della Cgil del Trentino, esortando tutte le compagne e tutti i compagni a esprimere un giudizio di netta contrarietà a questo disegno dissennato" (Qui articolo).
Inevitabile la replica e dure le puntualizzazioni dei vertici del sindacato di via Muredei, chiamati esplicitamente in causa e attaccati dal "fuoco amico".
"In merito al documento approvato dall’assemblea generale della Filcams Cgil del Trentino sulla quotazione in borsa di Dolomiti Energia si precisa che ogni struttura interna ha piena autonomia nella determinazione delle politiche sindacali", commenta Grosselli. "Spiace comunque che la Filcams, su un tema così generale, non abbia sentito la necessità di avviare un confronto aperto prima di arrivare alle sue conclusioni definitive, magari coinvolgendo la categoria che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori del settore dell’energia e delle reti".
Un documento della Filcams che rischia di banalizzare un affare estremamente complesso ma anche di essere superficiale per come è stato trattato e affrontato per arrivare alle sue conclusioni così nette.
"Le premesse su cui si fonda il documento in oggetto appaiono discutibili", evidenzia il segretario generale della Cgil del Trentino. "Infatti lo sfruttamento ai fini idroelettrici dei bacini artificiali e naturali è un’attività di tipo eminentemente economico perché la produzione elettrica e la sua distribuzione sono soggette alle normative di mercato".
La discussione su temi "tanto importanti per lo sviluppo dell’Autonomia e quindi per le lavoratrici e i lavoratori trentini non possono prescindere da una discussione articolata e informata in cui tutte le posizioni siano approfondite per arrivare a una proposta che dia concretamente efficacia a un modello di bilanciamento tra le ragioni della produzione dell’energia da fonti rinnovabili e quelle della tutela pubblica delle risorse ambientali, insieme a quelle altrettanto importanti della crescita di opportunità occupazionali di qualità in Trentino", conclude Grosselli.












