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Belluno
23 maggio | 10:09

Artigiani, imprese e giovani talenti: Belluno rilancia verso l’Agenda 2030 con un nuovo patto per il futuro del territorio

A che punto siamo con gli obiettivi dell’Agenda 2030? I punti di forza e debolezza della nostra provincia sono stati presentati un paio di mesi fa dalla Camera di commercio Treviso- Belluno Dolomiti, che ora con AsVeSS ha aperto un confronto con il territorio. Molti gli spunti emersi, in particolare la necessità di puntare su economia della conoscenza e formazione

BELLUNO A che punto siamo con gli obiettivi dell’Agenda 2030? I punti di forza e debolezza della nostra provincia sono stati presentati un paio di mesi fa dalla Camera di commercio Treviso-Belluno Dolomiti (qui l’approfondimento), che ora con AsVeSS ha aperto un confronto con il territorio. “Abbiamo virtuosismi su lavoro dignitoso, riduzione delle disuguaglianze ed economia circolare, mentre la cosa che più mi preoccupa è la difficoltà su industria, innovazione e infrastrutture. Rallentare su quest’area è pericoloso, perché distrarsi significa perdere competitività. Per questo abbiamo cercato di approfondire tematiche concrete: per indagare il contesto in cui ci troviamo e capire il nostro posizionamento rispetto a quanto succede nel mondo” osserva Ivo Nardi, presidente dell'Osservatorio economico sociale di Treviso e Belluno.

 

Riassumiamo brevemente i dati principali per la provincia di Belluno: la situazione è quasi paritaria tra elementi positivi e negativi. Valori migliori rispetto al dato nazionale per lavoro dignitoso, riduzione delle disuguaglianze, produzione e gestione dei rifiuti e consumo di suolo, mentre sono negativi istruzione di qualità, parità di genere, acqua pulita, industria-infrastrutture e città sostenibili. Per gli altri obiettivi, invece, i dati sono in linea con la media nazionale.

 

Numeri che vanno contestualizzati. “Gli indicatori - afferma Mauro Soppelsa, presidente Gal Alto bellunese - vanno rapportati alla specificità della provincia. Ad esempio, il dato positivo sul consumo di suolo ci viene un po’ regalato, vista l’orografia del territorio bellunese rispetto alla pianura, ma è chiaro che non dobbiamo abbassare l’attenzione. Lo stesso per la scolarità, poiché in montagna le famiglie, per mandare i ragazzi alle superiori, spesso distanti decine di chilometri, investono quello che in città non si investe: questo non vuol dire prestare loro minore attenzione perché ragazzi di serie b, ma tenere conto di difficoltà oggettive”.

 

Altro spunto interessante di riflessione è sul fronte della formazione, con istruzione da un lato e innovazione dall’altro che presentano un dato negativo. Quello che emerge è soprattutto una carenza in strutture per l’infanzia e formazione terziaria, ma c’è anche un gap nella conoscenza. Federico Callegari, coordinatore scientifico dell’Osservatorio economico sociale di Treviso e Belluno, parla di “trappola del manifatturiero, che si accoppia a quella del turismo: settori che non sono da escludere, ma che, interpretati in modo storico, sono lontani da altri ad alta intensità di conoscenza che generano valore aggiunto e attrattività”. A Belluno c’è consapevolezza su questo ed è infatti già attivo un progetto (Ecosistema Belluno) volto a creare un polo per lo sviluppo dell’economia della conoscenza.

 

Ma non basta. “È anche necessario - aggiunge Andrea Cerentin, titolare d’azienda e vicepresidente Appia Cna - creare un ponte tra due mondi apparentemente distanti. Le aziende artigiane bellunesi soffrono anche perché la transizione generazionale è spesso difficile, se non assente. Laddove c’è, abbiamo però nuove generazioni con scolarità nettamente alta, non raramente laureati, anche in settori dove in passato era più raro come l’edilizia. Al contempo, c’è il tema della formazione continua, oggi considerata un'opportunità per riqualificare le maestranze. Si deve quindi gettare un ponte per fare in modo che anche le piccole imprese artigiane siano un supporto per elevare la formazione oltre i percorsi scolastici classici: le nostre aziende sono pronte a ospitare profili professionali di livello medio-alto avendo al proprio interno proprio questa potenzialità di avviare percorsi di formazione”.

 

Insomma, per il Bellunese gli spunti sono tanti. Il report, consultabile nel sito di AsVeSS, offre una prima fotografia, nonostante i dati siano ancora pochi, ma di fronte alla gravità della crisi climatica e socio-ambientale servono politiche urgenti e soluzioni all’altezza delle sfide odierne. “Si parla continuamente di sostenibilità - afferma Romano Tiozzo, segretario generale Camera di commercio Treviso-Belluno Dolomiti - ma rischiamo di perdere il filo su cosa significhi. Abbiamo fatto un focus su Treviso e Belluno non solo come indagine conoscitiva, ma anche come investimento per capire progressi e regressi nel tempo. Le decisioni da prendere sono importanti e richiedono risorse: l’obiettivo è offrire a decisori politici, mondo economico e società civile gli elementi necessari per poter decidere e avvicinarsi agli obiettivi che ci prefiggiamo. Oggi più che mai il ruolo attivo della pubblica amministrazione è fondamentale, ma la vera chiave di volta è la creazione di un network coordinato tra soggetti pubblici e privati direttamente coinvolti, perché i passi in avanti vanno fatti insieme”.

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