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Trento
21 aprile | 20:53

Quale futuro per il settore lattiero-caseario? La domanda c'è ma i costi salgono e il prezzo scende. "Ma la cooperazione può e deve esprimere il potenziale"

Tante le sfide da affrontare per il settore lattiero-caseario del Trentino che si è riuniti per un punto della situazione. Il presidente di Trentingrana Concast, Stefano Albasini: "Oggi possiamo infatti contare su un percorso produttivo più efficiente e sostenibile a vantaggio di tutta la filiera". Il direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano, Stefano Berni: "Crediamo nella valorizzazione del Trentingrana come eccellenza"

TRENTO. C'è la domanda e ci sono margini per restare dinamici sul mercato ma non mancano le preoccupazioni nel settore lattiero-caseario del Trentino. Un aumento dei costo lungo tutta la filiera, una crescita della produzione di latte a livello globale, il crollo del prezzo del latte spot e ricavi in calo le preoccupazioni più stringenti.

 

"Il progetto di valorizzazione del Trentingrana, avviato alcuni anni fa con un importante piano di investimenti finanziato anche grazie a fondi del Pnrr, mostra i primi interessanti risultati", dice Stefano Albasini, presidente di Trentingrana Concast. "Oggi possiamo infatti contare su un percorso produttivo più efficiente e sostenibile a vantaggio di tutta la filiera. E questo ci offre l’opportunità per riflettere serenamente sulle prospettive future".

 

L’evento, dal titolo "Insieme, il futuro prende forma. Disegnare il domani in un mondo che cambia" a PalaRotari, è stata l’occasione per riflettere, insieme a esperti del settore, sull’attuale contesto, nazionale e internazionale, e sulle possibili strategie di sviluppo del comparto.

 

Il padrone di casa Luca Rigotti, presidente del Gruppo Mezzacorona, nel dare il benvenuto ai circa 400 ospiti, ha espresso la convinzione “che in questi momenti particolarmente complessi la cooperazione possa e deve esprimere tutto il suo potenziale, dimostrando il proprio dinamismo e offrendo una visione chiara di futuro”.

 

La situazione è particolarmente complessa e c'è preoccupazione nelle stalle, in primis per il rischio di chiudere e abbandonare il territorio a causa dell'impossibilità di raggiungere un equilibrio costi-produzione. Un contesto nel quale la montagna soffre le scelte della pianura. 

 

Dopo il boom produttivo del 2025 trainato in particolare dalle stalle di fondovalle e di pianura, infatti, il sistema è entrato in difficoltà. Il latte spot è crollato (Qui articolo) e il prezzo alla stalla è precipitatooggi agli allevatori viene chiesto di ridurre la produzione, perfino di anticipare il fine carriera delle bovine.

 

A presentare lo scenario globale che caratterizza la produzione lattiero-casearia, la relazione di Mirco De Vincenzi e Alberto Lancellotti, senior analyst – dairy di Clal, che ha approfondito, in particolare, l’andamento dei costi di produzione e presentato un confronto della remunerazione dei formaggi con quella del latte nella storia.

 

"Le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare il conflitto in Medio Oriente, incidono significativamente sui mercati degli input energetici e agricoli. Questo determina un aumento dei costi lungo tutta la filiera agroalimentare", spiega Lancellotti. "Nel settore lattiero-caseario si osserva un aumento della produzione di latte a livello globale, europeo e nazionale".

 

La domanda, tuttavia, "si mantiene solida, come evidenziato dai dati export dell'anno scorso", aggiunge Lancellotti. "In risposta alla maggiore offerta, i prezzi delle principali commodity lattiero-casearie europee hanno mostrato una moderazione dopo i picchi registratiI ricavi complessivi risultano in calo rispetto ai massimi del 2025, con attese di una lieve flessione anche per il prezzo del latte alla stalla. In Italia l’aumento della produzione ha trovato sbocco soprattutto nei formaggi Dop, che assorbono circa il 46% del latte nazionale, garantendo una valorizzazione superiore alla media europea. La maggiore disponibilità ha portato a un ridimensionamento dei prezzi del Grana Padano, pur mantenendosi su livelli elevati. Permangono criticità nel mercato del latte spot, che fatica a coprire i principali costi di produzione. Un segnale positivo emerge infine dall’andamento stagionale delle consegne, che potrebbe indicare un rallentamento dell’offerta nella seconda parte dell’anno”.

 

Dinamiche che impattano in maniera significativa sulla produzione di grana e, più in generale, sul lavoro di allevatori e caseifici, come ha evidenziato Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano, che ha presentato le dinamiche che caratterizzano il settore di produzione del Grana Padano e le strategie produttive messe in atto dal consorzio di tutela.

 

“Nel 2025 – spiega Berni – i consumi di grana padano sono cresciuti del 2,6%. In particolare, i consumi sono aumentati del 2,2% in Italia, circa 56mila forme, e il 3% all’estero, circa 80 mila forme. Recentemente abbiamo sviluppato alcune iniziative insieme a Trentingrana, perché siamo convinti che promuovere l’alta qualità della produzione trentina, riconoscendolo come prodotto di eccellenza, possa essere un investimento a vantaggio di tutta la nostra produzione”.

 

Le scelte compiute, a livello provinciale, da Trentingrana sono state illustrate da Simone Bonapace, responsabile commerciale e marketing di Concast, e da Franco Paoli, affiancatore di Trentingrana Concast, che hanno spiegato le scelte commerciali del consorzio, con un focus sulla decisione di investire nel reparto per la grattugia del formaggio e nella valorizzazione delle rimanenze della lavorazione e sul valore aggiunto che un sistema come quello cooperativo può garantire a tutta la base sociale, costituita da 13 caseifici che rappresentano oltre 600 allevatori.

 

Il quadro è stato completato da Marco Ramelli, direttore generale di Concast, che ha esposto i dati di bilancio 2025 del consorzio e le previsioni per il 2026, anticipando i principali progetti che vedranno il consorzio impegnato in futuro.

 

La dimensione europea ha trovato spazio nelle parole dell’europarlamentare Herbert Dorfmann, che in un videomessaggio da Bruxelles ha presentato le prospettive per il settore agricolo e l’evoluzione della Pac. “Il 2026 sarà un anno essenziale per la politica agricola europea perché verranno definite le risorse per il settore agricolo e gli ambiti di intervento fino al 2035. Quello che stiamo chiedendo al Parlamento è un finanziamento in linea con quello degli anni passati e il riconoscimento del ruolo decisionale degli enti locali, come le Provincie autonome di Trento e Bolzano”.

 

L’impatto che la politica agricola europea ha sulle aziende locali è stato evidenziato anche da Giulia Zanotelli, assessora provinciale all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali. “Al netto del quadro geopolitico internazionale molto fluido, una delle più grandi sfide che abbiamo davanti è rappresentata dalla Pac. Abbiamo già gettato le basi per proseguire lungo un percorso a sostegno delle nostre aziende agricole tutelando e valorizzando l’agricoltura di montagna. Se ognuno di noi collabora e collaborerà con convinzione per il raggiungimento di quell’obiettivo comune che è lo sviluppo del nostro territorio, il futuro potrà prendere veramente forma".

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