Occhialeria, è allarme per le piccole imprese artigiane: si temono la concorrenza cinese e l’arrivo dell’IA. “La politica è latitante su Belluno, ma non siamo periferia”
Cgil, Cisl e Uil hanno presentato uno studio appositamente commissionato per delineare il quadro dell’occhialeria bellunese oggi. Due le sfide principali: la Cina, diventata primo produttore mondiale e con forte espansione anche nel lusso (il cui cuore per ora rimane Belluno) e gli occhiali smart, prodotti solo all’estero. Secondo i sindacati, una politica territoriale a lungo termine è urgente, soprattutto per tutelare le piccole imprese

BELLUNO. “Quando c’è una richiesta di oltre 2 milioni di ore di cassa integrazione vuol dire che le aziende, per timore verso il presente e il futuro, la prima cosa che fanno è assicurarsi l'ammortizzatore sociale e poi capire se usarlo. Ma nel frattempo i lavoratori se ne vanno: dobbiamo quindi rinnovare il patto territoriale per l’occhialeria per capire come vediamo la provincia nei prossimi anni. La politica è latitante su Belluno, forse considerata periferia, ma con oltre 5 miliardi di euro di export non può più essere vista come tale".
La situazione non è allarmistica, assicurano, eppure il quadro delineato dai sindacati per il settore presenta sfide che non possono essere ignorate, a partire dalla concorrenza della Cina e l’avanzamento dell’IA.
A presentare i dati raccolti sono Filctem Cgil Belluno, Femca Cisl Belluno Treviso e Uiltec Veneto: l’obiettivo è avere un quadro aggiornato da portare al tavolo auspicato con la politica.
Partiamo dal passato. Tra il 2014 e il 2024, le prospettive per il settore erano di forte crescita, il che ha permesso al territorio di preservare le sue micro attività. “Nel 2019 - nota Romano - agli Stati generali di Longarone uno dei manager sintetizzò la situazione con una frase indicativa dei problemi di oggi. Disse che ‘la Cina non sostituirà mai il Cadore’ nella produzione di occhiali: c’era cioè una sorta di orgoglio che fissava il successo come immagine che sarebbe durata per sempre”.
Così non è stato. Da un lato, da 2.144 aziende in Veneto nel 2019, di cui oltre 300 in provincia, si è passati a 1.981 di cui 294 a Belluno. Tutto ciò però in un mercato tuttora in espansione: nel lusso il giro d'affari è infatti di 31 miliardi di dollari (in previsione di salire a 58/61 nel 2035), mentre il neonato fronte degli occhiali smart ha già visto nel 2025 circa 8 milioni di pezzi prodotti.
Dall'altro, in questo scenario la Cina è diventata il primo produttore mondiale con passi da gigante anche per qualità: “La sicurezza che non avrebbe raggiunto il livello del Cadore - constata il ricercatore Luca Romano - non è più tra le ipotesi impossibili”.
I beni di lusso cinesi valgono infatti 70 miliardi di dollari e il Paese è anche leader negli occhiali con IA: gli stessi consumatori cinesi comprano cinese e i brand europei e americani si trovano senza uno sbocco del mercato del lusso. Se a ciò si aggiungono costi di produzione concorrenziali, si arriva a quella che viene definita “una tenaglia”: le imprese perdono un’importante fetta di mercato e, al contempo, devono fare i conti con un concorrente insidioso.
La denuncia è che, nel silenzio generale, a rischiare siano le piccole imprese contoterziste (l’appello). Nonostante Belluno rimanga il cuore di produzione del lusso grazie all’artigianalità delle competenze locali, il mercato richiede un’organizzazione del lavoro sempre più industriale: iniziative come il Time 4 You di Luxottica (Qui articolo) non sono pensate, secondo l’analista, come welfare, ma come meri progetti per aumentare la produttività.
Inoltre i brand si stanno riorganizzando con strategie che penalizzano la filiera corta, come acquisizioni, internalizzazione di attività prima esternalizzate e delocalizzazione di alcune produzioni in Asia a causa dell’aumento dei costi.
Un problema potrebbero essere poi gli smart glasses, ora realizzati all’estero. “È un prodotto con potenziale immenso - rileva Romano - e dobbiamo chiederci se il Bellunese può puntare a un primato. Non lo sappiamo, ma intanto cerchiamo di accelerare gli investimenti annunciati in Agordo, sperando non restino solo intenzioni”.
Bisogna poi riportare l’attenzione dai grandi gruppi alle piccole realtà. Nel 2025 Belluno ha perso 380 posti di lavoro, più 1.079 ore di cassa integrazione autorizzate. In più, la ripresa del primo trimestre 2026 (+140 posti) potrebbe essere legata al rientro di alcune attività prima esternalizzate dalle grandi imprese, quindi non toccherebbe la filiera. Non a caso negli ultimi dieci anni a calare sono state le aziende artigiane (-21%) e le imprese produttrici di occhiali sono passate da 130 a 94 unità.
La conclusione non può che chiamare in causa la politica. “Non possiamo pensare - è di nuovo l’esortazione - che tale condizione non sia affrontata a tutti i livelli di governo. Dobbiamo guardare avanti: quello che andava bene prima, il piccolo è bello e le gestioni familiari, oggi rischia di essere superato dai fatti. Se istituzioni e politica sono dunque finora rimaste comodamente sedute senza fare un lavoro di squadra, oggi una politica industriale di breve, medio e lungo termine è urgente. Perché la singola impresa agisce a suo vantaggio, ma nel frattempo i giovani e le professionalità continuano ad andarsene”.


















