Mancano i vitelli dopo lo stop dalla Francia, gli allevatori trentini: "Spaventa la loro crisi di ricambio generazionale. Serve un'alleanza alpina per affrontare le difficoltà"
In Trentino non c'è il ricorso all'importazione dei vitelli dall'estero ma non mancano le preoccupazione per la zootecnia, un settore in difficoltà. Il presidente della Federazione provinciale allevatori, Giacomo Broch: "Si deve guardare a un'alleanza alpina per affrontare le tante difficoltà in comune"

TRENTO. "In Trentino la gestione del mercato è interna e la filiera è molto corta. L'importazione è ridotta e c'è qualche caso di esportazione extra-provinciale. Tuttavia in questo contesto c'è una preoccupazione legata ai prezzi". Queste le parole a il Dolomiti di Giacomo Broch, il presidente della Federazione provinciale degli allevatori commenta la carenza di vitelli, una situazione che potrebbe peggiorare a causa della chiusura transfrontaliera della Francia. "La situazione in generale è davvero complessa e diventa sempre più urgente affrontare le difficoltà a livello alpino".
La filiera della carne bovina in Italia vale per 13 miliardi, la richiesta è in crescita ma c'è un problema di approvvigionamento dei vitelli, che si attesta al 37% del totale. Una criticità acuita dalla chiusura per motivi sanitari del mercato francese.
"La Francia è un grande produttore e questa chiusura chiaramente incide sull'approvvigionamento in Italia", commenta Broch. "Questa dinamica tocca però in forma marginale il Trentino perché in larghissima parte sopperiamo internamente alla fornitura. Il business è quello di valorizzare il prodotto del territorio, il mercato è relativamente piccolo e la filiera è quindi corta".
Se il tema dell'importazione non si ripercuote a livello provinciale, le preoccupazioni riguardano i costi e la reazione del mercato. "I costi per la zootecnia non sono banali. Poi i prezzi sono in aumento per l'acquisto di un vitello di 15/20 e questo poi si riverbera sui listini al bancone", prosegue Broch. "A questo si aggiunge che comunque c'è concorrenza. Una situazione che si inserisce in un potere d'acquisto delle famiglie che si erode: c'è la forza di comprare un certo tipo di prodotto? La qualità può compensare spese maggiori?".
E la chiusura della frontiera francese apre a un'altra riflessione. "Molte aziende nell'entroterra hanno chiuso perché è saltato il ricambio generazionale", evidenzia Broch. "Questo è un campanello d'allarme importante perché il problema è comune".
Nel corso del convegno dedicato a Silvano Rauzi, presidente della cooperativa dal 1980 al 2015, il presidente degli allevatori ha parlato di un'alleanza alpina. "Dobbiamo rimettere al centro dell’attenzione della nostra comunità il ruolo del settore zootecnico inteso come presidio umano e socio economico della montagna trentina e soprattutto della sua Autonomia speciale. E significa anche costruire una grande alleanza a partire dall’Euregio per organizzare una vera e propria strategia di sviluppo delle terre alte europee” (Qui articolo).
Rilanciare la zootecnia e le politiche per la montagna, anche per contrastare lo spopolamento delle terre alte. "Ci sono difficoltà comuni che devono essere affrontate insieme, il settore lattiero-caseario anche è in sofferenza e se chiudono le stelle si rischia di perdere competitività con tutti i problemi produttivi del caso. Oggi si resiste ma servono interventi per avere un futuro domani", conclude Broch.












