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Belluno
16 luglio | 20:32

Camera di commercio, Mario Pozza lascia dopo 10 anni: “Belluno deve essere riconoscente a Treviso, abbiamo rilanciato il territorio”

Si chiude dopo dieci anni il mandato di Mario Pozza da primo presidente della Camera di commercio Belluno-Treviso. Nel bilancio finale, c’è soddisfazione per quanto fatto sul territorio bellunese, in particolare visto l’aumento degli investimenti. Sul futuro esprime invece preoccupazione per il settore energetico (dove non esclude che si debba riflettere sul progetto del Vajont) ed esorta attenzione verso la qualità dei prodotti per competere con la Cina

BELLUNO. Finisce il mandato di Mario Pozza da primo presidente alla guida della Camera di commercio Belluno-Treviso, nata dalla fusione del 2016. Dieci anni che definisce intensi, con alcune scommesse vinte e altre ancora in itinere: ma della provincia bellunese, nel suo bilancio finale, rivendica soprattutto il rilancio.

 

“La Camera di commercio - afferma - aveva delle difficoltà, si è fusa con Treviso in maniera volontaria già prima della riforma. Le risorse che immetteva nell’economia locale erano pari a poco più di 50 mila euro, adesso sono tante di più e questo va a favore di un tessuto importante fatto di comparti come l’occhialeria, il freddo, la meccanica e la plastica”. Nel 2025, ad esempio, Belluno ha beneficiato di 1.61 milioni di euro di interventi economici su 4.77 milioni totali: una quota ritenuta di favore, perché - fa sapere l’ente - “pari a circa 2,45 volte quella dei proventi versati (il tributo delle imprese), evidenziando una distribuzione delle risorse promozionali proporzionalmente più favorevole al territorio bellunese”.

 

Oltre a ciò, Pozza ricorda la sistemazione della sede per 1 milione di euro, le nuove aule multimediali per l’Its Dolomiti Tourism, uno spazio per gli utenti e il rifacimento della sala convegni. “L’investimento è stato dunque materiale e immateriale - aggiunge - perché a Belluno abbiamo portato attività che si facevano nei nostri uffici, abbiamo allargato l’osservatorio economico con analisi ad esempio sulla filiera del legno e lo spopolamento della montagna, ma anche fatto interventi a sostegno della Fiera di Longarone, della Dmo, dell’Estate tizianesca o del Palio di Feltre. Credo quindi che i bellunesi possano rimanere contenti”.

 

“Sono fiero di quanto fatto - prosegue - soprattutto per quelli che hanno creduto nell'integrazione, della quale qualcuno si era dispiaciuto. I numeri però parlano chiaro e, verso Treviso, Belluno deve avere un atto di riconoscenza, perché il criterio seguito è di considerarci un unico territorio”.

 

Pozza resta ora alla guida di Assocamerestero per il prossimo triennio. E proprio sulla competitività internazionale punta nell’augurio al successore (probabilmente il bellunese Francesco De Bettin) e alle imprese stesse. "Come territorio - ribadisce - esportiamo molto, perciò invito gli imprenditori a personalizzare i prodotti e dare loro un valore aggiunto, perché saranno tempi molto difficili. La situazione non è chiara, ma anche la Cina, esplosa come il maggiore competitor, sta lavorando sul prodotto di qualità”. Un tema non nuovo, con gli stessi sindacati che proprio su Cina e IA hanno recentemente esortato le istituzioni a intervenire a tutela dell’occhialeria (qui).

 

Qualche timore emerge infine per il settore energetico, che sta stringendo le aziende in una morsa sempre più stretta. “Quelli che sono venduti come pannelli agrivoltaici - commenta Pozza - non sono tali, perché sotto non si può pensare di poter coltivare qualcosa. Tuttavia mi preoccupano molto perché colpiscono la bellezza del nostro territorio, che va invece preservata anche a livello turistico”.

 

Non si esclude allora, per agevolare l’autonomia energetica, anche una riflessione sul progetto del Vajont. Se recentemente l’assessore Dario Bond si è espresso nettamente contro la realizzazione di una centralina (qui le dichiarazioni), Pozza non sembra escludere l’ipotesi. “Si tratta di un tema molto difficile da affrontare - conclude - ma, se le cose fatte in un certo senso, bisogna parlarne. Dobbiamo fare di necessità virtù, tenendo conto di non offendere la memoria e del dover dare da mangiare a famiglie e imprese, perché oggi paghiamo l’energia più di tutta Europa. Si può quindi fare un ragionamento con criterio, considerando tutte le criticità e le sensibilità in gioco”.

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