Crolla il prezzo del latte, "Una dinamica anomala e che preoccupa in prospettiva". Coldiretti: "Abituati alle oscillazioni ma in questo caso c'è stata una caduta libera"
Dopo un lungo periodo di prezzi alti con la fine dell'estate c'è stato un crollo. Una situazione che crea qualche fibrillazione nel settore. Il punto con Latte Trento e Coldiretti del Trentino

TRENTO. E' un momento complesso per la zootecnia e per il settore agricolo più in generale. E' difficile trovare vitelli, una dinamica che non sembra toccare troppo, se non in forma marginale il Trentino, e c'è un perdurare del crollo del prezzo del latte. Una differenza del 33% che riporta il listino indietro di quasi quattro anni.
"E' una situazione molto strana, c'è stato un calo notevole e non si capiscono bene le ragioni di questa dinamica", le parole a il Dolomiti di Sergio Paoli, direttore di Latte Trento. "Inizialmente c'è stata la discesa della parte grassa e poi anche di latte spot. Questa a parità di numero di vacche e con la disponibilità di prodotto che è diminuita".
L'anno scorso un quintale di latte spot, cioè fuori contratto, veniva pagato più di 68 euro, oggi si è scesi a 46 euro. Una situazione simile in Germania e in Francia, anzi le importazioni costano meno rispetto alla media nazionale. Anche questa è un po' un'anomalia perché dovrebbe avere quotazioni in rialzo o almeno in linea con il mercato.
"Non è una dinamica normale", prosegue Paoli. "Per questo 2025 non ci dovrebbero essere ripercussioni, anzi le prospettive sono buone per quantità e qualità. Le preoccupazioni e le riflessioni riguardano il prossimo anno".
Negli anni scorsi, con i prezzi alti, la produzione è stata molto forte e le consegne di latte sono andate via via in aumento. A trainare la corsa Lombardia (+3,4%), Veneto (+4,2%), Emilia Romagna (+3,8%). I pochissimi casi di rallentamento - per esempio Abruzzo e Lazio - non hanno inciso e si è registrato un +2,6% a livello di sistema Italia, reduce da un'estate molto positiva.
Stabile la produzione in Europa con una scelta di spostare la disponibilità di latte in altri segmenti a scapito di quello in polvere intero e condensato. In alcuni casi, la maggior remuneratività potrebbe aver portato in alcuni casi gli allevatori a ritardare le macellazioni (-12% in agosto) e la presenza di più vacche potrebbe essere alla base di un improvviso calo dei prezzi. Un trend che poi si estende ora anche formaggi.
"Nell’ultimo anno i prezzi sono stati positivi, anche sul mercato, e questo ha consentito di valorizzare l’intera filiera", commenta Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige. "Il latte alimentare è sempre stato soggetto a oscillazioni importanti legate alla produzione, ma in questo caso abbiamo assistito a una vera e propria caduta libera dopo l’estate. E' evidente che seguiamo con attenzione e una certa preoccupazione questa dinamica, perché il comparto lattiero-caseario rappresenta un pilastro dell’agricoltura trentina".
Più stabile, almeno per ora, il quadro dei formaggi. "In particolare le produzioni a lunga stagionatura garantiscono una maggiore tenuta rispetto ai contraccolpi del mercato", sottolinea Barbacovi. "La scelta di investire in questa direzione si è dimostrata lungimirante, ma è chiaro che oscillazioni dei prezzi, l'incremento dei costi in generale e altri fattori possono ripercuotersi anche su questo segmento. La guardia deve rimanere alta, perché la zootecnia non è solo produzione: parliamo di presidio del territorio, tutela della biodiversità, salvaguardia delle nostre comunità di montagna. E' un patrimonio che va sostenuto e difeso con convinzione".
Tra le preoccupazioni principali, anche il tema del ricambio generazionale. Diversi Paesi europei registrano chiusure di aziende, come accade in Francia, perché i giovani faticano a raccogliere il testimone (Qui articolo). "Il Trentino, al momento, tiene e dimostra interesse verso questo settore, ma temiamo che una crisi simile possa arrivare anche qui", spiega il presidente. "In agricoltura il mantenimento delle imprese è strategico: significa dare continuità a una storia che ci identifica e che valorizza i nostri territori. Per questo servono investimenti mirati e una visione di lungo periodo".
Per affrontare queste sfide è stato attivato un tavolo dedicato alla zootecnia. "È un passo avanti importante per individuare soluzioni concrete. Innovazione e tecnologia possono alleggerire il carico di lavoro, mentre sul fronte burocratico serve una semplificazione reale. E' in corso un’analisi approfondita che va oltre i numeri, per costruire una strategia duratura a sostegno di un comparto che incide in modo significativo sul Pil trentino".
Scenario ulteriormente complicato dalle tensioni internazionali, come l’introduzione dei dazi negli Stati Uniti. "Per il Trentino è stato colpito soprattutto il settore vitivinicolo, mentre a livello nazionale risentono fortemente della misura anche i formaggi. Parliamo, nella nostra provincia, di 10 mila ettari coltivati e di una struttura cooperativa e produttiva che rappresenta un presidio economico e sociale da salvaguardare. Una tassa del 23%, di fatto, rischia di rallentare le esportazioni e si innesta in un contesto già segnato dal calo dei consumi. Tutti elementi che mettono a dura prova il comparto".
Da qui anche l’idea di una campagna di sensibilizzazione per un consumo consapevole delle bevande alcoliche. "Una bottiglia è il risultato finale del lavoro di un’intera filiera che parte dai campi", conclude Barbacovi. "Dietro ogni prodotto agricolo c’è molto di più: c’è il lavoro delle nostre aziende, la qualità del territorio e il valore delle comunità che lo custodiscono".













