Obiettivi Agenda 2030, come è messa la Provincia di Belluno? Male la gestione dell'acqua e l'istruzione di qualità. Bene lavoro dignitoso e differenziata
La Camera di Commercio di Treviso-Belluno ha presentato uno studio relativo al raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile nelle due province, per incentivare il confronto tra istituzioni, enti locali e imprese nelle politiche di sostenibilità. Tra i punti di forza l'attrattività in termini di opportunità lavorative, la raccolta differenziata, la riduzione delle disuguaglianze e il basso consumo di suolo; male invece per istruzione di qualità e trasporto pubblico

BELLUNO. Come si posiziona la Provincia di Belluno nel raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite? A rispondere uno studio dell’Osservatorio economico e sociale, dal quale sono emersi i punti di forza e di debolezza del territorio: bene l'attrattività in termini di opportunità lavorative, la raccolta differenziata, la riduzione delle disuguaglianze e il basso consumo di suolo. Male invece l’istruzione di qualità, la gestione dell’acqua e il trasporto pubblico.
Al convegno “I territori di Treviso e Belluno e l’Agenda 2030. A che punto siamo?” della Camera di Commercio Treviso-Belluno Dolomiti è stato infatti presentato giovedì (27 marzo) lo studio “Misurare per conoscere e per promuovere un sistema territoriale sostenibile” dell’Osservatorio economico e sociale, con il contributo di AsVeSS – Associazione veneta per lo sviluppo sostenibile. “Il progetto – commenta Ivo Nardi, presidente dell’Osservatorio - nasce con l’obiettivo di fornire alle province di Treviso e Belluno uno strumento concreto per monitorare e valutare il loro percorso verso la sostenibilità. È fondamentale che questi dati non restino solo numeri, ma diventino stimolo per azioni concrete e misurabili”.
“In particolare, il progetto si concentra su due aspetti della sostenibilità. Il primo riguarda la dimensione economica e del lavoro, con particolare attenzione ai percorsi di istruzione e il contrasto della dispersione scolastica, mentre il secondo è rivolto all'energia, con l'obiettivo di garantire a tutti l'accesso a sistemi energetici economici, affidabili e sostenibili. Abbiamo inoltre riscontrato delle criticità che meritano approfondimento, tra le quali il tema dell'acqua che si conferma come una delle emergenze più urgenti”.
I punti di forza e di debolezza
Quali dunque i risultati? Tenendo 100 come valore di riferimento per la media nazionale negli anni 2021 o 2022, tra i punti di forza c’è anzitutto il lavoro dignitoso (Treviso 120,4 e Belluno 125,1), che incrocia più dati come tasso di occupazione, la presenza di giovani tra i 15 ed i 29 anni che non studiano né lavorano e la retribuzione media. C’è poi l’economia circolare (Treviso 124,3 e Belluno 110,8), relativa alla percentuale di raccolta differenziata e la quantità di rifiuti urbani prodotta pro capite. Sopra la media nazionale anche la riduzione delle disuguaglianze (Treviso 109,8 e Belluno 106,7) e, per Belluno, il basso consumo di suolo (126,9) in ragione delle caratteristiche montuose e una più ridotta popolazione.
Fra i punti di debolezza, invece, spicca l’istruzione di qualità (Treviso 79 e Belluno 90,8), calcolata dalla sintesi tra la partecipazione alla formazione continua, la presenza di biblioteche, la percentuale di laureati e altri titoli terziari e di bambini di 0-2 anni che usufruiscono di servizi per l'infanzia. Male, come detto, anche la gestione dell'acqua a Belluno, che segna un magro 65,4: un valore che dipende soprattutto dalla bassa efficienza della rete distributiva. Carente poi l’obiettivo “città sostenibili” (Treviso 89 e Belluno 93,5), indicatore per il quale a Belluno pesa il dato su posti e chilometri offerti dal trasporto pubblico locale. Anche l’obiettivo industria, innovazione e infrastrutture è sotto la media nazionale (Treviso 91,9 e Belluno 78,5), si veda, ad esempio, il manifatturiero che rimane in flessione.
Infine, il fenomeno dei cosiddetti NEET, i giovani che non studiano né lavorano, in crescita a livello nazionale: ulteriore dato che conferma il crescente disagio giovanile. “I rapporti di posizionamento – sottolinea infatti Giorgio Santini, presidente di AsVeSS – fanno parte del percorso per misurare la distanza dagli obiettivi di sostenibilità e stimolare un maggior impegno da parte delle istituzioni e delle realtà economiche e sociali, perché quanto fatto finora non è sufficiente.
In particolare, l’attenzione è stata rivolta ai NEET, fenomeno negli ultimi anni centrale nel dibattito sulle politiche giovanili e il mercato del lavoro. Lo studio evidenzia come questa condizione non sia semplicemente il risultato di una scelta individuale, ma spesso è il prodotto di un insieme di fattori: da un lato, barriere legate alle trasformazioni del mercato del lavoro, che negli ultimi decenni ha visto una crescente precarizzazione delle opportunità professionali e una richiesta di competenze sempre più specialistiche; dall'altro, il sistema educativo fatica a rispondere in modo efficace alle esigenze di orientamento e accompagnamento, lasciando alcuni giovani privi di strumenti per comprendere le proprie inclinazioni e identificare percorsi coerenti con le proprie aspirazioni e capacità”.












