"Redditi, in alcuni comuni della Val di Non livelli di benessere materiale ben superiori a quanto dichiarato", il monito dei sindacati: "Una contraddizione che stride"
Cgil, Cisl e Uil: "I trentini sono diventati un po’ più ricchi nel 2024 ma oggi siamo di fronte ad un nuovo rialzo dei prezzi che rischia di vanificare il parziale recupero del potere d'acquisto per lavoratori e pensionati". E i sindacati segnalano una contraddizione che, dicono, stride con i dati complessivi: "Alcuni comuni della Val di Non figurano tra quelli con i redditi imponibili più bassi della provincia, risultando quindi tra i meno tassati. Questa discrasia non può essere ignorata"

TRENTO. Un'analisi sui dati dei redditi in Trentino, un appello alla giunta provinciale e un monito sulla situazione in alcuni comuni della Val di Non.
Questo e altro nel commento dei segretari provinciali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher che mettono in evidenza che nel 2024, per la prima volta, "c’è stato un aumento dei redditi reali da lavoro, come peraltro dimostra l’aumento del reddito complessivo dichiarato al fisco – fanno notare i tre segretari -. Ma dal 2021 i prezzi sono complessivamente cresciuti a ritmo più veloce, quindi il gap tra redditi e costo della vita si è ridotto solo parzialmente”.
"I trentini - proseguono - sono diventati un po’ più ricchi nel 2024 ma oggi siamo di fronte ad un nuovo rialzo dei prezzi che rischia di vanificare il parziale recupero del potere d'acquisto per lavoratori e pensionati. I dati dei 730/2025, infatti, confermano quanto già emerso dall’analisi delle retribuzioni Inps. Potremmo in sintesi dire che c’è stato un piccolo balzo in avanti, ma non ancora sufficiente".
Le tre sigle guardano con attenzione anche al posizionamento del Trentino rispetto alle altre regioni del Nord Italia. “Anche in questo caso abbiamo una conferma. Siamo ormai consapevoli che gli stipendi dei lavoratori dipendenti in provincia sono sotto la media del nord Italia, di conseguenza lo sono anche i redditi dichiarati al fisco. E su questo bisognerebbe agire sia sul piano della dinamica salariale sia delle misure di sostegno al reddito perché sul nostro territorio il costo della vita resta tra i più alti a livello nazionale”.
Infine il tema fiscale: sono lavoratori dipendenti e pensionati che pagano quasi il 94% dell’Irpef. “E’ di questo che bisognerebbe prendere finalmente atto sul piano fiscale con riforme eque che non agevolino i furbetti, ma che rispettino il dettato costituzionale di una tassazione equa e progressiva”, proseguono i tre segretari.
Su questo tema, Grosselli, Bezzi e Largher non mancano di segnalare una contraddizione che stride con i dati complessivi: alcuni comuni della Val di Non figurano tra quelli con i redditi imponibili più bassi della provincia, risultando quindi tra i meno tassati. Una posizione in fondo alla graduatoria che - si legge nel comunicato -, tuttavia non trova riscontro nel tenore di vita effettivo di una parte di quelle comunità, spesso caratterizzato da livelli di benessere materiale ben superiori a quanto dichiarato.
“Questa discrasia non può essere ignorata. Non si tratta di generalizzare, ma di aprire una discussione seria e trasparente su come il sistema fiscale locale riesca — o non riesca — a fotografare la reale capacità contributiva di tutti i cittadini, compresi coloro che beneficiano di ampi sostegni pubblici statali e provinciali”.
Infine i tre segretari pongono l’attenzione sugli scenari che si profilano all’orizzonte a causa della crisi in Iran e dell’aumento del costo dei combustibili. “La crisi in Medioriente si scaricherà ancora una volta sulle tasche delle famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati. Per questa ragione ci aspettiamo che la Giunta provinciale, in vista della definizione dell’assestamento di bilancio, programmi delle misure straordinarie per sostenere le famiglie e norme fiscali che favoriscano una politica dei redditi per favorire la crescita del loro potere d'acquisto grazie a maggiori sostegni alla contrattazione decentrata, a misure concrete per il reddito dei pensionati e a trasferimenti diretti al ceto medio trentino”.












