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| 03 giugno | 12:44

Malghe e alpeggi, 2,5 milioni di euro per sostenere l'agricoltura di montagna e contro lo spopolamento: "Risposta alla necessità di non lasciare soli gli agricoltori montani"

I fondi saranno assegnati con un nuovo bando e sono destinati alla costruzione, al recupero e all'ammodernamento delle strutture. La Regione: "“L'agricoltura di montagna è molto più di un'attività economica è tutela del paesaggio e presidio del territorio altrimenti a rischio abbandono". Ecco i dettagli

BRESCIA. Malghe, alpeggi e allevamenti di montagna non sono soltanto attività produttive: rappresentano un presidio contro lo spopolamento e l'abbandono delle terre alte. Per sostenere questo patrimonio e favorirne la modernizzazione, Regione Lombardia ha deciso di mettere sul piatto 2,5 milioni di euro destinati alla costruzione, al recupero e all'ammodernamento delle strutture zootecniche presenti nei territori montani. Le risorse saranno assegnate attraverso un nuovo bando rivolto agli enti pubblici proprietari di immobili e terreni a uso agricolo e zootecnico.

 

“L'agricoltura di montagna è molto più di un'attività economica – dichiara l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi – è tutela del paesaggio e presidio del territorio altrimenti a rischio abbandono. Con questo bando investiamo concretamente nelle malghe e negli alpeggi, riconoscendo il valore strategico di chi sceglie di restare e lavorare in montagna. Vogliamo che queste strutture siano sempre più moderne e competitive, perché il futuro dell'agricoltura lombarda passa anche, e soprattutto, dalla montagna”.

 

Nello specifico il bando, le cui domande sono presentabili dalle 10 del 7 luglio, nella sua edizione 2026 si rivolge agli enti pubblici proprietari di strutture a uso zootecnico nei comuni montani.

 

La misura, viene specificato, si applica nelle aree montane del territorio lombardo e mira a potenziare e sviluppare le aziende agricole zootecniche che lì hanno sede. Gli obiettivi? Il miglioramento della produttività degli impianti, lo sviluppo delle filiere legate alla produzione primaria - trasformazione, conservazione, commercializzazione e vendita diretta -  e l'efficientamento energetico delle strutture. Ma anche la digitalizzazione, il recupero del patrimonio edilizio storico montano (maggenghi, alpi e malghe) e la valorizzazione della multifunzionalità.

 

Ma chi può presentare domanda? I soggetti pubblici proprietari di terreni agricoli e fabbricati a uso zootecnico situati in Comuni montani: Province, Comuni, Comunità montane, Università, Parchi nazionali ed enti gestori di aree naturali protette ed enti sanitari pubblici.

 

Come detto, sul piatto ci sono 2,5 milioni di euro ripartiti in 1 milione di euro per il 2027 e 1 milione e 500 mila euro per il 2028. Il contributo, erogato a fondo perduto, copre fino al 90% della spesa ammessa per i Comuni con popolazione fino a 5 mila abitanti, per gli enti gestori di aree protette e siti Natura 2000 e per le Comunità montane e fino al 50% per gli altri soggetti beneficiari.

 

Venendo ai progetti finanziabili, questi devono avere un valore minimo di investimento di 50 mila euro e massimo di 400 mila, di cui almeno 30 mila euro destinati alla produzione primaria.

 

Infine gli interventi ammissibili. Questi spaziano dalla nuova costruzione o ristrutturazione di edifici rurali e stalle, agli interventi di efficientamento energetico, fino all'installazione di impianti per energie rinnovabili (fotovoltaico, idroelettrico, biomasse), alla realizzazione di reti idriche, al potenziamento della connettività digitale in alpe e malga, e al recupero di fabbricati storici da valorizzare a fini culturali o di pubblica utilità.

 

“Questo bando - conclude l’assessore Beduschi - è una risposta concreta alla necessità di non lasciare soli i nostri agricoltori montani nella sfida della modernizzazione. Un Comune piccolo, una Comunità montana, un Parco che investe nella propria zootecnia eroica con il sostegno di Regione Lombardia sta promuovendo un modello di sviluppo rurale che è alternativo all'abbandono e alla cementificazione”.

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